28.6.10

Da Taiwan con furore: il giornalismo del futuro

La Next Media Animation è una società di produzione con sede a Taiwan che si presenta così sul suo sito:
"La Next Media Animation è il più grande studio di produzione 3D full-service di tutta l'Asia. Forniamo animazioni per alcuni dei più grandi provider di notizie e di intrattenimento del mondo.I nostri servizi vanno dal concept allo storyboard, dalla modellazione 3D alla produzione. Prendiamo le vostre idee creative e le trasformiamo in realtà. E nel farlo siamo anche veloci.I nostri turnaround time possono essere misurati in ORE, non in giorni. E abbiamo anche alcuni dei prezzi più bassi in circolazione".

Ma vediamoli questi prodotti, quelli realizzati in ORE.

Sono specializzati in ricostruzioni in 3D di fatti di cronaca come questa davvero pregevole interpretazione di un possibile scandalo sessuale con protagonista Al Gore, che se non gliela dai butta fuoco dagli occhi:



O con questa ricostruzione della nota teoria di un Imam che i costumi poco morigerati delle donne provochino terremoti (e quindi si spiega anche l'estinzione dei tirannosauri con le tette):



O con questo video a sfondo sociale su quanto sia importante restituire i libri in tempo alle biblioteche pubbliche, sopratutto se sei George Washington, viaggi nel tempo e hai a che fare con la tipica bibliotecaria psicotica:



Ora, di cose trash in giro per la rete ce ne sono, ma questi tipi qua si candidano nella TOP 5 assoluta senza neanche sforzarsi più di tanto!

24.6.10

[RiR] Il Sole e la Luna

La fantascienza è un genere complesso, in particolar modo quella cinematografica.
E' alla base di alcuni tra i più grandi successi commerciali di tutti i tempi (Star Wars), di alcuni film cult (Alien, Terminator) e di alcune tra le più grosse boiate mai messe su pellicola (per restare in ambito Lucas: Clone Wars, il film, non le prime due serie di Genndy Tartakovsky che sono invece molto carine).
Ha una storia che va dal Metropolis di Lang al 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, e si può tranquillamente dire che è uno dei generi di maggior successo in cui il cinema è stata vera e propria fabbrica dei sogni.

Una delle cose che apprezzo di più della fantascienza cinematografica contemporanea, termine che potrebbe sembrare un ossimoro ma che ormai è necessario per tracciare un'evoluzione all'interno del genere, è come sia riuscita a ritrovare una voce intimista molto forte pur non rinunciando a una rappresentazione visiva innovativa. E' riuscita così ha rinnovarsi in maniera particolarmente riuscita ed intelligente.
Sunshine e Moon sono due film quasi all'opposto, per titolo, per ambientazione e per genere di storie, ma che rappresentano benissimo questa sorta di new-wave della science fiction.


Sunshine è un film del 2007 diretto da Danny Boyle, regista che era in fase calante e che con questo progetto ha ritrovato invece la voglia di raccontare ad altissimi livelli (confermata poi dal successo del suo The Millionaire).
Il film narra le gesta di un gruppo di astronauti-scienziati spediti verso il sole su una bomba nucleare grande quando l'isola di Manhattan . La loro missione: far detonare la bomba nel Sole perché la nostra stella sta morendo e bisogna "riaccenderla". Non sono però i primi a provarci, la loro nave è la Icarus II. La Icarus I purtroppo è andata perduta e non si hanno più notizie dell'equipaggio.


Sunshine è un film d'azione con un sottofondo metafisico. E' sul sacrificio e sul rapporto con Dio, sull'origine della luce che ci scalda e che ci da la vita e come quella stessa luce, vista da troppo vicino, bruci e distrugga prima le anime e poi i corpi. E' un'analisi sull'uomo e sul potere della scienza e come questo potere si scontri con l'oscurità che è in ognuno di noi. Quello che sembra un pretesto abbastanza blando, la classica missione senza speranza, si traduce in un potente meccanismo narrativo per esplorare le interazioni tra i vari astronauti a bordo dell'Icarus II.

Boyle decide quindi di girare il tutto avvalendosi della consulenza di vari scienziati e della NASA, sia per rendere su pellicola la potenza della luce della nostra stella, sia per rendere la missione della Icarus II più "realistica" e plausibile. Ne esce fuori un film ad alto impatto emozionale, dove si scontrano i valori dei personaggi più che i muscoli, dove l'errore umano diventa tragico in relazione alla posta in gioco e dove la luce è rappresentata sia come una fonte di vita che come il fuoco che tutto distrugge e purifica. L'azione è assicurata ma sostenuta da una sceneggiatura solida che gioca un po' con gli stilemi della fantascienza classica ma li usa come soprattutto come scusa per approfondire la psicologia dei vari protagonisti. Il tutto è poi confezionato con la colonna sonora degli Underworld, che hanno impiegato una vita a fare uscire e che si può trovare solo su iTunes, ma che vi consiglio caldamente.

Moon invece è tutto l'opposto. Dove in Sunshine c'è il viaggio verso il sole, il Moon c'è una piccola stazione spaziale sulla luna. Dove nel primo si rischia al vita per tutto il genere umano, nel secondo il genere umano si è già salvato dalla crisi energetica e il lavoro di estrazione mineraria sulla luna è quasi una routine.

Dove nel film sul Sole è l'interazione tra i vari protagonisti davanti alle difficoltà insormontabili del viaggio a creare la storia, nel film sulla Luna c'è un solo protagonista, parla con un robot (doppiato in originale da Kevin Spacey) e la storia è basata sulla difficoltà nell'affrontare la solitudine tanto a lungo. Tutto in Moon sembra dettato dalla routine e dallo squilibrio psico-fisico di un protagonista alla fine del suo turno triennale sulla Luna. Ma quando, dopo un incidente, il solitario astronauta si risveglia scopre di non essere più da solo a bordo della stazione. Un altro è lì, identico a lui e con i suoi stessi ricordi. Allucinazioni? Realtà? Qual'è il segreto nascosto nella base mineraria?


Il film del 2009 è il debutto di Duncan Jones alla regia, e il regista/sceneggiatore inglese porta a casa il risultato grazie anche ad uno splendido Sam Rockwell, impegnato in tour de force di recitazione. Parlo pochissimo della trama perché ogni accenno potrebbe essere uno spoiler vista la particolare struttura narrativa. Probabilmente il colpo di scena non stupirà gli spettatori più smaliziati ma la costruzione della tensione e del mistero rendono decisamente consigliata la visione. Il film è stato girato con un budget bassissimo ma ha avuto una buona accoglienza di critica e pubblico, tanto che Jones si è già messo al lavoro su un eventuale seguito che vada ad esplorare lo stesso universo narrativo pur non essendo un sequel.

21.6.10

La Scusa (e quattro)

QUA la prima parte.
QUA la seconda.
QUA la terza.
E sotto la quarta.
Buona lettura.

[...]

Augusto, a braccia conserte, fissava il Consulente seduto all'altro capotavola di casa Piccoli.

“Lei deve capire, signor Piccoli, che sto facendo uno strappo alla regola... ma ero davvero troppo eccitato per tenere fuori dal progetto proprio lei che ha dato il via a tutto”.
Il Consulente sorrideva amabilmente, Augusto non si scompose.
“In verità, la sua idea era interessante. Estremamente interessante. Tanto che a malincuore mi sono trovato a dover applicare una delle procedure più barbare della nostra azienda, che consiste appunto nell'allontanare il cliente e analizzare il caso con calma e in separata sede. Questa procedura, che si applica solo nei casi più interessanti, è stata pensata proprio per evitare eventuali delusioni per il cliente o strascichi legali nei nostri confronti se il progetto dovesse rivelarsi infattibile. Non ha idea di quante persone disoneste ci siano là fuori, pronte ad approfittarsi di chiunque!”
Il Consulente ammiccò con aria complice mentre Augusto lo osservava impassibile.

“Ma veniamo a noi e alla sua splendida idea” disse il Consulente aprendo davanti a sé un prospetto con dei grafici stampati.
“Sono felice di poterle comunicare che le nostre simulazioni hanno dato esiti positivi. Si potrebbe quindi cominciare a pensare a una prima fase di test e...”
“Funziona tutto?” lo interruppe Piccoli.
Il Consulente alzò di scatto gli occhi dai tabulati. Augusto sedeva nella stessa identica posizione. Immobile. Il dott. Armetrino dubitò per un attimo di aver sentito qualcosa.
“Prego?”
“Nelle proiezioni, funziona tutto?” rispose Augusto alzando di poco la voce, l'espressione vacua e indecifrabile.

Il Consulente allungò una mano sul tavolo e ingollò un breve sorso d'acqua dal bicchiere che il padrone di casa gli aveva offerto. La casa di Piccoli lo metteva a disagio. Era piena di oggetti, soprammobili, libri, DVD, fumetti. Troppa roba da leggere per un solo uomo, troppa roba da ammucchiare in una sola vita.

“Non le si può nascondere niente, caro il mio Augusto!” disse il dott. Armetrino con un gran sorriso.
“Effettivamente abbiamo risolto la maggior parte dei problemi legati alla copertura finanziaria, alle beghe legali e all'infrastruttura tecnica. Abbiamo però avuto qualche problema con la simulazione del servizio. I nostri focus group hanno identificato...”
“Posso leggere?” lo interruppe nuovamente Piccoli, tendendo una mano, immobile a parte il braccio proteso verso il faldone che il suo ospite aveva davanti a sé.

Il Consulente, a disagio, fece scivolare il faldone verso Augusto.
“Ma certo, ecco come può vedere in quella pagina...”
Ma il padrone di casa aveva chiuso e riaperto il faldone, si era proteso sul tavolo con la schiena dritta, e aveva iniziato da pagina uno.
Al Consulente non rimase altra scelta che mettersi comodo. Augusto sembrava avere tutta l'intenzione di studiare le oltre quattrocento pagine del fascicolo in quello stesso pomeriggio.

Le ore passavano e il Consulente non ebbe nient'altro da fare se non finire il suo bicchier d'acqua. Augusto sembrava totalmente perso tra dati e proiezioni. Il suo ondeggiare sulla sedia aveva un non so che di autistico. Il dott. Armetrino lo studiò. Da quel piccolo uomo che leggeva piano, nascondendo le mani sotto al tavolo dopo aver voltato ogni pagina, dipendeva la sua vita.
Arrivò l'ora di cena ma Augusto non sembrò accorgersene. Il sole tramontò e dalla strada, arancione e violenta, la luce dei lampioni si proiettò nella stanza. Augusto non offrì niente al Consulente. Non accese la luce, non si alzò per andare in bagno. Lesse tutto il faldone senza mai staccare gli occhi dalle carte davanti a lui.
Il Consulente si alzò, trovò il bagno da solo, si rimise seduto, sbirciò un paio di libri dalla libreria della sala da pranzo, si appisolò, fu svegliato dalla fame, squadrò il Piccoli ma resistette.
Non mi schiodo da qui finché non mi hai detto come far funzionare la tua idea, piccolo bastardo ripeteva continuamente, come un mantra, nella sua testa.

Verso mezzanotte e mezza Augusto voltò finalmente l'ultima pagina, lesse con attenzione le conclusioni e per mezzanotte e tre quarti rivolse nuovamente la parola al Consulente seduto di fronte a lui. Il dott. Armetrino era pronto. Aspettava ansioso un'epifania che il Piccoli gli avrebbe sicuramente concesso.

Ma Augusto lo spiazzò chiedendogli: “Cosa offrite alle cavie?”
Il Consulente lo guardò a bocca aperta. Piccoli scandì meglio le parole: “ Cosa – offrite – alle – cavie?”

Il dott. Armetrino si riprese dalla sorpresa e balbettò: “U-una copertura assicurativa e v-vantaggi...”
Augusto scosse la testa.
“È tutto sbagliato” disse semplicemente “non avete capito a cosa serva davvero la Scusa”.
“E ALLORA SPIEGAMELO CAZZO!” sbottò per la prima volta il Consulente, sbattendo le mani sul tavolo e alzandosi in piedi.
Augusto non rispose subito. Distolse lo sguardo dal viso paonazzo del Consulente che sotto la luce arancione dei lampioni sembrava avvampare di rabbia.
Ci pensò un po' su e poi replicò: “Voglio sul mio conto i quattrocento mila Euro che vi restano come budget per lo start-up. E il controllo del progetto. E, ovviamente, un abbonamento a vita alla Scusa”.

Il dott. Armetrino restò a bocca aperta. Come aveva fatto a capire a quanto ammontava il budget?
Piccoli si alzò a sua volta: “E ovviamente il progetto deve riprende il suo nome originale La Scusa. In maiuscolo. Eden da schifo”.
Il Consulente si risiedette.
Lentamente.
Con le mani che tremavano prese un fazzoletto dalla tasca della giacca e se lo passò sul viso. Stava sudando freddo.

“V-va bene...” disse con la voce spezzata.
Poi alzò lo sguardo verso Piccoli che era in piedi accanto alla libreria e stava rimettendo in ordine alcuni volumi come se niente fosse.
“Va bene, avrai tutto quello che vuoi” riprese con voce più ferma “ma almeno dimmi cosa manca in quel faldone... dov'è l'errore? Cosa abbiamo sbagliato?”

Il Piccoli continuò a riordinare lo scaffale e rispose dandogli le spalle.
“Avete cercato di vendere la felicità” disse “ecco perché Eden non funziona. Vi siete scordati che la gente, in realtà, è vigliacca”.

[...]

18.6.10

[RiR] Mimi wo Sumaseba & Iblard Jikan


Naohisa Inoue è un pittore surrealista giapponese. Le sue opere in Oriente hanno registrato un discreto successo ma è soprattutto quando alcuni suoi quadri hanno inspirato gli sfondi di Mimi wo Sumaseba, piccolo gioellino in animazione dello studio Ghibli, che è stato conosciuto dal grande pubblico.
La sua strada ha incrociato quella dello studio di Miyazaki, Takahata e soci due volte. Nel '95 per Mimi wo Sumaseba, appunto, e nel 2007 per il medio metraggio sperimentale Iblard Jinkan.


Mettiamo subito in chiaro una cosa. Non sono un fan sfegatato di Inoue. Lo trovo bravo nel suo lavoro ma è soprattutto per come il suo lavoro sia stato preso e rielaborato da altri che lo trovo interessante. In particolar modo, la Ghibli ha sempre cercato di appropriarsi della materia più pittorica del disegno e di tradurla nei suoi film. A volte con sfondi più realistici (La principessa Mononoke o La città incantata), altre volte con un utilizzo particolare del colore (gli sfondi di Ponyo sulla scogliera, soprattutto quelli sulla terra ferma). I due progetti di Inoue vanno visti, quindi, come le prime sperimentazioni in questo senso.



In Mimi wo Sumaseba gli sfondi di Inoue sono una piccola parte della fascinazione del film. Il lungometraggio diretto da Yoshifumi Kondō (storico animatore della Ghibli scomparso prematuramente su cui lo stesso Miyazaki puntava moltissimo come suo erede) soffre di un possibile difetto agli occhi di un pubblico occidentale.
E' estremamente lento.
Lento nello svolgimento della trama, lento nei momenti più o meno intensi ed emotivi. Si tratta di un ritmo del racconto decisamente diverso dalle altre produzioni Ghibli targate Miyazaki-sama e si avvicina molto di più alla forma racconto de Una tomba per le lucciole di Takahata (capolavoro assoluto su cui arriverà prima o poi un'altra RiR).
Personalmente, l'ho adorato proprio per questo, perché Mimi wo Sumaseba ha una sua voce ben precisa. E' un film su una storia d'amore adolescenziale, fatto di piccoli gesti, di lunghe camminate, che si apre a squarci pittorici e fantastici dal forte impatto emotivo (e Wikipedia riporta che la regia della parte surrealista sia di Miyazaki). E' caldamente consigliato se si hanno due ore a disposizione e lo stato d'animo tranquillo per aver tempo di ammirare più che di farsi investire da animazioni mozzafiato o movimenti di camera impazziti.



In Iblard Jinkan troviamo invece lo stesso Inoue alla regia e il mediometraggio diventa pura e semplice poesia visiva, con i quadri surrealisti a far da sfondo e la Ghibli che li rende vivi con animazioni ed effetti.
In rete si è parlato benissimo di questo esperimento. Personalmente, l'ho trovato un po' troppo pretenzioso invece. Alcune animazioni ed intuizioni sono eccezionali, ma un intera mezz'ora così potrebbe risultare pesante. Alla fine, lo ammetto, alcuni quadri animati li ho saltati per concentrarmi sugli effetti e sui dipinti che più mi hanno interessato. Ma visto che non va mai giudicato un film senza averlo visto, su YouTube c'è l'intero mediometraggio diviso in tre parti e ad altissima risoluzione. Lo riporto qua sotto, da vedere come al solito in HD e a tutto schermo. Godetevi lo spettacolo, alcune parti sono davvero belle.
Buona visione.





16.6.10

Quando gli altri lo fanno meglio

Ma perché CHIUNQUE mette le mani sul brand di Star Wars lo fa meglio di Lucas?

Che poi ammettiamolo, è gente con i super poteri e le spade laser. Non dev'essere poi così difficile tirarci fuori qualcosa di divertente.





E mi sa proprio che il secondo finirà nel mio Wii appena esce.

13.6.10

Gobelins & Annecy 2010

Gobelins è forse la più famosa scuola d'animazione europea.
Ogni anno i suoi allievi realizzano gli spot per il festival di Annecy (per quegli ultimi là fuori che non sanno di cosa sto parlando, fate un salto sul sito e restatene abbagliati).

La cosa buona è che la Gobelins ha un canale YouTube con un sacco di belle cose, tra cui i cinque nuovi spot per Annecy 2010 che rubo con gioia e pubblico qua sotto:











E metto anche la raccolta dei corti 2009 va, che tanto oggi è Domenica e c'è più tempo per guardarsi cose sfiziose:

11.6.10

Free Fall

Guillaume Nery e Julie Gautier, due campioni mondiali di Free-Diving.
Il Dean's Blue Hole, un pozzo nero di 202 metri nel mare zaffiro delle Bahamas.
La scelta di girare tutto senza bombole, in apnea.
Quello che ne esce è, a mio modesto parere, un piccolo capolavoro da vedere in HD, a tutto schermo e con il volume al massimo.

10.6.10

The cat (aka The 1000 years cat)

Allora, c'è un gatto che si azzuffa con un cane in uno sfasciacarrozze e che gli accende il tergicristalli sul muso mentre il cane prova a mangiarselo.
Poi uno che palpa una tetta.
Poi due che scappano dal nonno del mostro di fumo di Lost.
Poi uno che spara a una libreria.
E infine il gatto salva la situazione uccidendo un mostro di plastica con della kryptonite.

LO
DEVO
AVERE
ORA!!!

7.6.10

La Scusa (e tre)

QUA la prima parte, QUA la seconda, e sotto la terza.
Buona lettura.

[...]

Il Consulente sedeva teso, appena poggiato alla sedia.
Si asciugava compulsivamente il sudore con un fazzoletto ormai fradicio e scrutava di tanto in tanto il faldone poggiato sulle ginocchia che era il suo adattamento della Scusa.
Aveva dato alla segretaria il compito ingrato di ricopiare al computer l'ordinata calligrafia del Piccoli mentre lui, mano a mano che i file gli arrivavano, impaginava il tutto in una forma che sembrasse la più accattivante possibile.
L'originale giaceva adesso ben protetto da una nera cartellina di plastica in un cassetto del suo ufficio, sotto chiave.

Il nuovo faldone era intitolato “Eden”, scritto con un bel font elegante. Un garamond classico che denotava subito sicurezza e...
“Tocca a lei dott. Armetrino”
Il Consulente scattò in piedi. O la va o la spacca pensò. Si asciugò un ultima volta il viso con il fazzoletto, lo gettò nel cestino ed entrò nell'ufficio del direttore del reparto Ricerca e Sviluppo.

Ne uscì due ore dopo in maniche di camicia, senza cravatta, con delle vistose macchie di sudore sotto le ascelle e un sorriso che gli illuminava gli occhi. Aveva a sua disposizione un budget a sei cifre per iniziare la sua ascesa ai vertici più alti dei Servizi al Cliente.

La prima cosa che fece fu di costituire una start-up composta da tre psicologi, due medici, due esperti di telecomunicazioni e mise un annuncio per trovare una cavia.
Il progetto ideato dal geniale dott. Armetrino era di vendere una copertura assicurativa full-optional. Il sistema economico di sviluppo era ricalcato su quello delle grande aziende web, che per anni profilano il loro valore non tanto sugli incassi diretti quanto sulla previsione di crescita. Il suo piano era di arrivare a far girare sul conto corrente delle compagnia qualunque forma di retribuzione il cliente dovesse ricevere. In cambio l'azienda gli avrebbe risolto ogni forma di contrasto o problematicità.
Gli avrebbe trovato casa, gli avrebbe comprato l'automobile, gli avrebbe fornito pacchetti vacanza all-inclusive. Il cliente non avrebbe più dovuto preoccuparsi di riunioni condominiali, di cambi gomme, di chiamare l'idraulico o di dover pulire. Lo poteva sempre fare se avesse voluto ma l'azienda, come un silenzioso Grande Fratello, l'avrebbe accompagnato in ogni sua mossa e sarebbe sempre stata lì a supportarlo in ogni momento. Era pacifico che le case dove il cliente sarebbe andato ad abitare, le automobili che avrebbe guidato, gli hotel dove avrebbe soggiornato, i pittori che gli avrebbero ritinteggiato casa sarebbero stati tutti affiliati all'azienda, così da ottimizzare i costi e da massimizzare i profitti per l'azienda stessa.
In più, il cliente avrebbe avuto un supporto costante. Una linea diretta con uno psicologo fidato che avrebbe risposto al numero dedicato e che avrebbe consigliato il cliente in ogni sua necessità emotiva.

E tutto questo solo per iniziare pensava il dott. Armetrino mentre scrutava i volti dei candidati al progetto Eden.

Cosa sarebbe successo quando l'azienda avrebbe cominciato a incrociare i dati e le strutture? Le prospettive erano tali da far girare la testa. Clienti bisognosi di una nuova giacca sarebbero stati dirottati nel negozio di un altro cliente, soddisfacendo così la necessità dell'uno di una giacca ad un ottimo prezzo e dell'altro di avere più clienti, oltretutto fidelizzati. E così per ristoranti, supermercati, benzinai... Più l'azienda avrebbe avuto la fiducia del cliente, più la sua rete si sarebbe espansa e avrebbe creato una sorta di ragnatela finalmente ordinata nella vita caotica di tutti i giorni. Una rete che avrebbe alla fine generato profitti così ingenti da non essere neanche quantificabili.

Ma per ora si trattava di sogni ad occhi aperti e il Consulente lo sapeva bene. I problemi legali erano il 40% delle spese del suo budget, mentre il restante era 30 era finito in modelli di penetrazione del mercato. Gli era rimasto un altro 30% per il vero e proprio test del progetto Eden. Ma era talmente sicuro dell'idea del povero Augusto Piccoli che questo particolare step del progetto lo vedeva più che altro come una formalità.
Almeno fino a quando si rese conto che la maggior parte delle cavie non durava più di venti giorni e che il 100% rifiutava il progetto Eden bollandolo come “invasivo, inutile e assolutamente idiota”.
I giorni correvano, il budget iniziale si assottigliava e il Consulente passava le sue nottate piegato sull'originale della Scusa di Augusto Piccoli. L'aveva letta così tante volte da saperla a memoria ma non riusciva a trovare il bandolo della matassa. Aveva seguito le istruzioni di Augusto, le aveva ampliate, le aveva perfezionate. Eppure, quello che su carta sembrava perfetto, nella realtà si naufragava miseramente.
Armetrino cominciò a bere. Si stava giocando tutto e non vedeva alcuna luce in fondo al tunnel.
Finché una sera, ubriaco marcio, gli venne in mente una cosa. La faccia del Piccoli con sorriso sornione che diceva: “Le ultime pagine solo a contratto firmato, lei mi capisce... lo spionaggio industriale è una gran brutta cosa”.
Le ultime pagine...
Il Consulente ficcò la testa in un lavandino colmo di acqua ghiacciata per riprendersi. Aveva tralasciato qualcosa. Ci doveva essere una conclusione in quelle pagine, un qualche dato che mancava all'equazione.

E Augusti Piccoli era l'unico a conoscerlo.

[...]

5.6.10

Marketing e Mondiali

Ci sono due spot che stanno girando per i mondiali, uno della Nike e uno dell'Adidas. Entrambi pieni di star e calciatori, entrambi costati probabilmente davvero troppo.
Ma mentre uno, "Write the Future" della Nike, è un piccolo gioiellino di regia...



L'altro, "Star Wars Cantina 2010" dell'Adidas, è la cosa più NERD che abbia mai visto...



Edito: per lo spot della Nike ringrazio Mauro e mi scuso prostrandomi. Ce lo siamo visti in ufficio sul suo mac ma non avevo segnalato la fonte. Sto davvero lesso questo periodo... :/