11.12.11

Stuck è on-line!



Di Ivan avevo già parlato QUI per il suo Lady Tentacle. Ma il Silvestrini non è certo uno che si ferma. E così, non solo sta dirigendo il suo primo film intitolato "Come non detto" ma ha anche trovato il tempo di pubblicare l'episodio zero della sua web-serie, STUCK!
Guardatelo a 1080p e godetene. E' davvero un gran lavoro.

Ora, QUESTO è il blog del progetto in lingua inglese (anche l'episodio 0 è in inglese ma se avete bisogno dei sottotitoli basta clickare"CC"  su youtube in basso a destra per i sottotitoli in italiano), QUESTA è la pagina Facebook e QUESTO è il blog nuovo di zecca di Ivan.

In realtà, in una piccolissima parte, su Stuck c'è anche un po' del mio lavoro. Ho collaborato con Ivan in veste di story-editor alla stesura degli episodi. E' troppo presto per raccontarlo, e inoltre vorrei prima fare un post su che cavolo è il lavoro di story-editor, ma di sicuro si parlerà ancora di Stuck da queste parti.

Buona visione!


Harpun - pagine 6, 7, 8 & 9

No, non ho saltato un aggiornamento. Volevo solo parlare  di queste quattro tavole tutte insieme perché in queste pagine c'è tutta la genesi di Harpun. In una versione più sfocata, ce le ho avute in testa per quasi un anno e, finalmente, sono a spasso per la rete. Sono le tavole su cui ho basato tutta la sceneggiatura del primo capitolo e, assieme ad un'altra immagine che non dirò perché è uno spoiler grosso come una casa, sono un po' il riassunto delle vicende di Rebecca e Joshua.

Da una parte è una grandissima soddisfazione. Dall'altra, per la prima volta forse mi rendo conto che cominciamo a fare sul serio. Siamo stati sempre di corsa, a rincorrere le mille cose che ti capitano volente o nolente quando inizi un'avventura del genere. Siamo in una sorta di Limbo del Ritardo in cui tutto quello che fai, anche se lo fai in anticipo, è comunque in ritardo di una settimana. Ma almeno queste quattro sono on-line. Ed è davvero una goduria.

Buona lettura!

29.11.11

Harpun - pagina 4 & 5



E ci siamo! Finalmente arriva Rebecca.
Ora, dopo le prime tre tavole introduttive, si comincia a fare sul serio.
Harpun sta crescendo in consensi e visite e un enorme grazie lo devo a RRobe. Due passaggi sul suo blog hanno fatto schizzare le visite giornaliere, ci ha cazziato (e non poco) sulla sola tavola a settimana (e infatti da oggi ce ne saranno due ogni lunedì) e poi ha suggerito il colore dei capelli della nostra ramponiera!
Ora, se dopo tutta questa pubblicità mandiamo in vacca il progetto, è tutta colpa di Federico!




Vabbè, scherzo, in realtà Fede si sta facendo un mazzo tanto. Non diteglielo, ma diventa ad ogni vignetta più bravo!

22.11.11

Harpun - pagina 3


Lo ammetto, questa era tosta. In un primo momento, l'idea di inserire la  voce di Joshua nella storia e in una sorta di romanzo epistolare mi era sembrata buona. L'intenzione era di utilizzare le mail per ricreare quel modo di raccontare tipico del romanzo gotico (qualcuno ha detto Dracula?) ma poi ci avevo ripensato, perché avevamo progettato un'uscita a settimana e c'era poco spazio per raccontare tutto.

Il problema è che non avevo fatto minimamente i conti con la risposta del pubblico alle prime due tavole, che si può riassumere in: "Sì, carino, per carità... ma datecene di più , DI PIU'!!!".

Al centesimo commento su cento, sia a voce che sul blog che per mail, che diceva più o meno la stessa cosa, con Federico ci siamo guardati e ci siamo domandati come e se potevamo aumentare il numero delle uscite. Il "diario" di Joshua ci è stato anche gentilmente suggerito. A questo punto non avevamo alternative e abbiamo provato a realizzarlo. 

Tutta questa premessa per dire che non sarà l'unica mail di diario che Joshua indirizzerà alla sorella e che, sì, ci sarà più Harpun per tutti dal prossimo lunedì con ben due tavole a settimana. Stiamo anche pensando a degli aggiornamenti infrasettimanali e intanto abbiamo reso il tutto più social.

QUA la pagina Facebook.
QUA la pagina Google+.
QUA l'indirizzo mail a cui scriverci.

Ah, ovviamente, c'è una piccola citazione in tutto ciò, e neanche troppo nascosta.

Buona lettura!

14.11.11

Harpun - pagina 2

Sul blog latito un po'. E no, non è perché è uscito Skyrim. Assolutamente. Anzi, sto anche lavorando ad un altro progetto e un sacco di altra roba... Sì, sì. Lavorando...

Ma lasciamo stare e parliamo di cose veramente importanti, eh?
Federico ha fatto un piccolo capolavoro con la prima splash page di Harpun. La trovate QUI o clickando sull'immagine sottostante.

Buona lettura!

7.11.11

Harpun - Pagina 1

E finalmente ci siamo!
Prima pagina di Harpun on line. La trovate QUI o clickando sull'immagine qua sotto per essere rediretti al blog di Rebecca e Joshua.
Buona lettura!

25.10.11

Harpun

Ci siamo!
Avevo parlato più volte di novità che avrebbero coinvolto questo blog nei prossimi mesi e oggi posso finalmente annunciare la prima. E sono pure un bel po' emozionato.

Si tratta di un progetto a cui tengo moltissimo,  un web comic totalmente gratuito a cadenza settimanale che potete trovare QUI!

Ma andiamo con ordine. La genesi del progetto è semplice. Circa un annetto fa, Federico postò sul suo blog questa immagine:
Ho adorato quel disegno da subito e gli ho chiesto se potevo "rubarlo" per una storia. Fede disse di sì e preparammo un progetto, modificandone soprattutto le atmosfere, che poteva essere riassunto in quest'altro disegno qua:
La storia di Rebecca e Joshua è rimasta poi tra le "cose da fare" per un po'. Finché, all'ultima fiera di Narni, ci siamo decisi a pubblicarlo sul web. Abbiamo modificato storia e design dei personaggi e ci siamo accordati per una cinquantina di tavole, che ci avrebbero fatto compagnia per un anno (secondo il calendario fumettistico italiano, da una fiera di Lucca all'altra).

La scelta del web deriva soprattutto dalla mia precedente esperienza con La Scusa e dal fatto che entrambi sentivamo la necessità di un posto dove rifugiarci dagli altri progetti che stiamo portando avanti (arriveranno anche quelli) e che ci prendono la maggior parte del nostro tempo lavorativo.

Perciò, registrato il dominio www.harpun-comic.blogspot.com, Rebecca e Joshua hanno finalmente una casa e li potrete trovare con una nuova pagina delle loro avventure ogni lunedì a partire tra due settimane (anche se non escludiamo di pubblicare qualcosina prima).

E il comic-soon?
Il grandissimo Andrea Mazzotta ci ha concesso una pagina sul free press gratuito da lui diretto e che potete trovare alla fiera di Lucca, nelle migliori fumetterie Alastor, nelle scuole di fumetto in giro per l'Italia e sul web all'indirizzo qua sotto subito dopo la splendida copertina di Flaviano. Oltre a un mio articolo sui Cyborg 009 (strano che ne parli, eh?) c'è infatti una tavola autoconclusiva di Harpun. E' slegata dalla trama principale raccontata sul blog e perfettamente godibile da sola, anche se speriamo vi faccia venir voglia di seguirci ogni settimana. Se clickate sull'immagine qua sotto vi si aprirà il comic-soon, siamo alla terzultima pagina.
Se invece passate a Lucca, io sarò in giro dalla domenica a martedì. Probabilmente a far danni allo stand GP (dove vi ricordo che Yoshiko presenta il suo Sute e di cui ci sarà la presentazione alle ore 13 - showcase Napoleone), o allo stand NPE, dove se volete un disegno di Rebecca non avete altro che da chiedere (a Federico, non a me. Io ve lo farei pure ma viene una schifezza).

Vi lascio al comic-soon e alla prima tavola di Harpun che trovate a pagina 46!


Clicca sulla copertina per scaricare la rivista oppure leggila on-line su issuu

18.10.11

[RiR] Arrietty

Arrietty è il primo film targato Ghibli del regista Hiromasa Yonebayashi.
Miyazaki c'entra, a quanto sembra, soprattutto in fase di sceneggiatura e storyboard. Ma la sua mano si vede sugli splendidi fondali, su certi stilemi narrativi e sul design dei personaggi. Tutto inconfondiblmente Miyazakiano. Ma il film non è firmato dal maestro. Non ha seguito lui tutta la lavorazione e, in ultimo, non è un film di Miyazaki.

E meno male.

Ecco, non avrei mai pensato di scrivere una cosa del genere, eppure è quello che ho pensato uscendo dalla sala soddisfattissimo e con un gran sorriso. Io per Miyazaki ho una specie di venerazione. Ho visto quasi tutto quello che ha firmato, ho visto quasi tutto quello prodotto dallo Studio Ghibli e, a parte i lavori di Takahata e lo splendido Mimi wo sumaseba, difficilmente lo Studio Ghibli è riuscito a staccarsi dalla figura ingombrante del loro regista più famoso. Tanto che le due cose sono andate praticamente sovrapponendosi. Più volte la Ghibli ha sentito la necessità di trovare nuova linfa vitale man mano che i suoi fondatori invecchiavano. C'ha provato con I Racconti di Terramare del figlio di Hayao, Goro Miyazaki. E ha fallito. Tanto da farmi pensare che lo studio di Totoro fosse ormai irrimediabilmente in ostaggio del suo rappresentante più famoso. Almeno fino ad Arrietty.
Come dicevo, il film deve tantissimo al maestro. Eppure, la gestione dei tempi narrativi, il modo in cui viene raccontato il rapporto impossibile e agrodolce tra i due protagonisti, l'attenzione all'animazione (Yonebayashi ha lavorato come animatore in praticamente tutti i capolavori della Ghibli) rendono Arrietty un prodotto fortunatamente diverso. Saldamente inscritto nella tradizione, se ne discosta senza tentare di riprodurre il tocco di Miyazaki ma costruendo un film solido, con una storia e un finale in minore decisamente interessante, con un'ottima colonna sonora affidata a Cecile Corbel e con dei fondali e una attenzione al dettaglio CLAMOROSI.
C'è ancora da lavorare secondo me sulla struttura narrativa, che è un po' lenta all'inizio ma che riprende ritmo alla grande verso la fine, ma si stratta di preferenze personali, il film in se è un gran bel lavoro d'esordio. Credo che finalmente la Ghibli possa tirare un sospiro di sollievo, capitalizzare lo "stile Miyazaki" e provare a produrre nuovi lungometraggi anche senza la firma del maestro. In poche parole consigliatissimo, sbrigatevi a vedere Arrietty prima che lo tolgano dalle sale!

11.10.11

[RiR] Valhalla Rising

Tutti parlano di Drive, nuovo film di Nicolas Winding Refn, ma noi no. Fedeli alla tradizione di questo blog e delle recensioni in ritardo, oggi parliamo del suo film prima, prima tipo 2009, Valhalla Rising.
Il film sul vichingo One-Eye, chiamato così perché ha un occhio solo (originale, eh?) e sul suo viaggio tra cristianesimo e America, è impostato da Refn in maniera un tantino pesante. Film a capitoli (da quanto non vedevo un film a capitoli?), lentissimo, parcheggia, tira il freno a mano e chiude gli specchietti quando racconta della nave che dovrebbe portare il nostro One-Eye, il suo giovin protetto e un gruppo non meglio precisato di cristiani alle crociate. Solo che poi incappano in un nebbione che manco la pianura padana e si ritrovano sulle coste dell'America. Dove, tipo in sei, vogliono fondare la nuova Gerusalemme. Che voglio dire, in sei e tutti uomini, verrebbe fuori una nuova Gerusalemme un po' gaia...
La lentezza esasperata, i primi piani sui personaggi che, zitti, guardano intensamente fuori campo, le esplosioni di violenza molto dettagliate e con sbudellamenti vari, i dialoghi spesso autoreferenziali da monologo teatrale, i flashforward (qualcuno ha detto Trama di Ratigher? Ma attenzione, su Trama sono resi molto, ma molto meglio. Refn diciamo che li usa per buttarla un po' in caciara) dovrebbero rendere il film una palla pazzesca (e ci provano. Ah, se ci provano). Di vichingo c'è poco, di cristianesimo e di guerre di religione pure. Di vichinghi e indiani e di scontro tra culture proprio zero.
Eppure m'è piaciuto. Ha una sua cifra stilistica potente, alcune immagini restano impresse con forza, gli ambienti, la natura incontaminata e minacciosa, One-Eye e il suo modo di chiudere i discorsi ad accettate sul cranio hanno una forza evocativa rara nel cinema di oggi. Non ho ancora visto Drive, ma da quello che ho letto lo stile di Refn è simile e posso capire perché sia piaciuto. Quindi, giudizio sospeso. Da una parte è un film che va visto dopo un paio di caffè ché il sonno potrebbe sorprendervi come un'accettata vichinga, dall'altro immagini forti, personaggio potente, un modo di fare cinema non originalissimo ma personale. Da capire se questo Refn è uno che ci capisce o se questo suo modo di raccontare sia solo un bluff. Da studiare meglio.

5.10.11

009 Re: Cyborg


OH MIO DIO!!!L'hanno fatto!L'hanno fatto per davvero!!!Sto piangendo dalla commozione!Siano ringraziati tutti gli dei dell'animazione!!!



Ecco sì, dopo il video un po' di contegno... ehm... production I.G porterà il film di Cyborg 009 al cinema. Dopo il primissimo spot in CGI, molte cose sono cambiate. Ma i Cyborg spaccano come sempre. Anche per il cast hanno fatto una gran bella selezione, ecco i credits:
Original Creator: Shotaro Ishinomori
Screenwriter/Director: Kenji Kamiyama
Music: Kenji Kawai (Moribito - Guardian of the Spirit, Eden of the East)
Character Designer: Gatou Asou (Moribito - Guardian of the Spirit)
Animation Director: Daisuke Suzuki
Art Director: Yusuke Takeda (Ghost in the Shell: Stand Alone Complex)
Project Producer: Hiroaki Matsuura
Producer: Tomohiko Ishii
Co-Production: Production I.G/Sanzigen
Distribution: Production I.G/T-Joy


Adesso non resta che aspettare l'autunno del 2012. Poi, per me, il mondo può pure finire.

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4.10.11

Michael Bay in lattina


Ho pochissimo tempo per il blog in questi giorni ma lo spot per l'energy drink di Michael Bay m'ha fatto sogghignare un bel po'.



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1.10.11

Romics!

E anche quest'anno si va a Romics.

Mi trovate oggi nel pomeriggio in giro per gli stand e domani in conferenza a presentare questo:
E che c'entro io in un manga del genere? Non è tutto di Yoshiko Watanabe, sceneggiatura e disegni?
Sì, assolutamente.  E' il primo lavoro di Yoshiko da autrice completa e già per questo va festeggiato. Il sottoscritto ha fatto un lavoro di story-editing dietro le quinte, e GP e Francesco Meo sono stati davvero molto gentili ad invitarmi a presenziare alla presentazione ufficiale.

Perciò, se siete in fiera, ci vediamo oggi pomeriggio a spasso o domani, Domenica, alle 15 alla presentazione di Sute!

22.9.11

Back on line


Dice: "ti sei riposato in vacanza?"
Ecco, no. Non proprio. Tra robe di casa e robe di lavoro, sì e no se ho trovato mezza mattinata per me. E comunque, avevo la testa impicciata. Sto preparando un sacco di roba, davvero tanta. E tutta a cui tengo moltissimo. Da qui la foto qua sopra. Si tratta della versione ridotta di ciò che sto leggendo in questi giorni, contemporaneamente. Che poi forse è tutto questo leggere in contemporanea che mi incasina la testa, ma vabbè...

Dice: "ma sta roba che dici sempre, ma quando ce la fai leggere?"
Eh, questo è più complicato. Nel senso che arriverà tutto, con calma e pazienza. E arriverà ovviamente tutto assieme, quando niente e quando troppo...
Però, facendo i dovuti scongiuri, la prossima piccola-grande novità dovrebbe essere pronta per Lucca, tra un mesetto circa.
Dice: "Bè? Di che si tratta?"
Niente anteprime, tutto ancora troppo in fieri, ma diciamo che è inspirata in qualche modo ad uno dei libri qua sopra.

Dice: "In fieri? Ma come parla questo qua?..." e poi dice "...se vabbè, un sacco di belle parole ma poi finisce come i racconti che, avevi promesso, avresti messo a gratis sul blog."
No, giuro! Ci sto lavorando! E fanno parte di una cosa grossa, molto grossa, che dovrebbe uscire SICURAMENTE prima di Lucca prossima. Prossima non questa... duemiladodici, intendo...

Dice: "Seeeeee, 2012! E se mio nonno c'aveva tre palle era un flipper..."
Ok, basta qua. Prossimo post solo un bel video senza voce fuori campo, eh?

18.9.11

Ultimi giorni di vacanza

Ferie, passate la maggior parte del tempo dietro agli ultimi ritocchi a casa (grazie Decu!) e appresso a nuovi lavori su cui ci farò un post a breve. Ferie anche dal blog soprattutto perché avevo bisogno di schiarirmi le idee che mi frullano in testa.

Pochi film visti, pochi fumetti letti, tanti, tanti libri in giro per casa, leggo spizzicando di qua e di là e vado delineando il progetto che nel prossimo anno mi prenderà un bel po' di tempo e che avrà un bel po' di spazio da queste parti (troppo presto ancora per parlarne, facciamo che lo affrontiamo dopo Lucca comics va).
Ottimi pranzi (grazie amore!), qualche passeggiata (grazie amore!) e piacevole vita domestica (grazie amore!).
Ma le prossime ferie, cascasse il mondo, torno qua (va bene, amore?)

30.8.11

Del perché c'è uno che mi assomiglia su John Doe

Visto che è ufficiale, colgo l'occasione per ringraziare Fede e Rrobe che mi hanno fatto fare una comparsata su JD 11.

L'albo è uno di quelli che, in termini tecnici, spacca davvero. Ve lo consiglierei, se non fosse un bel punto di svolta per una storia decisamente fuori dagli schemi proprio come piacciono a me. Quindi prima recuperatevi l'intera collezione (dai su, sono undici numeri uno meglio dell'altro) e poi gustatevi quest'ultima chicca sceneggiata dal Rrobe in maniera a dir poco impressionante.
Il perché invece sono finito nella vignetta d'apertura ad occhi sgranati e bavetta alla bocca o in questa mentre in t-shirt nera scappo da un Mauro invasato, è presto detto. Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, frequentavo una fumetteria. C'ero finito per sbaglio leggendo una recensione di un videogioco. Credo che la rivista fosse Game Machine e recensivano un gioco sugli X-Men. Ora, non ricordo minimamente che gioco fosse, né per quale piattaforma. So solo che la spiegazione di questi mutanti dai super poteri incredibili in un mondo che li disprezza e li odia colpì con così tanta forza la mia immaginazione adolescente che comprai il giorno dopo un albo degli X-Men. Per la precisione, questo qui:
Ora, per chi non abbia un minimo di conoscenza della saga degli X-Men, cominciare a leggerli proprio da quell'albo (e avendo letto a fumetti solo Topolino) è l'equivalente di provare a prendere un treno al volo saltando da un gru prima che di venire investito avendo le mani e i piedi legati e potendo usare solo le orecchie. Fuor di metafora, non c'ho capito un tubo ma l'albo era un ficata clamorosa. Dovevo avere tutti gli albi! DOVEVO! E così finii in quella fumetteria di cui sopra a cercare di collezionarli tutti nel minor tempo possibile rispetto alle mie magrissime finanze adolescenti.

Di lì a poco, in quella fumetteria, Lorenzo Bartoli e Andrea Domestici avrebbero presentato la loro nuova creatura, Arthur King. Io ci cascai con tutte le scarpe e ho ancora la collezione completa, comprese card autografate. E proprio in quella fumetteria lì, il Lollo nazionale avrebbe tenuto a breve un corso di scrittura creativa.
Io, alla prima lezione, arrivai in un ritardo clamoroso. Continuo a ripetere da circa sedici anni che non fu colpa mia. Mi avevano detto un giorno sbagliato. Ma per Mauro che venne a cercarmi per tutto il paese non è vero niente e ancora me lo rinfaccia (e all'epoca manco ci conoscevamo).
Così, arrivo in ritardo. Tutti mi aspettano incazzati e inizio la mia magica avventura nel mondo del fumetto italiano con occhi poco simpatici puntati addosso, soprattutto quelli dello spilungone che mi era venuto a cercare. Il corso, manco a dirlo, fu una specie di "ti do la risposta prima ancora che tu faccia la domanda" a livello esistenziale.
Devo a Rrobe, credo, la prima volta che potei leggere il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Devo a Lollo le due regole fondamentali per fare questo mestiere. Devo a Mauro un'amicizia ormai quasi ventennale che è continuata anche quando ero ben lontano dal mondo del fumetto. Devo a Betta alcuni tra gli aneddoti più divertenti dell'universo (sempre se ho interpretato bene quel l'orecchino a forma di pacman). E insomma, queste due tavole qua sopra romanzano un pezzo di  vita così importante la cui eredità si fa ancora sentire.
Grazie Roberto, grazie Federico, mi avete fatto commuovere.

Ah, se mai voleste leggervi cotanto albetto, vi troverete dentro, oltre a Fede, cotanti disegnatori (uno meglio dell'altro, c'è poco da fare):
Valerio Nizi
Luca Bertelè
Flaviano Armentaro

Il tutto raccolto sotto cotanta copertina. Ora, Decu, sinceramente... sta copertina è un fottuto capolavoro!

27.8.11

Evangelion Q

Il terzo della serie Rebuild in Giappone uscirà nell'autunno 2012.

No, ma bravi. Mettetici un altro po'... e no, i terremoti non valgono come giustificazione.

Ma soprattutto, lo volete chiamare qualche americano cazzuto a farvi i trailer? Perché ammettiamolo, siete delle belle pippe...

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22.8.11

Clicka qua, clicka là

Uno dei motivi per cui ho cominciato a pubblicare roba in rete era proprio la voglia di sperimentare gli ipertesti.
Pensavo di farci i soldi? No.
Pensavo che sarebbero stati il futuro della narrazione? No, neanche nei momenti più fomentati.
Pensavo che ci avrei scritto l'Odissea digitale e poi me ne sarei sceso? No, manco per niente visto quanto ne so di programmazione html.
E inoltre, ho sempre pensato che la vera narrazione interattiva, anche se acerba sotto alcuni punti di vista, già esista e sono quei videogiochi che adesso costano più di blockbuster hollywoodiani e incassano molto di più di discutibili blockbuster hollywoodiani.

Il mio interesse per questa forma di racconto nasce esclusivamente da un cortocircuito logico che mi ha portato pure alla laurea. E il cortocircuito è questo (versione corta corta da blog sennò perdo lettori, tranquilli):
 - Per trasmettere un contenuto ho bisogno di una lingua, intesa come regole per creare senso, ovvero di una grammatica.
 - Una grammatica è data dalla relazione delle parole. Se dico cane e dico poi bianco non ha molto senso, ma se dico "cane bianco" all'interno delle regole grammaticali della lingua italiana, do una precisa caratteristica a un cane che passava di qua del tutto ignaro.
 - La giustapposizione di vocali e consonanti genera parole, che hanno un senso compiuto di loro dato da una convenzione ma che ampliano il loro senso proprio giustapponendosi ad altre parole, e avverbi, e congiunzioni, e verbi e così via. E la cosa non ha praticamente fine.

I racconti giustappongono parole e creano senso. Il fumetto fa la stessa cosa usando la giustapposizione di vignette. Il cinema con la giustapposizione di inquadrature.
E insomma, è tutta una giustapposizione.
Gli ipertesti sono una giustapposizione e creano una forma nuova di racconto già nel loro sistema più semplice in assoluto (link da A a B).
Da queste basi, dai troppi libri-game giocati (dove oltretutto baravo leggendo ogni volta più descrizioni), dai troppi videogame, dai troppi fumetti, dal fatto che se incappo in una cosa devo smontarla e rimontarla subito per capire come funziona e dal fatto che ho una consegna importante ma ehi! Qui sto scrivendo il futuro!, da tutto questo, insomma, la mia voglia di pubblicare ipertesti narrativi. Da qua pure la scelta di NON metterci musichette/gif animate/cornicette interattive/filmati di gattini-ini-ini kawaii ma solo buoni, sani raccontini scritti e linkati tra di loro in modo da aumentare il significato di ogni spezzone narrativo e di ogni scena. Scene giustapposte, appunto.
Trovare la propria strada in un racconto così strutturato è come cercare la via d'uscita in un labirinto, senza mai essersi veramente persi e potendo uscire in mille modi diversi.

Ma come far sì che qualcuno leggesse cotanto sforzo? Come costringere tre poveri cristi a sorbirsi ogni mio esperimento da dottor Frankenstein-si-pronuncia-Frankenstin?
Ma certo!
Usando questo espediente come una "geniale idea narrativa" quando ci riuniamo a far rotolare dadi (ma non si tratta di casinò di alta classe, vestiti in smoking e sorseggiando vodka martini agitato non mescolato, proprio no) e facendone un esperimento narrativo in cui i tre poveri cristi sono costretti a leggere per sapere che cavolo hanno combinato in una vita precedente.

Risolto il problema delle cavie, ci ho preso gusto e il racconto così strutturato è finito sul mio sito web. Tutti gli altri, pertanto, possano darsi una letta a un fantasy magico a sfondo mitologico orientaleggiante, una cosetta sobria e senza pretese insomma, e tutti i personaggi hanno pure i super poteri. Fuck yeah!

Se l'idea di leggere una cosa così giustapposta v'intriga, se siete interessati a Eccelsi benedetti dal Sole Invitto che combattono contro la Fine del Mondo, o se più semplicemente volete avere un'idea di cosa sto blaterando da mezz'ora, qua sotto il link a tutto il racconto. Che è pure un work in progress quindi ogni tanto si aggiorna se proprio vi dovesse piacere.
Buona lettura!

 www.ilprincipio.timedrop.net

PS: Ah, le tre povere cavie sono, in ordine rigorosamente alfabetico, Adriano, Federico e Marco.
Muchas gracias compañeros!

17.8.11

Musica dal cielo

Non ho trovato moltissimo su Hitoshi Nomura in rete, ma quel poco che ho trovato basta e avanza se siete amanti dei progetti artistici che non sai se chiamarli "geniali" o "cagate pazzesche".
 
Tra il 1975 e il 1979, il nostro artista ha fotografato la luna nel corso dei suoi spostamenti notturni. Sulle foto ha applicato 5 linee e ha trasformato il tutto in note musicali. Ha fatto la stessa cosa con il volo degli stormi. Poi ha fatto suonare e cantare il tutto da un quartetto d'archi e da un coro.
Il risultato lo potete ascoltare QUA.

La traccia s'intitola "Song Of Quack", e ho detto tutto...

[via]

9.8.11

Dell'urgenza di finire



Se c'è una cosa che proprio non riesco a fare in questi giorni è quella di finire una cosa. Mi piacciono molto gli inizi, non sono così bravo sui finali. Sono giorni caldi, questi d'Agosto, e sono impegnato in un tour de force a preparare progetti. Progetti per roba da fare, per capire che tipo di rapporto creare con persone interessate al mio lavoro, per portarmi avanti in modo da non arrivare strozzati a Lucca. Roba da finire perché l'ho promesso, roba da finire perché ho preso un impegno. Roba da finire perché c'è chi aspetta di leggerla. E io con la roba da finire ho dei seri problemi. Non è mancanza di organizzazione, è proprio che mi stufo di fare. Mi prendo mille pause in ogni cosa perché mi piace distrarmi. E' una cosa che non avevo mai ammesso a me stesso ma ritengo la distrazione il miglior tempo speso della giornata. Mi serve a seguire l'istinto, a vedere cosa c'è dietro un angolo che altrimenti non avrei mai scovato. Per carità, non sto parlando di chissà quali botte di matto. Sono piccole cose, il leggere un numero di Tex piuttosto che stendere i panni. Roba così.

Ma nel mio piccolo, è una costante rinegoziazione delle priorità e la cosa mi manda ai matti perché le priorità che avevo stabilito ad inizio giornata non le rispetto quasi mai con corse notturne a recuperare la mia tabella di marcia. Stranamente però, non vado troppo fuori rispetto all'agenda che mi sono prefissato. Riesco sempre in qualche modo a recuperare. E quello che recupero, magari la sera sul divano mentre scrivo un raccontino fantasy, è roba buona. Roba che mi piace, che mi rilassa e che mi diverte. Ma anche qua, spesso non la finisco. Non le trovo un vestito adatto e non la porto fuori a ballare. Spesso sono racconti smozzicati, idee buttate là. Altre volte sono semplici sfoghi dettati da una giornata pesante. Ma la maggior parte degli appunti, anche quelli che ritengo veramente validi, finiscono in un file nell'HD a prendere polvere virtuale. Almeno da un paio di mesi a questa parte le cose però stanno piano piano cambiando. Casa nuova mi porta a finire. Sarà la spinta a pagare il mutuo ma le cose finalmente le porto a termine. Spesso stanco, a volte terribilmente in ritardo, ma sto cominciando a gustarmi la parola "Fine".

Mi piace scriverla in coda a un progetto o a un racconto. Mi piace dedicarmi quelle quattro lettere da mettere al centro della pagina. Mi da un senso di tranquillità. Certo, poi ci rimetterò la mani almeno quindici volte tra riscritture e refusi, ma almeno quel particolare racconto/progetto/sfogo/idea è in qualche modo concluso. Non mi accompagnerà più tra le cose da fare ma, soprattutto, non sarà più una scusa. Perché molte di queste cose me le sono trascinate appresso per mesi più per avere qualcosa da fare che per effettiva necessità. La sicurezza del lavoro in fieri ma costantemente procrastinato rispetto all'incertezza del nuovo e del possibile fallimento. Paura irrazionale del nuovo. E' questo che si è sempre nascosto dietro al mio non voler mettere la parola "Fine" alle cose. Ci ho messo una vita a capirlo, a volerlo capire. E' una di quelle cose che non avrei mai ammesso pubblicamente perché è uno dei difetti che mi riconosco e che mi danno più ansia. E lo faccio ora solo perché quella parola, quel "Fine" scritto con la maiuscola, ha un fascino tutto nuovo. A volte mi lancio nella scrittura di una cosa solo per pregustare quel sapore dolceamaro. Che poi mi conosco e rischio di cadere nell'esagerazione opposta, a voler per forza chiudere tutto prima del tempo senza avergli dato il giusto tempo di incubazione. Ma almeno oggi me la dedico e su questo post finalmente posso scrivere...

Fine

8.8.11

Post Split Screen

Quando mi sono imbattuto un questo video dei The Limousines la prima cosa a cui ho pensato è stata: "e adesso come cavolo lo intitolo il post sul blog?!?"

Il corto di Mathieu Wothke è oltre lo split screen. Mette a nudo il processo di realizzazione come se si trattasse di un making of traducendo il dietro le quinte in realizzazione effettiva. Usando photoshop, google, facebook, e cinema 4D (più altra roba che di sicuro non ho beccato), il video diventa subito post realizzazione e post making of. Forse un tantinello troppo post (e la canzone è decisamente lontana dai miei gusti) ma una visione lo merita.



[via]

4.8.11

La Aardman e il più grande set per animazione in stop motion del mondo

Ho una venerazione per la Aardman, c'è poco da fare. ll trailer del loro ultimo film sui pirati fa veramente ridere e ogni volta che gli inglesi di Wallace & Gromit mettono le mani su qualcosa finisce sempre per piacermi. E manco poco.

Quindi oggi post con doppio video, il trailer di THE PIRATES! BAND OF MISFITS che trovate a fine post e il secondo, che da il titolo al post, presentato come il più grande set d'animazione stop motion del mondo.
Che detta così significa pure poco se non fosse che i set per realizzare certi prodotti sono una delle cose più complicate di sempre da allestire. Tutto quello che finisce sullo schermo esiste in piccoli modellini che vengono spostati di pochissimo ogni volta che la macchina da presa scatta un nuovo fotogramma.

La Aardman ha uno dei suoi marchi di fabbrica nei labiali dei suoi personaggi. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, il labiale è la forma della bocca che il personaggio animato prende quando deve pronunciare qualcosa. Quando si tratta di doppiare personaggi che non esistono o che parlano in un'altra lingua, si cerca sempre di far coincidere il labiale il più possibile con il movimento della bocca del personaggio. Nel caso dei film il lavoro è del doppiatore, che cerca di restare il più vicino possibile ai movimenti della bocca dell'attore che sta doppiando. Nel caso dei film d'animazione sta all'animatore, che in base alle parole pronunciate dall'attore nella colonna audio guida, ricreerà un movimento della bocca il più simile possibile a quello "vero".

Ora, tornando alla Aardman, il loro lavoro sui labiali è eccezionale, perchè creano varie "bocche" per ogni fonema che i loro personaggi dovranno pronunciare e li sostituiscono spessissimo proprio per dare alle loro animazioni quella tipica parlata "a bocca larga" che li caratterizza. Per fare questo, ore e ore di lavoro a sostituire ogni singola bocca per ogni singolo fonema per l'intera durata del film. Ma almeno si è all'interno di uno studio al chiuso. Protetti dalle intemperie e dove si ha il controllo di cosa si sta facendo.

I ragazzi di Peter Lord però si sono presi una vacanza e hanno deciso di animare un intero chilometro e mezzo di spiaggia registrando tutto con un Nokia N8 (la casa finlandese sta davvero puntando tanto su certi prodotti visto anche il mio post precedente).

Il risultato è qua sotto.
E più sotto anche il trailer del film sui pirati, che ogni volta che me lo rivedo mi fa sempre ridere.
E ancora più sotto il making of del corto, guardatelo, è veramente interessante.





2.8.11

Splitscreen: A Love Story

Vincitore del Nokia Short Competition 2011, questo corto è un altro esempio di come ormai non sia tanto la tecnologia quanto l'idea a essere fondamentale.

Anche se andarsene 4 giorni in giro per Parigi con un cellulare Nokia N8 a mo' di steadycam e portarsi a casa un montato come questo proprio solo "idea" non è, diciamolo.

29.7.11

Bacia la bottiglia

Non riesco sinceramente a capire se è genio o follia...Comunque sia, in Giappone hanno preso tre idol, hanno fatto ad ognuna di loro il calco delle labbra e le riproduzioni di suddette labbra vengono "omaggiate" come gadget.
Così uno mentre beve una Zima (che c'ha il nome adatto ad un tipico scherzo giapponese: "Mi passi una Zima?'", "eh?", "Baka!") ecco, uno si beve una Zima e si immagina di baciarsi una idol.
No, non scherzo, sta anche nelle istruzioni che te la devi immaginare.
Poi, se veramente non ne avete mai abbastanza, eccovi pure lo spot.


[via]

25.7.11

Painting Reality

500 litri di vernice su asfalto e duemila automobili.
2010, Rosenthaler Platz, Berlin.

Genio.

21.7.11

The Lost Thing

Vincitore del premio Oscar 2011 come miglior corto d'animazione, The Lost Thing è tratto da un libro di Shaun Tan.
Autore di libri illustrati conosciuto dalle nostre parti soprattutto per L'Approdo edito da Elliot Edizioni (che ha pubblicato anche The Lost Thing con il titolo di Oggetti Smarriti), il lavoro di Tan è particolare. Una sorta di surrealismo pop che racconta storie umanissime ambientate in luoghi assurdi.

Visto il particolare design di Tan, il lavoro fatto sul corto è davvero buono. I personaggi sembrano uscire direttamente dalle pagine di uno dei suoi libri e la coerenza grafica è notevole. Se però voleste avvicinarvi al lavoro di questo autore per la prima volta, godetevi il corto ma poi andatavi a sfogliare L'Approdo.

E' tutt'altro genere ma la potenza narrativa e iconografica della tavole di quel volume è davvero unica.

Buona visione/lettura!

19.7.11

[RiR] Serial Experiments Lain

Nel 1998 esce in Giappone una delle serie anime che più mi hanno impressionato in assoluto: serial experiments lain. Da lì a pochi mesi il mondo avrebbe cominciato a sbavare per Matrix spesso senza neanche sapere quanto il film dei fratelli Wachowsky dovesse ad una certa fantascienza nipponica, che proprio nella terra del Sol Levante aveva reinventato il genere facendo fare un gigantesco salto in avanti ai concetti di rete e connettività.
Serial Experiments Lain si inserisce in quel tipo di narrazione e la reinterpeta in una forma alienante, trasferendo la rete nella realtà e viceversa. E' un misto tra Twin Peaks, Neuromante e Ghost in the Shell. E' un viaggio psichedelico alla ricerca della propria identità in un mondo in cui la realtà è fatta di bianchi accecanti e di ombre colorate, in cui il potere della volontà è assoluto e in grado di reimpostare la realtà e la virtualità con un semplice gesto.
A livello visivo resta un capolavoro assoluto, il design e la regia concorrono a creare un senso di ansia nello spettatore che piano piano lo porta a guardare il mondo ipertecnologico di Lain come un'alterità incombente e pericolosa. A livello di storia, forse il finale è quello che più risente del passaggio del tempo. Troppi finali simili, soprattutto da prodotti giapponesi, potrebbero portare lo spettatore più smaliziato a indovinare la conclusione e soprattutto a digerire poco una svolta semplicistica per una trama che parte in quarta ma che sul finale perde colpi. Non voglio dire che si tratti di un brutto finale ma, in base anche alla vostra conoscenza del genere e di come spesso i Giapponesi trattino certi temi, le ultime puntate potrebbero risultare un po' prevedibili.
Se vi piacciono quei racconti pieni di silenzi, con un continuo senso d'ansia protratto lungo tutto l'episodio o anche se solo vi piacciono i cartoni animati e non pensate che siano un genere esclusivamente per bambini, Lain è un consiglio spassionato. Si rimedia pure facilmente visto che l'intera serie in DVD è stata raccolta dalla Dynit in un cofanetto (su Amazon per i 4 dischi chiedono 22,50 €).

Ah, una delle cose che mi rimase più impresse di Lain la prima volta che la vidi fu il sistema operativo olografico. Era un elemento abbastanza importante nella trama (alla protagonista era richiesto hardware sempre più potente per sfruttare la rete). Niente di troppo fantascientifico rispetto al resto e sembrava così a portata di mano.... Ecco, sempre in Giappone hanno appena prodotto un ologramma 3D senza necessità di occhiali. Lo spazio di proiezione è libero, si possono poggiare oggetti direttamente affianco all'ologramma o addirittura direttamente sopra. Basta renderlo interattivo ed è fatta.