3.3.14

Scappa! / epilogo

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- Epilogo -



Un taxi si infila nella via, i fari illuminano brevemente le facciate fradice dei palazzi sotto la pioggia. L'auto si muove lenta, come a cercare qualcosa, poi si ferma davanti a un vecchio portone.
"Le... le serve una mano?" chiede il tassista prima ancora di prendere i soldi che la ragazza gli sta porgendo "a scendere intendo... piove a dirotto e..."
"Conosco questa strada molto bene. Specialmente con la pioggia" risponde la sua cliente "tenga il resto e grazie."
Michela fa un grosso sospiro, apre la portiera, fa scivolare prima le gambe fuori dall'auto, poi si puntella con le stampelle e, appoggiandosi allo sportello, si mette in piedi. La schiena le fa male, come sempre da mesi. Il peso eccessivo e i movimenti innaturali che le gambe storpie la costringono a fare le stanno massacrando schiena e bacino.
Non ha ombrello, si fradicia sotto la pioggia mentre zoppica verso il palazzo a prima vista deserto.
Il tassista non ha cuore di andarsene e osserva la scena. La ragazza è grassa, con i capelli corti, senza trucco. I fari la illuminano violentemente e quando si volta verso di lui, il tassista si ritrae. Con i fari alti è sicuro che lei non ha potuto vederlo, ma si vergogna comunque per la reazione involontaria di ribrezzo.
Il portone si apre. Un ragazzo bellissimo si staglia controluce. Le porge una mano, lei la scansa con la stampella. Poi si arrampica a fatica lungo le scale.
Lui si volta in direzione dell'auto. Un brivido irrazionale corre lungo la schiena del tassista che mette in moto in tutta fretta e si allontana.
Il ragazzo resta immobile, osserva le luci rosse del taxi sparire in fondo alla via. Poi sorride, si volta e rientra in casa.
Raggiunge Michela, le si affianca, camminando lentamente le cinge le spalle con un braccio mentre il pesante portone si richiude con un tonfo.
FINE

24.2.14

Scappa! / cap. XXV

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XXV -



"Tu lo sai come andrà a finire?"
"Sì" risponde semplicemente e si siede sul divano.
Sono bastate in paio di porte e un breve corridoio per tornare nella stanza con la TV, i vecchi film e la cucina da cui Michela era scappata una vita fa, o almeno così le sembra.
"Clara, Raoul e quel poveraccio senza busto?"
"Probabilmente ti hanno già dimenticato. La testa purtroppo fa strani scherzi a forza di stare chiusi qua dentro."
"Clara mi avrebbe venduto?" chiede Michela e si avvicina alla finestra. Ha smesso di piovere e la sua macchina è là, le quattro frecce che ancora pulsano.
Mi sono scordata di spegnerle.
L'auto è vicina, un paio di metri di caduta, forse meno. Ma se apro la finestra si accorge subito di tutto...
"Sì, Clara ti avrebbe venduto. Raoul non sono sicuro ma Clara la conosco come se fosse la mia amica del cuore."
Michela lo guarda storto, come a rimproverargli la battuta.
"Lasciami andare."
"Non posso, mi dispiace."
"Ma io non ho niente che ti possa interessare!"
"Oh sì, invece" sorride voglioso "una ragazza tutta sola sotto quell'acquazzone, che esce con uno sconosciuto per non pensare... Quante volte sei scappata in tutta la tua vita? Quanto a lungo hai intenzione di scappare ancora?"
"Sei uno stronzo."
"Proprio come ognuno di voi."
"E una volta che mi avrai rubato il pancreas o quel che è, che farai?"
"Quello che faccio sempre... Voi continuerete a chiamarmi e io vi risponderò."
"Io non ti ho chiamato!"
"Oh sì, l'hai fatto. La vostra paura non mente."
"Non ho paura di te."
"Questo lo so" dice sorridendo "ma puoi dire lo stesso anche di te stessa?"
Michela resta in silenzio. Non riesce a identificare il mostro che ha davanti. È come se lo conoscesse da sempre. Come se fosse una cosa preistorica che si porta dentro da quando i suoi antenati dormivano in una grotta. È la necessità di credere che ci sia qualcosa d'altro oltre se stessa. Un dio, un diavolo, uno spirito... E poi c'è la paura di essere soli. Siamo i nostri vampiri, divoriamo come zombie le nostre carcasse ancora calde.
E inventiamo idoli per fornirci un alibi.
"Con me non ci riuscirai."
"A fare cosa?" chiede lui sospettoso.
"Tutto, l'hai detto te che sono brava a scappare..."
Si alza e la guarda storto.
"Qualunque cosa tu stia pensando, ti avverto. Non funzionerà."
"Forse, o forse a forza di scappare da me stessa sono abbastanza allenata da riuscire a sfuggire anche a te..."
Non fa in tempo a finire la frase che è già in piedi. Michela si gira di scatto e comincia a correre verso la finestra.
”Fermati!" sente ringhiare alle sue spalle.
Corre verso la finestra che sembra allontanarsi, farsi sempre più distante.
Dietro di lei, rumore di zoccoli.
Corri, come quando ti allenavi a pallavolo. Corri, come quando scappavi dall'ospedale dov'era ricoverato papà. Corri, come tutte le volte che non hai mai detto ti amo.
Il fiato le manca quando raggiunge la finestra. Si butta contro l'intelaiatura. Pezzi di vetro le esplodono all'intorno.
Corri come quando hai abbandonato Carlo. Come quando hai pensato di essere incinta e hai pregato di no e hai cercato su internet la legge sull'aborto. Corri come quando tua madre ti chiedeva di mettere a posto la tua stanza.
CORRI, CAZZO, CORRI!
Michela precipita verso la strada sottostante, vetri tra i capelli, le braccia alte sopra il viso a proteggere gli occhi dalle schegge.
Improvvisamente, si sente sfiorare la gamba. Come una carezza timida e privata. Quasi piacevole.
Mi ha toccato!
"Signora?"
Quando colpisce l'asfalto sente rompersi qualcosa nel braccio sinistro.
"Signora, si sente bene?"
Michela si sveglia all'improvviso. È seduta nell'abitacolo della sua automobile. Fuori ha smesso di piovere ma pesanti goccioloni scivolano lungo il parabrezza lasciando come bava di lumaca sul vetro.
"Signora, siamo quelli del servizio stradale. Ci ha chiamato lei, non è vero?"
Michela apre la portiera. L'aria fredda della sera le schiarisce la testa.
"Sì, vi ho chiamato io..."
"Si sente bene? Vuole che chiami un'ambulanza?"
"No, no. Devo solo prendere un po' d'aria..."
Michela prova a scendere dall'auto. Ci mette un po'. Ha le gambe tutte intorpidite. Si deve appoggiare allo sportello per mettersi finalmente in posizione eretta. È malferma sulle gambe. Si volta verso il suo soccorritore e vede che si è allontanato di tre passi, la mano sulla bocca. È sbiancato e sul suo viso c'è dipinto il ribrezzo.
Michela abbassa lo sguardo.
Le sue gambe non ci sono più.
Al loro posto ha dei cilindri di carne tumefatta. Assomigliano alle zampe di qualche animale, con il ginocchio al contrario e uno zoccolo al posto dei piedi.
Michela si aggrappa allo sportello e non riesce a trattenere un conato. Vomita e sente gli schizzi di bile sulla pelle ulcerata delle caviglie.
Alza lo sguardo, si passa una mano sulla bocca. Ha la vista appannata e il cuore che martella.
Le gambe... Ommioddio le mie gambe!
In fondo alla strada vede una mezzaluna blu.
Capisce che è un ombrello quando il ragazzo lo chiude.
È lui.
Accenna un paio di passi di danza tra le pozzanghere. Comincia a cantare a squarciagola Singin' in the Rain.
Si volta.
Le fa un cenno di saluto e sparisce alla vista correndo come un pazzo.

17.2.14

Scappa! / cap. XXIV

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XXIV -



Camminano. Lui ha perso la sua andatura claudicante e i jeans gli nascondono le deformità degli arti inferiori. Michela non lo guarda, tira dritto, anche se effettivamente non ha la più pallida idea di dove stiano andando.
Il suo ospite le ha indicato una porta, distante un paio di rampe di scale dal punto dove si sono incontrati. Michela non l'aveva notata. Sospetta che le porte fossero molte altre. O molte di meno. O che la stanza nera con le pile di mobili coperte dai lenzuoli fosse molto più piccola. Ma ormai non conta più niente.
Hanno imboccato la porta e ora camminano lungo un corridoio che gli permette a malapena di procedere affiancati.
"È un sogno?" chiede Michela "una specie di allucinazione?"
"Cosa?" ribatte lui.
"Tutto questo. La casa. Te..."
"Mi dispiace, ma no. Non è un sogno" risponde il suo ospite.
Michela si gira a osservarlo. Lui le sorride dolcemente e le indica una svolta a destra. La imboccano e subito dopo un arco si ritrovano in un bel salone affrescato. A terra spessi tappeti che attutiscono i loro passi, contro le pareti divani dall'alto schienale decorato e cassettoni pieni di fregi. La casa diventa più ricca, più pomposa. Più finta.
"Dove mi stai portando?"
"Dove vuoi andare?"
Michela ci pensa per un attimo e poi risponde: "Chi sei tu?"
"Ehi, mica è un posto!"
"Rispondi" ribatte Michela e si sorprende della fermezza della sua voce.
Il suo ospite ci pensa un po'.
Te lo strapperei a morsi quel labbro imbronciato...
E improvvisamente Michela realizza. È come una pianta carnivora. O la bioluminescenza o come si chiama la lampadina sulla fronte dei pesci abissali. Serve tutto ad attirare la preda.
O me, in questo caso.
La ragazza fa scivolare lo sguardo sulle spalle larghe, sulla pancia piatta, sul sedere...
È perfetto.
Ma poi distoglie lo sguardo quando il ginocchio si piega in modo innaturale tra le pieghe dei jeans.
"Tutto bene?" chiede lui senza rispondere alla domanda precedente.
"Io lo so cosa sei".
"Ah sì?"
"Sei come un ragno che cattura le prede portandole nella sua ragnatela" dice Michela indicando con un gesto tutta la casa.
"Gli altri non ti hanno raccontato le loro storie?"
Michela fa sì con la testa.
"Ti hanno forse raccontato che li ho trascinati qui con la forza?"
Michela fa di no con la testa.
"Vedi? Niente ragno" dice facendo spallucce.
"Ma allora cosa sei? Il diavolo?"
Scoppia a ridere. Di cuore.
Ma quel cuore non è il tuo...
"No, macché. Non sono mica così affascinante" sorride ma gli occhi restano seri "vedi, io vi accompagno da sempre. Anzi, si può dire che siete voi ad avermi inventato. Tutti voi e tutti quelli da cui discendi.
Ci sono sempre stato e sono sempre stato un ladro. Ecco, questo sì, voi mi avete creato per prendervi gioco di me. Mi avete usato per spaventare i bambini. Quando vi siete messi in piedi e avete cominciato a dipingere animali sulle pareti di una grotta, io ero lì. Ero già tra di voi. Mi avete chiamato in mille modi diversi. A volte anche demonio. E quando lo avete fatto mi avete sempre dato troppo potere.
Perché io sono la vostra ombra. Prospero e cresco nella vostra ignoranza. Esisto solo nel momento in cui vedete un cespuglio muoversi e pensate che sia un qualche spirito e non il vento. In quel momento mi inventate e a volte finisce che mi inchiodate a una croce. O meglio, raccontate della croce e di un sacco di altre cose e qualcuna tra queste storie diventa così potente da farvi credere che sia più reale di quanto non siate voi stessi."
Si gira a guardare Michela, come per vedere se la ragazza è attenta. Ma si vede che non gli interessa più di tanto perché riprende subito a parlare.
"Lo so, scusa. Rischio di fare ancora più confusione... Mettiamola così, avevi ragione, sono il vostro ragno, ma non perché voi siete le mie prede o chissà che. È che sono vostro nel senso che mi avete creato voi."
Michela gli poggia una mano sulla spalla. Sapeva che sarebbe stata fredda ma deve fare comunque uno sforzo per non ritrarla di scatto al contatto con quella superficie gelida. Lo guarda negli occhi e ci si vede riflessa.
"Portami alla mia auto, per favore" dice Michela.
Il suo ospite ci pensa un attimo, poi sorride.
"Va bene" risponde.

10.2.14

Scappa! / cap. XXIII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XXIII -



Michela ha trovato e ha salito delle scale, di questo è sicura.
Ho sbagliato?
No, non crede di aver sbagliato. Oziosamente, la sua testa continua a fissarsi sul pensiero delle scale. Nel momento in cui le ha imboccate la cosa le era sembrata una grande idea.
Ma quanto sto salendo?
Si domanda ogni volta e il suo stupore è sincero, perché non ricorda mai di essersi già fatta quella domanda.
Resta così, inebetita, per un paio di minuti. Si accorge solo allora, o tutte le volte, di non avere le scarpe.
Erano l'unica via di fuga, le scale.
Un brivido le corre lungo la schiena e Michela si appoggia alla ringhiera e guarda giù. Una vertigine la fa ritrarre. Sotto di lei, le scale proseguono incrociandosi all'infinito, come una ragnatela di metallo e cemento sospesa nel nero e nel vuoto.
Ma quanto sto salendo?
Si domanda ogni volta e il suo stupore è sincero, perché non ricorda mai di essersi già fatta quella domanda.
Resta così, inebetita, per un paio di minuti. Si accorge solo allora, o tutte le volte, di non avere le scarpe.
Ma cosa...?
Si volta a guardare l'infilata di scalini che l'ha condotta fino a là e la vertigine è sempre in agguato.
Michela si tira indietro con uno scatto.
Ma quanto sto salendo?
Si domanda ogni volta e il suo stupore è sincero, perché non ricorda mai di essersi già fatta quella domanda.
Resta così, inebetita, per un paio di minuti. Si accorge solo allora, o tutte le volte, di non avere le scarpe.
E così ricomincia.
Solo il sonno interrompe questo circolo vizioso. Un sonno agitato, lo stomaco in subbuglio per la troppa fame, la bocca secca per la sete. Un sonno scomodo seduta sui gradini. Quando si sveglia la mattina, o quella che lei pensa sia mattina, è un po' più lucida. E allora comincia a parlare a voce alta.
Devo trovare una porta, un pianerottolo, qualcosa per cui uscire da qua...
"Le scale non sono state questa grande idea."
Dovevo scappare in qualche modo.
"Sono sicura?"
Volevo forse restare là chiusa con quella bestia e i due matti?
"Raoul dice che sono finita in questa situazione per un motivo..."
Raoul è un coglione senza faccia.
"Ma se avesse ragione lui?"
Cioè, questa merda me la sono meritata? Tipo il mio inferno personale?
"Che stronzata!"
Non sono lucida, sto salendo delle scale ripidissime e rischio l'osso del collo ogni volta che inciampo.
"Devo stare molto attenta... Molto attenta..."
Ma quanto sto salendo?
Si domanda ogni volta e il suo stupore è sincero, perché non ricorda mai di essersi già fatta...
Basta.
"Devo fermarmi."
Michela si mette seduta su un gradino. Cerca di fare mente locale e di orientarsi, anche se sa benissimo che non c'è alcun modo per capire dove si trovi.
Devo capire com'è fatta questa casa.
"Ha detto che non è stata una coincidenza."
Ma se anche fosse, io non me ne sono mai accorta.
"Forse non è la storia di Carlo..."
No, non può essere. Vorrebbe dire che mi segue da... Da quanto!?
Michela si guarda intorno spaventata, le scale si arrampicano nello spazio sopra e sotto di lei, gli angoli sono tutti sbagliati.
"C'era un film così..."
Da quanto mi segue?
"Dai, non è possibile" sussurra la ragazza e si rimette in marcia.
Eppure, avrebbe senso. Avrebbe saputo dove beccarmi, e quando.
"Ma me ne sarei accorta!"
O forse no. Quando scappo non penso a nient'altro.
"Non è vero."
È vero, scappo sempre. Dall'università, dal lavoro, da Carlo e da Valerio prima.
"E se lo stronzo ci fosse stato quella sera con Valerio?"
Allora è qui anche adesso.
Michela si blocca, si gira lentamente. Molto lentamente.
Non c'è nessuno.
Riprende a salire.
Cazzo, se è stato sempre qui è tutta una farsa.
"Che stronzo..."
Per questo Raoul diceva che non è successo per caso, a forza di correre e scappare sono finita qua.
"Che stronzo..."
E quindi non c'è via d'uscita. Non mi farà mai scappare. Sta solo giocando con me.
"Sei qui che ridi alle mie spalle, brutto stronzo?! Ti piace torturarmi?!" urla Michela girandosi di scatto.
Lui è lì, la guarda dritto negli occhi.
Quanto cazzo è bello...
"Sì, sono qui per te." sorride.

3.2.14

Scappa! / cap. XXII

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- XXII -



"Ecco perché sei finita qua..."
Raoul e Michela rimangono in silenzio a lungo. Poi il ragazzo alza la testa, come a cercare le parole sul soffitto dall'intonaco scrostato.
"Fa sempre così. Ti trova in un momento in cui non gli puoi dire di no."
"Ma io ho solo rotto la macchina..."
"Da quant'è che non uscivi di casa la sera? Da quant'è che volevi smettere di pensare alla tua storia fallita solo per colpa tua? Quanto eri stata vigliacca nel tenerti vicino quel tuo istruttore solo quando ti ha fatto comodo? E quanto ti sentivi una stronza per averlo abbandonato nel momento del bisogno?"
Michela abbassa lo sguardo. Non risponde. Una lacrima le bagna la guancia e la ragazza l'asciuga con un gesto di stizza.
"Di' la verità, questa storia... all'inizio ti è pure piaciuta. Quando ti ha invitato dentro casa, voglio dire. Forse ti sei pure trattenuta perché era storpio. Ma la situazione ti eccitava... Volevi sentirti viva almeno una volta. Volevi non pensare. Lui era bello, vero?"
Michela ci mette un po' a rispondere. Si vergogna.
"Era davvero molto... Affascinante... Avevo una voglia matta di baciarlo..." sospira "che stupida che sono stata..." dice Michela reggendosi la testa con le mani.
"Eh, era la mia faccia quella. So bene l'effetto che fa sulle donne..." sorride Raoul. O almeno sembra che sorrida, senza labbra è difficile da capire e il suo ghigno è quello di un teschio.
"E adesso?" chiede Michela guardandosi intorno come a cercare una via di fuga.
"Adesso dobbiamo andarcene da qui. La casa è enorme, ma lui ne conosce ogni angolo e prima poi ti troverà. Hai detto che hai una macchina, vero?"
"Sì, ma è rotta."
"Non è importante, è un appiglio. Sai quante centinaia di finestre ci sono qua dentro? Ma la tua macchina si vede solamente fuori da una di esse. Se la riusciamo a trovare, siamo sicuri che quella è la nostra via di fuga."
"Io l'ho vista la mia auto, da una finestra della cucina, o quel che era."
"Vicino alla sua tana... Dovremo muoverci rapidi e cercare di aggirarlo se lo incontriamo. Ma potrebbe funzionare..."
Raoul traccia sulla polvere a terra un semicerchio e tira una linea retta a chiuderne la figura. Il sangue che sempre gli imbratta le mani si asciuga rapido sulle assi del pavimento.
"Così, più lui si allontanerà dalla tana per cercarti, più noi potremo girargli intorno e arrivare alla finestra..."
Michela si alza in piedi.
"Bene, proviamoci. O la va o la spacca."
"Vengo anch'io!"
Michela e Raoul si girano di scatto. Clara è sulla porta, i pugni stretti stretti, li guarda come una bambina arrabbiata.
Michela fa un passo indietro. Raoul si alza cercando di blandire la ragazza.
"Clara, sii ragionevole..."
"Non ci provare! Non ci resto un secondo di più in questo posto. Se sapete come uscire io vengo con voi. O mi metto a strillare così forte che mi sente e arriva e vi punisce a tutti e due!"
"No! Ti prego, no! Fa' silenzio!" dice Raoul alzando le mani in segno di resa. La situazione è tesa. Michela guarda prima Raoul e poi Clara.
La ragazza è rossa in faccia e urla sputando.
"Brutto pezzo di merda! Volevi venderla a lui, vero? Volevi portargliela e dirgli di ridarti la faccia?!"
Michela si allontana verso la porta. Raoul si gira verso di lei, gli occhi cisposi sbarrati in un patetico tentativo di discolparsi.
"No! Non è vero! È lei che vuole portarti da lui così da chiedergli indietro il cuore... Lo fa sempre!"
"Stronzo! Sei uno stronzo!" urla Clara e si scaglia contro di lui, le unghie spezzate a strappargli le bende.
Michela non sa che fare, i due continuano ad accapigliarsi sul pavimento. Non sa di chi fidarsi, non sa se aiutare lo sfregiato o la pazza... quando lo sente.
Un rumore sordo che fa vibrare il pavimento.
Che accelera.
Che si fa più forte.
Arriva!
Lo pensa e lo urla. Clara e Raoul si girano. Guardano verso il corridoio, poi Michela che scatta in direzione opposta, esce dalla stanza e sbatte la porta dietro di sé. Il corridoio non è quello da cui è venuta. Michela si lancia in avanti.
Rumori di lotta alle sue spalle. Non si volta. Uno stridio fortissimo è seguito da alcuni tonfi.
E poi una voce bassa, quasi un ringhio, che sale e sale in un urlo così acuto, una pressione sui timpani, suoni disarticolati che si compongono in un'esplosione di rumore.
È lui.
È la sua voce.
Mi sta chiamando!