30.9.10

Romics


Sì, ci sarò. Anche se non sta scritto da nessuna parte nel programma, vi toccherà subirvi il sottoscritto sempre in coppia con Yoshiko Watanabe, una dei sette re di Romics, questo sabato alle 18:30 per un workshop su cui stiamo ancora lavorando ma che parlerà anche di Sayo. E se ci riesco, proietteremo del materiale video mai visto prima in Italia. La carriera di Yoshiko riserva sempre qualche sorpresa se uno si mette a scavare.

Inoltre La Storia di Sayo, che questo mese festeggia il suo primo anno di "vita", è in concorso!
Visto il livello dei volumi in gara, sono davvero contento che Luca Raffaelli (a cui va un nostro sentitissimo "Grazie!") ci abbia selezionati.

QUA il sito della manifestazione.

Ci si vede sabato.

28.9.10

[RiR] Inception & Paprika



Tornano le Recensioni in Ritardo, anche se stavolta solo metà del post sarà effettivamente in ritardo visto che l'altra è dedicata a un film uscito in sala venerdì scorso e che sta facendo parecchio discutere. Quindi bando alle ciance e andiamo ad incominciare:

Inception di Christopher Nolan e Paprika di Satoshi Kon.
La scelta di accostare due prodotti così diversi nasce dal fatto che il loro presupposto di base è identico: la possibilità di entrare nei sogni di qualcun altro e di manipolarli a piacimento. Il blockbuster di Nolan è un filmone di 2 ore e 20 a metà tra Bond e Matrix mentre l'anime di Kon è un cartone animato di 1 ora e mezza surrealista e visionario come pochi. Due prodotti decisamente diversi per svolgimento, approccio, produzione e pubblico di riferimento. Cominciamo a chiarire subito un dubbio, Inception si è inspirato a Paprika? Voci dicono che Nolan abbia preso spunto per il ruolo di Ellen Page dal personaggio di Kon, in rete i due partiti si stanno già scontrando ma sinceramente la trovo una polemica sterile, anche se non ho resistito a postare il trailer qua sopra che mischia le immagini dell'anime con l'audio preso dal trailer del film.


Quello che trovo davvero interessante è come i due film siano, in realtà due facce della stessa medaglia. E non solo perché esplorano lo stesso concetto ma proprio perché lo fanno con due sensibilità così contrapposte.

Inception è un blockbuster, molto divertente e di sicuro intrattenimento, ma con tanti, troppi difetti ai miei occhi. Parliamoci chiaro, non sto bocciando il film, però non lo ritegno neanche un capolavoro. E' sicuramente un buon film, divertente, belle le scazzottate, ottimi attori, grande impatto visivo, bella colonna sonora e montaggio e regia strepitosi. Peccato per la sceneggiatura. Davvero peccato. Perché Inception NON parla di sogni.

Parla di un invasione della mente, questo è vero, ma il discorso onirico viene totalmente eliminato dal film. Tutto DEVE sembrare reale, tutto DEV'essere spiegato e Nolan ce la mette proprio tutta. Ce la mette talmente tanto che il suo film sui sogni si trasforma, nella prima metà, in una spiegazione lunghissima di regole e controregole che aggiungono poco al film. Nella sua necessità di chiarezza estrema, Nolan fa spiegare ai suoi personaggi quasi tutto a parole (e al cinema dovresti far vedere, non spiegare). Minuti e minuti di gente che ci racconta come funziona un subconscio che di subconscio ha davvero poco. E' qua che purtroppo il film mi ha allontanato, tanto che a un certo punto speravo la smettessero di parlare e partissero con l'azione.

Anche perché alcune delle regole che lo stesso Nolan si pone, il suo personaggio principale le fa saltare che è una bellezza. Necessità narrativa? Io credo più che altro che volendo fare un film per tutti Nolan abbia spinto tantissimo sulla spiegazione verbale, quella che allo spettatore non può sfuggire, per poi partire con la seconda parte del film più action. Ai miei occhi, Inception è un bel Bond + Matrix. Ma più di questo non va. Gli do un bel 7 perché alla fine mi ha divertito ma Nolan, evidentemente, non riesce proprio ad essere un regista fantasioso. La sua Gotham city è Detroit e il suo subconscio è una spiaggia dall'architettura così squadrata da sembrare Latina o l'EUR ipertrofici.
(occhio all'immagine qua a destra, contiene SPOILER ma rende un'idea dell'eccessività nelle regole del mondo di Inception).

Discorso totalmente opposto per Kon. Paprika è un film che di strutture narrative e di regole e controregole ha davvero poco e forse è il film con meno ritmo tra quelli del regista nipponico. Tutta la narrazione è al servizio dell'inconscio, che straripa direttamente nella realtà, in cui i personaggi hanno sempre altre reincarnazioni e personalità e in cui il potere della fantasia è totale (nel film di Kon si può volare nei sogni, in quello di Nolan no).

In Paprika quindi, si sente la mancanza di una sceneggiatura forte e tutto è lasciato scorrere davanti agli occhi dello spettatore che rincorre i personaggi sempre di corsa, sempre in bilico tra sogno e veglia, cercando di impedire che il velo tra realtà e fantasia si laceri del tutto. Film estremamente visivo, è un tour de force per gli animatori, che sono costretti sempre a rimodellare la "realtà" intorno ai loro personaggi.  Visivamente è un film estremamente ricco, narrativamente forse un po' troppo semplicistico nello svolgimento e nel finale, tanto da poter lasciare insoddisfatti. La sensazione a fine proiezione è quella di aver assistito al sogno di un altro, che si è concluso in maniera brusca ma che continua nel subconscio. L'immaginario di riferimento di Kon è decisamente giapponese in questo film, tanto che ad alcuni spettatori occidentali molti simboli o riferimenti tipicamente orientali potrebbero sfuggire.

 Voto 7 anche questo, per i motivi opposti a quelli di Inception.

Inception e Paprika sono due film da vedere, magari a poca distanza l'uno dall'altro, e rendono benissimo l'idea che il sogno possa essere sia l'uno che l'altro. E che alla fine non sia nessuno dei due.

17.9.10

Mashup!



Più di 700 film per 15 minuti. Sono questi i numeri di The Apple Tree - A tribute to Glitch Mob, il video mashup realizzato da Khameleon808 e che sta girando da un po' sulla rete.

Ora, una cosa del genere l'avevo già postata QUA ma stavolta il gioco è diverso. Non si tratta di dover riconoscere film, non c'è alcun intento narrativo e non viene chiesto niente allo spettatore se non di restare stordito con tagli sotto i 20 frame. In pratica, solo un buon esercizio di montaggio da parte di un appassionato dei The Glitch Mob.

Perché postarlo allora?

La cose interessanti, secondo me, sono due.
La prima è che si tratta di un video realizzato esclusivamente da trailer. Niente immagini che non fossero già disponibili, niente rip da DVD, niente problemi di copyright. Le immagini sono di pubblico dominio e per la colonna sonora è stato richiesto il permesso di utilizzare i brani a chi di dovere, specifica l'autore sul suo canale YouTube. Quindi, immagini a disposizione a iosa, vista la quantità di dati video (e senza calcolare il porno) che gira sulla rete. La scelta dei film è discutibile ma il video alla fine è ben fatto.
La seconda cosa è che ho riconosciuto l'80% dei film pur avendo neanche un secondo per ogni spezzone. E la cosa mi ha fatto pensare. Quanta roba è diventata riconoscibile grazie solo alla sua pubblicità, al suo design, o a elementi studiati a tavolino proprio a questo scopo, rendere unico un prodotto più per la sua confezione che per il suo valore intrinseco? Quanta memoria visiva ognuno di noi incamera inconsciamente?
E soprattutto, quanto di questa roba è immondizia?

13.9.10

La Scusa (ottava & ultima parte)

Ed è fatta. Avrei tante cose da dire su questa piccola avventura letteraria ma me le tengo per un prossimo aggiornamento. Vi lascio al finale sperando che vi piaccia.

Se invece vi siete persi qualcosa, ecco l'elenco delle puntate precedenti:
QUA la prima parte.
QUA la seconda.
QUA la terza.
QUA la quarta
QUA la quinta.
QUA la sesta.
QUA la settima.
E sotto il finale.

Buona lettura.


[...]

Armetrino tentava di fermare l’emorragia dal naso spaccato. Teneva la testa all’indietro e aveva la camicia macchiata di rosso. Augusto Piccoli portava asciugamani bagnati e fazzoletti di carta. Si muoveva come una mosca impazzita tra la cucina e il bagno, borbottando tra sé e sé.
Armetrino cercava di tenere gli occhi aperti e di respirare dalla bocca. Il sangue copioso gli ostruiva la gola e il Consulente tossiva sputando nel lavandino. Metà del parquet era insozzato da una crosta marrone scuro, il bagno sembrava il set di un film splatter e Augusto, bianco come un cencio, si agitava in preda a un’isteria mal celata.
Alla fine il flusso di sangue si arrestò ma per Armetrino respirare era faticoso. I due si guardarono. Augusto era sotto shock e tremava leggermente. Il Consulente aveva il viso gonfio e arrossato. Nessuno dei due disse niente.
Il cellulare squillò.
Non se ne resero conto subito ma doveva suonare già da un po’. Piccoli lo guardò come fosse un insetto osceno in mezzo al salotto. Il cellulare trillò ancora.
Smise.
E poi riprese nuovamente.
Piccoli continuava a fissarlo mentre si agitava sul parquet al ritmo della vibrazione. Armetrino guardò la piccola scena di devastazione, con il basso tavolino rovesciato, la lampada in terra e il cellulare che fremeva tra i cocci. Augusto era seduto poco più in là. Fissava ancora il telefono. Il Consulente si chinò e lo raccolse. Augusto ebbe un sussulto, come se con quel gesto Armetrino l’avesse schiaffeggiato.
“Pronto?”
La voce dall’altra parte restò un attimo interdetta e poi, come a giustificare la telefonata, disse: “Sono Paolo Lisca…”
Armetrino rimase in silenzio a guardare Piccoli che intanto si era rimesso in piedi. Sembrava aver riacquistato il suo solito autocontrollo. Si fissarono per un istante e poi Augusto distolse lo sguardo con un sorriso appena accennato.
“È tutto tuo” gli disse parlando a bassa voce per non farsi sentire all’altro capo della linea telefonica.
Il Consulente si fece coraggio e rispose: “Certo signor Lisca. Dica pure”.
Paolo non sembrò neanche accorgersi che a rispondergli non era stato Piccoli. Armetrino ascoltò in silenzio. A volte annuendo, a volte chiedendo di ripetere. Recitava il copione che aveva visto messo in scena tante volte da Piccoli. Dopo un paio di minuti riattaccò. Augusto nel frattempo stava raddrizzando il tavolo.
“Era Lisca…” disse il Consulente, come se quell’informazione potesse essere sfuggita al suo interlocutore.
“Lo so” rispose il Piccoli.
“Adesso che dovrei fare?”
“Quello che ho fatto sempre io, aspetta un po’ e poi scrivigli”.
“Non vuoi sapere perché mi ha chiamato?”
“Pensi che sia importante saperlo?”
E allora, solo allora, Armetrino capì cosa era davvero La Scusa. Era geniale e terribile nella sua semplicità. Ripensò al fascicolo, agli ultimi giorni e ad Augusto che gli diceva: “La gente, in realtà, è vigliacca”.

“Abbiamo valutato la sua situazione e le nostre proiezioni ci dicono che attualmente la scelta più vantaggiosa è l'atarassia. La preghiamo quindi di non fare niente riguardo alla questione da lei sollevata e di lasciar passare del tempo.”

Il Consulente premette invio.
Sorrise a Piccoli che, impegnato a raddrizzare la poltrona, non volle neanche leggere il messaggio.
“Allora è così che funziona” disse Armetrino.
“È così che funziona” confermò Piccoli “certo, Paolo Lisca è particolarmente predisposto. Indolente, sempre alla ricerca di una scusa per i suoi fallimenti… non aspettava altro che qualcuno che gli dicesse cosa fare. E che gli dicesse di non fare nulla. Non tutti saranno così servizievoli ma molti, migliaia, forse milioni, non aspettano altro. Non è un mondo per gli eroi questo qui. È un mondo di vigliacchi e noi abbiamo appena scoperto come farci un mucchio di soldi”.
Ha detto noi pensò il Consulente sorridendo.
“Fino a che punto possiamo spingerci?” chiese a Piccoli che nel frattempo si era rimesso seduto con il suo libro in mano.
“I soggetti come Lisca sono l'ideale. Con gli altri dovremmo andarci più piano. Non funzionerà con tutti, ovvio, ma la disperazione è nostra alleata e ce n’è così tanta nel mondo… La gente semplicemente non è preparata a stare male. Ha paura del dolore e, inconsciamente, fa di tutto per sfuggirlo”.
“E noi gli diamo la Scusa che gli serve. Il servizio che gli permette di smettere di preoccuparsi, di dover andare, fare, vedere, parlare, amare. Gli diamo la serenità di non dover più niente a nessuno…”
Piccoli e Armetrino si guardarono e sorrisero.
“Pensi che Lisca sia pronto per un test? Voglio qualcosa per il consiglio di amministrazione”.
“È tutto tuo”.
Armetrino sorrise di nuovo, anche se sorridere gli faceva un male cane. Si mise in tasca il cellulare e se ne andò senza salutare.
Non avrebbe mai più rivisto Augusto Piccoli.

* * *

La Scusa si affermò grazie soprattutto agli abbonamenti on-line. Un fortissimo movimento di opinione si contrappose alla sua crescita. I detrattori la definirono “una droga psichica, né più né meno” ma gli avvocati di Armetrino utilizzarono la tattica Facebook sulla privacy e riuscirono sempre a dimostrare che La Scusa era un servizio a cui la gente poteva abbonarsi o disdire l’abbonamento in qualunque momento avesse desiderato. Non c’era né frode né dolo e inoltre il supporto era circoscritto a “consigli”, non c’era mai stato alcun obbligo.
Paolo Lisca fu dei primi abbonati oltre che uno degli opinion leader all’interno della comunità. I detrattori de La Scusa raccontavano che, finito il periodo di prova, era caduto in una sorta di astinenza tanto da arrivare ad offrire una cifra tripla rispetto al suo compenso da cavia pur di essere ammesso di nuovo all'interno del progetto. Ma Lisca stesso aveva sempre negato e Armetrino gli aveva concesso uno status speciale con una linea VIP attiva per le sue esigenze.

Il dottor Piccoli aveva acceso il suo abbonamento a La Scusa come da contratto. L'aveva utilizzato una volta sola. Il sistema gli aveva dato la risposta di default e, a quanto pare, gli era bastata.
Non si era mai più rivolto al call-center.
Armetrino aveva anche provato a raggiungerlo all'indirizzo dato al momento dell’iscrizione ma aveva trovato una casa vuota. Non tentò più di rintracciarlo e Piccoli scivolò via dalla sua vita come vi era entrato.
Armetrino venne additato dai più come il principale responsabile della cosiddetta “era incosciente” in cui, dopo la privacy, fu il libero arbitrio a subire uno stravolgimento sociale. Tutti si affidavano alla Scusa per non doversi più sentire responsabili del fallimento delle proprie vite. Il Consulente ripensava spesso ad Augusto che, seduto tranquillamente nel suo salotto stracolmo di roba, gli diceva calmo: “La gente, in realtà, è vigliacca”.

Cinque anni dopo questa consapevolezza lo portò al suicidio.
La Scusa nel frattempo aveva raggiunto i trecentocinquanta milioni di utenti.

- FINE -

6.9.10

La Scusa (e sette)

QUA la prima parte.
QUA la seconda.
QUA la terza.
QUA la quarta.
QUA la quinta.
QUA la sesta
Sotto la settima.
Buona lettura.


[...]

Armetrino uscì di corsa dalla casa di Piccoli e telefonò subito ai ragazzi che sorvegliavano Paolo Lisca per conto suo.
Paolo non si era mosso da casa.
Il Consulente volle un rapporto completo, doveva essere aggiornato su ogni sviluppo ma il Lisca non fece niente per tutto il giorno. E anche per quello seguente. E per quello dopo ancora. Se ne rimase semplicemente rintanato in casa.

“La situazione attuale consiglia prudenza.”

Armetrino raggiunse i due sotto casa di Paolo per rendersi conto della situazione e, dopo un'intera giornata passata a fissare le tapparelle abbassate, decise di andare da Piccoli per affrontarlo. Suonò con energia al cancello e trovò la porta di casa aperta. Ormai Augusto non veniva più neanche ad accoglierlo. Lo aspettava come sempre seduto sulla poltrona, con un libro in mano e il cellulare in contatto diretto con Lisca poggiato sul tavolo poco distante.

“Stiamo valutando l’attuale contingenza ma nel frattempo vorremmo ricordarle di usare prudenza.”

Armetrino non era più in se. Il tempo stringeva e quel pazzo scatenato di Piccoli continuava a mandare SMS assurdi a Paolo Lisca. Tutti sullo stesso tono, tutti improntati al dolce far niente. La mente del consulente lavorava furiosamente cercando di capire come spiegare ai suoi superiori che il budget a sei cifre che gli avevano concesso alla fine era stato speso in SMS nichilisti…

“Attenzione! La sua situazione potrebbe risultare critica. Le consigliamo di attendere ulteriori sviluppi prima di agire.”

Dal canto suo Piccoli sedeva tranquillo in poltrona. A ogni chiamata del Lisca sollevava il telefono, ascoltava con attenzione, salutava cordialmente, controllava l’ora e riposava il telefono sul tavolino. Faceva passare da un minimo di cinque minuti a un massimo di mezz’ora prima di rispondere via SMS. Augusto non nascondeva nulla ad Armetrino che si segnava sull’agenda ogni messaggio.

“Si consiglia di non far nulla per adesso.”

Passò così una settimana. Il Lisca, dopo un inizio quasi timido, si era fatto più pressante e in pochi giorni era arrivato ad una quindicina di telefonate al giorno. Il conto totale degli SMS inviati dal Piccoli si aggirava intorno alla settantina.
Tutti consigliavano prudenza.
Armetrino aveva i nervi a fior di pelle mentre nella sua testa riviveva velocemente quei pochi giorni cercando una scappatoia, un appiglio qualunque contro il disastro che si profilava imminente. Il Consulente riprese a bere.

“Si consiglia una maggiore circospezione.”

Dapprima si portò a casa di Augusto una sola lattina di birra. Dopo aver pranzato fuori come suo solito, rincasò e si sedette al tavolo grande di casa Piccoli. Augusto continuava a offrirgli solo un bicchier d’acqua, sempre la stessa quantità… il Consulente era ormai sicuro che fosse persino sempre lo stesso bicchiere. Quella mattina era stata particolarmente afosa e Armetrino aveva finito di bere prima del tempo. Fu così, per ingannare l’attesa, che il Consulente rientrò con una lattina di birra in mano. Piccoli, come al solito, lo salutò senza alzare gli occhi dal libro che stava leggendo.
Si accigliò solo quando udì la lattina che veniva aperta. Il Consulente, che era quasi arrivato ad odiare Augusto, fece finta di non accorgersi dello sguardo infastidito che l’inventore della Scusa gli lanciò. La birra era fresca e, nella calura stantia del salotto di Augusto, estremamente piacevole. Piccoli tornò al suo libro e il Consulente si lasciò andare alla sensazione rilassante che la schiuma soffice gli provocava solleticandogli il naso.

“La cosa migliore è esercitare prudenza.”

Il giorno seguente e quello dopo ancora Armetrino si presentò dapprima con un paio di lattine e poi direttamente con una confezione da sei. Piccoli alzava di rado lo sguardo dal libro se non per rispondere al Lisca. Ogni volta che lo faceva lanciava uno sguardo leggermente disgustato al Consulente che, in manica di camicia, beveva con gusto ignorando il poggia bicchiere che Augusto gli aveva fatto trovare sul tavolo.

“Non si ritiene opportuno il momento per un’eventuale presa di posizione. Meglio aspettare.”

Armetrino dal canto suo continuava a covare rancore nei confronti del suo ospite. È una piccola checca si ripeteva versandosi un mezzo bicchiere di Oban. Continuava ad appuntarsi scrupolosamente gli SMS che Piccoli mandava al Lisca. Ormai si era arrivati a una trentina di telefonate al giorno. Forse, se non fosse stato ubriaco la maggior parte del tempo, il Consulente avrebbe capito cosa stava succedendo ma ormai era convinto che Lisca e Piccoli si fossero messi d’accordo per fargli fare brutta figura davanti ai suoi superiori. Con la fantasia bagnata di rum si immaginava complotti e accordi alle sue spalle, sghignazzanti bevute in cui lo prendevano in giro e…
“Sei uno stronzo” biascicò alzandosi.
Per la prima volta da quando si conoscevano, Augusto sembrò davvero sorpreso.
“Come prego?” chiese socchiudendo il libro.
“Non ci provare con me brutta checca” disse il Consulente alzando la voce “lo so che te e quel frocetto di Lisca vi siete messi d’accordo!”
Augusto riprese il solito contegno dopo il primo attimo di smarrimento, riaprì il libro che stava leggendo e disse: “Lei è ubriaco e non sa cosa sta dicendo”.

“La sua attuale posizione potrebbe richiedere di dover attendere ancora ulteriori sviluppi.”

Ma Armetrino caracollò verso la poltrona del Piccoli e gli si avvicinò col fiato che puzzava di acido.
“Col cazzo che non lo so lo so lo so eccome checca” riprese fiato e strillò “HAI CAPITO?!?”
Piccoli scostò la poltrona e si alzò.
“Se ne vada”.
“Altrimenti che fai? Chiami il tuo amichetto? Dai chiamalo ci divertiamo”.
“Ho detto… se - ne - vada!” disse Piccoli scandendo le parole e spingendo via la massa sudata del Consulente che gli si buttava addosso.
Armetrino non aspettava altro.
Reagì spingendo a sua volta Piccoli che cadde all’indietro e sbatté la schiena contro la seduta della poltrona. Il Consulente si appoggiò al tavolino e lo rovesciò. Il cellulare saltò via e si sfracellò contro lo spigolo della libreria. Si mise a squillare. Armetrino si lanciò verso il telefono.
“Lo stronzo chiama lo stronzo frocio!”
Piccoli si rialzò con un ghigno di dolore.
“Fermati idiota!” strillò.
Armetrino si girò di scatto.
“Come mi hai chiamato” disse ruttando “COME MI HAI CHIAMATO?”
Urlò gettandosi verso Piccoli che si rannicchiò contro la poltrona per proteggersi.
Armetrino inciampò nei resti del tavolino e cadde a faccia avanti.
Piccoli sentì il setto nasale del Consulente cedere contro il suo ginocchio con un piccolo schiocco e i pantaloni bagnarsi di sangue.
Armetrino strisciò via. Il dolore l’aveva fatto rinsavire di colpo. I due si guardarono. Piccoli ancora chiuso a riccio e il Consulente con il sangue che gli colava lungo il viso.
“Bi hai rotto il daso” disse incredulo.

[...]

2.9.10

Arcade Fire & Blade Runner

Recentemente sul mio reader sono apparsi due progetti che reintepretano i limiti della piattaforma da cui provengono e la spingono un po' più in là e quindi, già solo per questo, si sono meritati un post da queste parti.
Gli Arcade Fire e Chris Milk, regista già conosciuto per Last Day Dream, ci regalano un piccolo gioiello interattivo con The Wilderness Downtown. Il "video" del singolo We Used To Wait trova un nuovo utilizzo per Google Maps. Il progetto si basa su HTML5 ed è sponsorizzato da Google, tant'è che per goderselo al meglio è richiesto Chrome (ma si può vedere su qualunque browser compatibile) e si basa su StreetView e altre amenità made in Big G.

L'applicazione richiede l'inserimento di un indirizzo (il posto dove avete trascorso l'infanzia) e poi vi fa correre con il ragazzo/a protagonista alla ricerca del vostro luogo natale. L'esperienza è davvero riuscita e racconta perfettamente la canzone. Le finestre del browser si aprono a tempo e c'è anche un minimo di interattività potendo lasciare un messaggio a voi stessi più giovani.

Non vi racconto di più perché va assolutamente provato. La nostalgia è assicurata e l'esperienza anche un po' alienante (Mauro l'ha raccontata benissimo QUA). Fa davvero strano vedere la strada in cui sei cresciuto far parte di un video musicale.
Per poter godervi lo spettacolo clickate pure QUA e cominciate a correre.

François Vautier ha invece infuso il suo grande amore per Blade Runner prendendo i 167.189 frame che compongono il film e riassemblandoli in unica immagine di 60.000 x 60.0000 pixel (3.6 gigapixel). Ci ha poi fatto scorrere sopra la camera montando il tutto con pezzi dell'audio originale del film. L'effetto è particolare e un film sviluppato sullo spazio piuttosto che nel tempo (anche se lo spazio è virtuale) mostra la mole di lavoro che c'è dietro a ogni singolo fotogramma. A dirla tutta, mi ha talmente convinto che ci voglio fare una carta da parati così.
Con tutto Apocalypse Now.