28.4.09

Oscuri - prologo

Da giorni la tempesta infuriava con violenza. Aveva già distrutto la tettoia della fucina e rotto gli argini del torrente, invaso i campi e sommerso i pascoli. Solo chi viveva sulle prime pendici dei Monti di Ferro si era salvato, almeno finché non erano iniziati gli smottamenti e le valanghe di fango.

Per fortuna Joshua e il padre, Gherard, avevano sofferto solo danni materiali. La legnaia era stata portata via da un torrente di fango che aveva travolto la stalla e ucciso delle pecore. Il padre di Joshua chiamava questi temporali la furia degli Dei ma Joshua sapeva che erano solo una conseguenza dell’Antica Faida, una guerra che era stata combattuta centinaia di anni fa. Una guerra in cui erano stati impiegati il fuoco del sole e la forza della terra. Il pianeta era stato spezzato e da allora le tempeste magnetiche e i terremoti si alternavano con le stagioni provocando danni e mietendo vittime.

Molte canzoni parlavano dell’Eden perduto e delle sue dolci primavere. Alcuni erano convinti che fosse solo una leggenda. Altri dicevano che era solo un mito per ricordare una terra che non sarebbe tornata mai più. Altri, come Joshua, ci credevano. Credevano in un luogo dalle calde estati, dai gelidi inverni, senza tifoni o tsunami. In fondo, se esistevano gli Erranti, perché non poteva esistere un posto in cui il mondo non fosse spezzato?

Quando Joshua raccontava queste cose, il vecchio Peter sputava nel fuoco e diceva: “Per il tuo Eden e per i tuoi Erranti!”

Tutti nel villaggio sapevano che il vecchio Peter odiava gli Erranti. I predoni avevano razziato il suo villaggio giù al sud e avevano abusato della moglie e delle due figlie. La più piccola aveva appena raggiunto la pubertà. Peter e gli altri uomini avevano sentito per giorni le urla delle donne dalla gabbia improvvisata in cui gli Erranti li avevano rinchiusi. Al settimo giorno la squadra di predoni smobilitò ma nessuno si prese la briga di liberare i contadini. Li lasciarono semplicemente lì a morire di fame.

I prigionieri decisero di liberarsi da soli. Dopo una giornata di lavoro riuscirono finalmente a forzare la serratura e a uscire. Lo spettacolo del villaggio in rovina spezzò i più ma il vecchio Peter non si fermò. Andò di corsa alla locanda che gli Erranti avevano eletto a quartier generale. Non aveva speranze, sapeva di dover essere forte, ma anche così non era pronto per quello che trovò.

Nessuno poteva esserlo.

La stanza puzzava di sperma e di sangue. I corpi delle donne del villaggio erano ammucchiati in un angolo della stanza. Un tavolo, uno di quelli su cui Peter aveva bevuto qualcosa prima di ritirarsi quasi ogni sera della sua vita, era al centro della stanza. Gli Erranti vi avevano praticato dei buchi e vi avevano fatto passare delle corde.

Le donne venivano prese e legate sul tavolo.

I predoni poi ne abusavano a turno.

Giovani o vecchie non aveva importanza. Quando i soldati si erano stancati le disgraziate venivano passate a fil di spada. Gli Erranti prendevano il cadavere e lo buttavano nel mucchio. Poi afferravano la successiva che veniva costretta a giacere sul tavolo zuppo di sangue mentre la violenza ricominciava. Peter non si prese neanche la briga di seppellire la sua famiglia, raccolse le sue poche cose e si ritirò a nord.

Questo era successo molto prima che Joshua venisse al mondo. I pettegolezzi nel villaggio dicevano che il vecchio Peter avesse cercato vendetta e che quegli Erranti erano morti. Tutti morti.

Altri obiettavano però che per un contadino non era affatto facile uccidere un uomo d’arme, per non parlare di un’intera squadra. Il vecchio si sarebbe comportato quindi come ogni uomo di buon senso, ingoiato il dolore avrebbe cominciato un’esistenza grama da un’altra parte.

Altri ancora dicevano che Peter non odiava gli Erranti ma soprattutto sé stesso per quello che era successo, per non essere stato in grado di proteggere la sua famiglia.

Ma erano tutte voci.

Il vecchio non parlava mai di cos’era accaduto tra il massacro e la sua prima apparizione nel villaggio. Joshua sapeva solo che tutto era accaduto ben prima della sua venuta al mondo.

Una sera il ragazzo, spronato dal fatto che il vecchio aveva bevuto troppo, prese coraggio e chiese a Peter cos’avesse combinato dopo la distruzione del suo villaggio. Il vecchio restò in silenzio per un po’, gli occhi persi tra le braci ardenti. Poi, con una voce che sembrava provenire dal profondo della terra, disse: “Gli Oscuri… Chiamai gli Oscuri…”

Peter si addormentò e Joshua non trovò il coraggio di chiedergli altro.

Lo chiese al padre che esplose in un fragorosa risata mentre dava da mangiare ai maiali.

“Gli Oscuri non esistono, ragazzo mio, non ti preoccupare!”

“Ma chi sono?” domandò Joshua.

“Gli Oscuri sono gli assassini della notte, un ordine di guerrieri in grado di uccidere qualunque cosa. Si racconta che durante la loro investitura sposino la morte e che le restino fedeli per tutta la vita. Si dice anche che possano vedere al buio e svanire nelle ombre. Si dice che siano ben più temibili degli Erranti. Anzi, si dice che l’unica cosa di cui un Errante abbia paura sia un Oscuro perché gli Oscuri sono i Custodi della Fine di tutte le cose.”

Quella notte Joshua non riuscì a prendere sonno. Non aveva mai visto un Errante, gli eserciti razziatori non si spingevano a depredare così a nord. Ma era cresciuto nella paura del loro nome e nei racconti dei loro massacri. Adesso però sapeva una cosa, sapeva che anche gli Erranti, i Terribili e i Senza Pietà, avevano paura.

Avevano paura degli Oscuri.

Ricomincio...

...a postare qualcosa sul blog.

Si tratta dei primi capitoli di un romanzo che ho scritto recentemente.

Buona lettura.