31.3.11

[RiR] Rango

Rango è un film particolare. Sarebbe stato particolare anche se la sceneggiatura, con qualche adattamento, fosse stata girata con attori in carne e ossa. Ma così, in animazione e con un character davvero strano rispetto agli standard odierni dell'industria... ecco, così Rango si presenta decisamente fuori di testa.
Ho apprezzato moltissimo questa scelta di Gore Verbinski. E' una ventata d'aria fresca in un genere, quello dei lungometraggi 3D, che esiste per piacere a un pubblico 0-99 anni, e che quindi, per forza di cose, tende a essere ripetitivo nella sua struttura narrativa.
Ecco, Rango no.
Rango parte che sembra Pirandello, con un camaleonte in cerca d'autore. O meglio in cerca di un ruolo e di un identità e che si riscopre sceriffo nel villaggio di Dirt (ribattezzato in italiano con "Polvere" ma chi io avrei adattato con un molto meno elegante "Zozzo". Anche perché il film non è elegante per nulla).
Il camaleonte, di cui non sapremo mai il vero nome, si ritrova catapultato dentro ad un vilaggio uscito dritto dritto dal mito del Far West e, stella di latta sul petto, si mette ad amministrare la sua personale giustizia.
Rango, però, è un film che si fa nei primi dieci minuti. Sono quelli più strani e quelli più difficili da digerire ma tutto il racconto è lì. Tutta la trama è lì. Il resto è un incredibile western fatto da chi quel genere lo conosce, pieno di citazioni da ogni dove e decisamente classico nel suo essere, appunto, di genere (QUA la recensione di Rrobe e QUA quella del Glifo per un approfondimento su questo tema).
Io personalmente ne sono uscito deliziato, anche se effettivamente a fine proiezione mi è stato fatto notare come il film potesse essere un po' noioso.
Noioso?!? Come fa ad essere un po' noioso un film così?!? Però effettivamente, col senno di poi, Rango è un film talmente citazionista della struttura classica dei western da essere quasi prevedibile nel suo sviluppo.
Il problema è una sceneggiatura con una cesura fortissima tra prologo e svolgimento. Piena di a parte (la sequenza con lo spirito del west o quella dell'armadillo sulla strada) e con una fortissima carica metalinguistica.
Il camaleonte Rango in cerca di un'identità interpreta coscientemente un ruolo e si rifà in tutto e per tutto a quello di pistolero, proprio come potrebbe fare chiunque abbia visto almeno una volta nella vita Per un pungo di dollari. Ecco perché per me i primi dieci minuti sono la vera trama, perché è dove più chiaro che il film sta usando il western per raccontare un'altra cosa. Il genere è fedele alle sue esigenze narrative interne ma viene piegato per divenire una funzione metatestuale di un'altra storia. Una storia, quella del camaleonte senza nome, che si svolge di riflesso e praticamente mai messa in scena sullo schermo a parte pochi minuti.
Esagerato per un cartone animato? Forse. Ma è questo il bello di Rango, la sua stratificazione e la possibilità di dare più piani di lettura rispetto alla media dei film d'animazione in circolazione.
E il tutto cucinato con delle gag fantastiche e con un gran ritmo.
Insomma, da vedere.

30.3.11

[RiR] Rapunzel

Ci stavo pensando mentre rivedevo questa recensione e mi sono accorto che questo blog va a periodi, proprio come la mia vita. Ci sono momenti in cui seguo tantissimo la rete per quanto riguarda anteprime o video particolari. Questo si riflette in un sacco di post pieni di codici di YouTube o Vimeo.
Ci sono momenti in cui vado molto di più al cinema o in cui in generale guardo molti più film, e allora ecco RiR come se piovesse. In realtà, non sono così monotematico e le cose sono molto più ingarbugliate di quanto possa sembrare dai post qua sopra.
E poi mancano tre altri elementi fondamentali: i fumetti e i libri (di cui dovrò iniziare prima o poi a fare recensioni) e la scrittura (che in questo momento mi prende tantissimo tempo in ufficio, anche se lentamente sto preparando il prossimo racconto da pubblicare a puntate dopo La Scusa).
Ovvio che poi ci sono il lavoro in RBW da producer e la vita privata... e soprattutto alla vita privata devo la RiR di oggi che, facendo fede al suo nome, è in ritardo.

(messaggio privato: se mai ti venisse un dubbio... solo te, sì proprio te, potevi farmi aspettare per un film del genere).

E quindi, per la RiR di oggi: Rapunzel!
John Lasseter o è un miracolato o è una tra le menti più lucide del panorama cinematografico mondiale.
Non so quale tra le due ma, da quando ha preso in mano la Disney, lo studio d'animazione più famoso del mondo si è messo a sfornare dei gran bei film. Perché se c'è una cosa da dire, Rapunzel è un film Disney fin nei minimi dettagli. Ci sono le canzoni, c'è l'happy end, c'è la principessa in pericolo. C'è un'animazione strepitosa con un 3D che, a differenza di quello Pixar, è più morbido, più vicino ai disegni della scuola Disney classica (non per niente il design dei personaggi è di Glen Keane). Ci sono gli animali nel ruolo di spalla comica (Maximus, il cavallo, è geniale... voglio stringere la mano a chi ha deciso a caratterizzarlo così), c'è la strega cattiva e c'è il principe azzurro... che poi tanto azzurro non è.
Ma dov'è il miracolo quindi?
La vera bellezza di Rapunzel è la sua capacità di prendere il paradigma classico e attualizzarlo senza stravolgerlo con una facilità disarmante. E per la Disney, che ha pagato pesantemente il dazio del tempo che passa, è pura manna dal cielo. La sua sezione 2D in Australia era stata chiusa di recente e la sua produzione diminuita sensibilmente. Con l'affermarsi dei capolavori Pixar negli ultimi anni, i successi al botteghino sono sempre stati film d'animazione 3D. Film senza canzoni, senza principi azzurri e senza streghe cattive. Eppure, da quando la Pixar è stata comprata dalla Disney (o viceversa, se andiamo a vedere bene che cosa è successo a livello artistico), lo studio del topo più famoso del mondo ha iniziato a riprendersi. Dapprima con un film come La principessa e il ranocchio, che tentava di attualizzare il paradigma spostandolo nella New Orleans del blues, e poi con Rapunzel, film che abbandona il 2D ma che riprende tutti gli elementi della favola classica Disney.
Raccontare la trama della nuova principessa non avrebbe senso. Il soggetto è sempre quello. L'innovazione è come viene raccontato. Lo svolgimento, la caratterizzazione dei personaggi e, persino, le canzoni che non risultano indigeste, anzi.
L'unico dubbio che mi è venuto è sul 3D. Sia chiaro, il film è realizzato fin troppo bene, e forse rendere credibili tutti quei capelli in 2D (per quanto in CGI dev'essere stato un bagno di sangue) avrebbe richiesto troppo lavoro. Ma come sarebbe stata Raperonzolo se fosse stata disegnata frame per frame? Forse l'animazione computerizzata è stata l'unica concessione al trend degli ultimi anni. Per il resto, il film è fedele alle radici dello studio che sulla principessa eroina femminile ci ha costruito un impero ed è già un piccolo classico.
Se Lassater riesce a mantenere questa qualità per tutti i prossimi prodotti, Walt e soci potrebbero aver trovato un degno erede.

29.3.11

[RiR] Sucker Punch vs Piranha 3D - parte II

Esco decisamente deluso e un po' annoiato da Sucker Punch, inforco gli occhialetti 3D e a mezzanotte e quaranta sono pronto per la mia dose di Piranha.
Ora, io con il 3D ho un rapporto ambivalente. Da una parte l'idea dell'effetto parco a tema, con la roba che esce dallo schermo e gli effettoni esagerati non mi dispiace per niente. La stereoscopia deve ancora crescere per diventare un vero e proprio linguaggio e attualmente, tranne rarissimi casi come Avatar, nessuno ha fatto un analisi vera di quello che effettivamente questa innovazione tecnologica può offrire al cinema. Più semplicemente, le case di produzione si sono lanciate in una rincorsa alla spettacolarizzazione più becera dei loro prodotti spesso con risultati discutibili e con l'unico vantaggio (per loro) dell'innalzamento del costo del biglietto.
Ecco perché Piranha 3D lo trovo uno dei pochi film "onesti" per cui il 3D dovrebbe esistere in questa prima fase di sperimentazione. E' un film facile? Assolutamente. E' un film che fa della spettacolarizzazione becera il suo punto di riferimento? Certo, per questo il 3D ci sta bene.
E' inutile negarlo, il cinema non è solo Kurosawa e Kubrick. Il cinema è anche ragazze in bikini che si strusciano mentre una trama infantile, su dei piranha cannibali che stanno chiusi in una grotta dal mesozoico e che non aspettano altro che l'annuale festa sul lago con tanto di gara di miss maglietta bagnata per venire fuori a mangiarsi tutti, va avanti intervallata da video clip alla baywatch.
Dal punto di vista tecnico, il film ha degli effetti non proprio grandiosi e, almeno nella sala in cui sono stato, una stereo anche fatta male. Ma diverte. Tra umorismo involontario, ragazze in bikini (l'ho già detto?) ed effetti speciali anni 80 di corpi smangiucchiati (questi invece particolarmente riusciti), Piranha 3D rilassa e diverte.
Vederlo a casa non avrebbe senso, visto che tutto è fatto per cercare l'effetto facile da parco a tema. Quindi, in fondo, un film che da quello che promette. Non entrerà nella storia del cinema ma un paio d'ore di relax le regala sicuro.

28.3.11

[RiR] Sucker Punch vs Piranha 3D - parte I

Perché a volte di venerdì sera ho davvero la necessità di staccare e sono persino disposto ad accogliere con gioia la proposta di Mauro (che se non lo accompagnavo a vedere Piranha 3D non mi parlava più) e già che ci sto ci ho caricato sopra pure un Sucker Punch, così, tanto per non farmi mancare niente.

E quindi, doppio film nella stessa sera!
Si esce da una sala per entrare in un'altra!
E doppia recensione sul blog!
Piranha 3D e Sucker Punch!
Incominciamo oggi con la recensione del più brutto che è...

rullo di tamburi...


SUCKER PUNCH!
Essì che doveva essere uno confronto facile facile per il colossal di Zack Snyder. Il regista di 300 e Watchmen, alla sua prima prova senza appoggiarsi ad un soggetto già strafamoso, fallisce miseramente e porta in sala un film che definire noioso è poco.
E sto parlando di un film con ragazze vestite alla marinaretta, armate di katana che combattono nazisti non-morti steampunk, draghi medioevali e demoni samurai alti dieci metri... come cacchio si fa a sbagliare un film così?!?
Come dice bene RRobe, l'idea dietro tutto il progetto era simile a Matrix. Ovvero, facciamo un bel mischione di tutte le cose che sembrano cool e tiriamo fuori un film che spacchi al botteghino. Purtroppo, quello che Snyder & Co. hanno prodotto è semplicemente una brutta scopiazzata a livello estetico e registico di mille produzioni giapponesi e non. Senza coglierne minimamente la vera essenza innovativa, senza avere una vera ottica personale dietro al saccheggio di stilemi narrativi tratti da anime e videogame e, soprattutto, senza una sceneggiatura degna di questo nome.
Lo script è decisamente sconclusionato e noioso. Le parti che emotivamente dovrebbero essere quelle più coinvolgenti, quelle legate alla fuga della protagonista dal manicomio/bordello grazie al potere della sua mente, divengono degli intermezzi troppo chiacchierati che neppure una decina di ragazze in guepiere e bustino riescono a rendere interessanti. I pezzi d'azione più pura risultano dei (semplici) livelli da videogame, divertenti nel loro essere esagerati ma la sensazione di deja vu, di averli già visti da altre parti è molto, molto forte.
L'impressione generale a fine film è quella di un DVD di videoclip legati da una blanda storia che alla fine non ha nè capo nè coda e dove il tanto decantato "potere della mente" è anacronistico (non capisco proprio perché una ragazzina di quelli che sembrano gli anni trenta dovrebbe avere nel suo immaginario dei samurai demoniaci). E il finale del film da video motivazionale per chi soffre di poca autostima è veramente immotivato.

Per la recensione di Piranha 3D... ci si vede domani!

23.3.11

[RiR] Pom Poko

Pom Poko è un film strano.
Molto strano.
Non l'avevo mai visto fino all'edizione in DVD della Lucky Red e devo ammettere che ne hanno avuto di coraggio. Dopo aver portato finalmente Miyazaki nei cinema italiani, hanno deciso di proporre in home video gli altri capolavori dello Studio Ghibli.

Ora, di tutto il catalogo, perché scegliere proprio Pom Poko?
Tra una storia come Omohide poro poro, che è essenzialmente un viaggio interiore, e Una Tomba per le Lucciole, che è un film devastante nel suo essere tragico, Pom Poko poteva sembrare una scelta azzeccata (anche se io avrei proposto Mimi wo sumaseba come primo film Ghibli non Miyazaki).
Film d'animazione sui tanuki magici capaci di trasformarsi in qualunque cosa e che lottano contro l'uomo e l'espansione edilizia che stanno distruggendo i loro boschi, Pom Poko in teoria aveva tutte le carte per essere la scelta migliore tra i film diretti da Isao Takahata.
Se non fosse che la rappresentazione classica del tanuki giapponese è questa:
E sì, il tanuki è un animale mitico che usa il proprio scroto per farci di tutto. Devo ammettere che la cosa è gestita alla grande e anche con effetti comici non indifferenti. Ma a parte forse un cattolico sdegno e un umorismo involontario per un italiano di fronte a certi usi impropri dei gioielli di famiglia, il film poteva anche funzionare.
Il problema è in tutto il resto.
Pom Poko è un frullato di cultura nipponica all'ennesimo grado che mi ha lasciato a volte decisamente spiazzato (non sapevo di che cavolo stessero parlando in alcune scene). Essere un esperto non è un requisito fondamentale per godere del film ma di certo aiuta un bel po'.
Il primo film di Takahata targato Lucky Red è quindi un piccolo gioiello per gli appassionati di animazione (magistrali alcune sequenze di trasformazioni) e per chi ama senza ritegno la mitologia giapponese (bellissima la scena con la parata degli spettri).
Per tutti gli altri, è un film molto molto gradevole che però a tratti può lasciare interdetti per un gap culturale non indifferente che attraversa tutta la pellicola.
Un libretto di note a corredo avrebbe davvero aiutato.

19.3.11

Vicini al Giappone Domenica 20 a Roma

Ok, lo so. Avrei dovuto scrivere qualcosa sul terremoto che ha colpito il Giappone.
Ma in tutta sincerità, non riuscivo a mettere due parole in fila. Sento gli amici che hanno parenti a Tokyo, seguo le notizie sui media italiani e stranieri e per la maggior parte del tempo provo un senso di sconforto inebetito.

Per me il Giappone è un posto quasi magico. Uno di quei luoghi che la mia mente cataloga stranamente come "casa". Ho sempre pensato di andarci a vivere per qualche tempo. E' un posto che percepisco unico a livello emotivo. Seguo le uscite cinematografiche giapponesi più di quelle italiane e guardo molta ma molta più animazione giapponese che europea o statunitense. Non sono un vero esperto del Giappone. E' solo che la loro cultura mi accompagna dalle puntate di Goldrake che mio zio mi faceva vedere a casa sua su un vecchio proiettore super 8.

Vedere quel paese così in ginocchio mi ha lasciato un senso di vuoto. Non credevo che potesse capitare. Non a loro. Eppure stanno ancora lottando con un reattore nucleare che fa le bizze, con cifre tra morti e dispersi da apocalisse e con tutti i problemi di un paese in ginocchio.

Sono così molto contento di poter far rimbalzare anche da queste parti la notizia che XL e Il Circolo degli Artisti hanno deciso di instituire una serata per il paese del Sol Levante.

Ecco il loro comunicato:

VICINI AL GIAPPONE
Repubblica XL e Circolo degli Artisti dedicano la giornata di domenica 20 al Giappone dalle ore 18.30 in poi presso:

...Circolo degli Artisti
via Casilina Vecchia 42
00182 Roma

Ingresso a sottoscrizione libera

Repubblica XL presenta il numero di marzo dedicato alla cultura e alle arti nipponiche. L’ingresso sarà a sottoscrizione libera e i ricavati della giornata verranno devoluti alla raccolta fondi per la popolazione giapponese così duramente colpita in questi giorni.
Durante la giornata, verranno vendute opere originali degli artisti che pubblicano mensilmente sulle pagine di XL, oltre a manga cortesemente forniti da BD e JPOP e GP Publishing.
Tutti i ricavati verranno devoluti a favore della popolazione giapponese colpita dal terremoto.

Nella Main Room, dalle ore 21.30, ci saranno interventi mirati per discutere sulla situazione in Giappone attraverso il diario online della corrispondente di XL a Kyoto, Naoko Okada.
Presenti in sala Luca Valtorta, Luca Raffaelli, Diego Malara, David Vecchiato e Valerio Mattioli che faranno il punto sull'importanza della cultura e dell'arte giapponese in Italia e nel mondo.

Verranno inoltre esposte le tavole di Sute di Watanabe Yoshiko pubblicato da GP Publishing, con la partecipazione dell’artista.

Le sale del Circolo degli Artisti ospiteranno inoltre i lavori dedicati al Giappone degli artisti:
Andrea Angeletti, Giacomo Federici, Arsenio Bitritto, Francesca Pignataro, ZOOROMA, Marco Berliocchi, Emiliano Terenzi, Akiko Kusayanagi, Alessio Marcucci, Maria Paola Mancini, Giacomo Perversi, Davide Mancini, Giovanni Menestò, Caterina Giordo, Simona Ciuffa, BIV, Marco Tarascio.

Dalle ore 20.00 apertivo sushi.

A seguire, dalle ore 22.30, proiezioni di anime targati Yamato Video e DYNIT.

Di seguito un link che riporta alla pagina facebook dell'evento:
http://www.facebook.com/event.php?eid=189026354465734


Io ci faccio sicuramente un salto.
Ci si vede là.

PS: l'immagine che apre il post è tratta da Tokyo Magnitude 8.0, un anime tristemente fin troppo attuale.

16.3.11

[RiR] Dylan Dog - il film

Mettiamo subito le cose in chiaro.
Al di là di una possibile fedeltà o infedeltà all'originale cartaceo, Dylan Dog è un brutto film.
Anche per chi non ha mai letto un numero del fumetto, la pellicola con Brandon Routh sarà comunque un po' noiosa da seguire. L'idea generale è quella di un prodotto per le TV via cavo statunitensi (da noi, 4 del pomeriggio su Italia 1 e con sette anni di ritardo perché i diritti costano meno).
Il passaggio in sala era quindi decisamente superfluo. Ma con un nome così che fai, non ci provi a fregare un po' di gente nel primo week-end prima che la voce si sparga? Se me lo passavi nel dopopranzo di una domenica d'estate in cui non avevo proprio di meglio da fare, non mi sarei manco lamentato. E non dovrei neanche lamentarmi ora, visto che comunque il biglietto non l'ho pagato e la proiezione me l'ha offerta Fnac (mi piace pensare che sia perché gli sto simpatico e non per quanto spendo dalle loro parti). Ma probabilmente, avrei avuto meglio da fare in quelle due ore.
Tornando al film e affrontandolo assieme al fumetto, l'operazione che hanno provato a fare è affine a Constantine. Solo che in Constantine era riuscita meglio.
Nel film sull'Hellblazer avevano aggiornato tutto, dalle ambientazioni al personaggio, ma avevano scelto di portare su schermo una tra le saghe del comic book più divertenti, scritta da un Garth Ennis in gran forma. Il film non coglieva per niente il personaggio di base, Keanu Reeves non era proprio l'attore adatto, ma tutto sommato era un film godibile.
Con DYD, ci provano. Lo spostano a New Orleans, gli danno un maggiolone nero che bianco fa un po' sfigato (o pare per motivi di copyright), gli fanno indossare la camicia rossa e la giacca nera nel momento topico in cui il nostro eroe, recalcitrante all'inizio, decide finalmente di intervenire... e poi si perdono tutto il resto.
Il Dylan cinematografico è un tipo che nella vita spara ai vampiri con razzi al magnesio, sventa il ritorno di un demone non meglio specificato e con delle regole per evocarlo un po' vaghe (nel senso che prima dicono una cosa, poi il mostro allunga il brodo, fa un po' come gli pare, e poi torna a funzionare secondo le regole giusto in tempo per il gran finale).
Quindi anni luce dal fumetto e, più semplicemente, un film scritto male che non sfrutta minimamente le potenzialità del personaggio.

Personaggio che è uno dei più grandi successi di cultura popolare degli ultimi 30 anni che questa nazione sia riuscita a produrre.
E qua il discorso si fa ostico. Ok, da noi il fumetto è considerato roba da ragazzini. Ok, non abbiamo dei produttori cinematografici seri. Ok, la Bonelli è una realtà che storicamente ha valorizzato poco i suoi marchi oltre le pagine disegnate dei propri albi.
Ma cavolo, questo è svendere un marchio potenzialmente remunerativo.
Decisamente remunerativo.
Un'incapacità tipicamente italiana di non saper gestire quelli che in qualunque altra parte del mondo verrebbero riconosciuti come occasioni uniche in un mercato che fosse anche un attimo sano. E non penso neanche che il problema sia la Bonelli, che è per vocazione e storia una casa editrice e basta.
Il vero danno è tutto un sistema radiotelevisivo che è semplicemente cieco.
Ma un serial su Tex no? Un film su Dylan Dog come si deve? Lo sviluppo di un mercato derivato da Diabolik?
A Tokyo, c'è una statua dedicata a Godzilla. E' un piccolo omaggio ad un personaggio di fantasia in un paese che riconosce valore alle proprie produzioni culturali quando quelle produzioni ottengono un successo di pubblico anche a livello internazionale.
Non sto parlando di sovvenzioni statali o di altri discorsi del genere (sarebbe un discorso troppo lungo da affrontare). E non sto parlando neanche di prodotti culturalmente più riconosciuti come quelli di autori tipo Fellini o Kurosawa.

Sto parlando dell'incapacità totale di un sistema politico e culturale di accorgersi delle potenzialità dei propri personaggi più popolari e di svilupparle decentemente a livello economico e non solo.
Che tristezza.

PS: edito che sono on-line le recensioni di Mauro e Raffaele. E da Mauro trovate un approfondimento del perché lui, Raffo, Federico ed io siamo finiti all'anteprima gratis.

10.3.11

[RiR] Il cigno nero

Scrivo questo post su Black Swan seduto sul mio letto, poco dopo averlo visto.
E' già la seconda volta che ricomincio da capo.
Il film di Aronofsky è un oggetto difficile di cui parlare. Ho cercato il giusto modo di affrontarlo per tutto il viaggio sul raccordo, che di notte è sgombro e aiuta a pensare.
Potrei parlarne dal punto di vista registico, dove l'utilizzo dei piani è assolutamente magistrale. L'autore di the Wrestler porta qui ancora più all'estremo la sua scelta di restare vicino ai suoi protagonisti e per raccontare il viaggio oscuro nella psiche della Portman non la lascia mai sola un attimo. Non vorrei esagerare ma non credo che ci siano più di una decina di figure intere o campi medi in tutto il film. Aronofsky resta sempre stretto, impostando persino i balletti sul mezzo busto e a volte staccando sui dettagli ma mai allontanandosi troppo dal viso dell'attrice. E anche quando lo fa, lascia sempre qualcosa di quinta, qualcosa che sbilancia l'inquadratura e che la rende claustrofobica (una su tutte: il violino, sarà in campo per non più di mezzo secondo ma sta lì apposta, per non far mai visivamente respirare lo spettatore).
O potrei parlare dell'utilizzo dei set, in cui fotografia e luci convergono nel trasformare luoghi anche ampi in vicoli stretti, passaggi angusti, gli specchi riflettono all'infinito la stessa immagine e chiudono la protagonista sempre nello stesso mondo esteriore/interiore.
O l'uso del cromatismo. Un film in cui il bianco e nero non è solo una cifra stilistica ma una vera necessità narrativa. Tutto nella vita della protagonista è sbilanciato ai due estremi e così, pur essendo un film a colori, quelli veramente importanti, quelli che danno senso al flm sono solo due, e sono così onnipresenti da far venire il dubbio di star vedendo un film in bianco e nero.
O potrei dilungarmi a lungo su come la sceneggiatura rispetti tutti gli archetipi del romanzo psicologico trasponendoli a film e rispettando, contemporaneamente, la struttura in tre atti, visualizzando la trasformazione psicologica della protagonista in immagini vivide, quasi iconografiche. Eccessive ed essenziali allo stesso tempo.
Ma ci sarebbe davvero troppo da scrivere.
L'impressione generale, così a caldo, è di un film particolarmente riuscito. Il secondo capitolo di un perfetto dittico che con The Wrestler porta al centro del discorso filmico il corpo e la psiche, il fallimento e il successo, l'uomo e la donna.
E lo fa con una consapevolezza davvero rara.

PS: edito per continuare il discorso iniziato QUA. Il Cigno Nero secondo IMDB dura 108 minuti. Quaranta in meno rispetto a Inception. E non c'è proprio paragone.

8.3.11

Morra cinese contro Terminator

In una reale partita a morra cinese, in cui i due giocatori tirassero veramente a caso, la partita finirebbe in un pareggio assoluto, con un terzo di vittorie, un terzo di pareggi e un terzo di sconfitte.

Ma le persone difficilmente riescono ad essere totalmente casuali e così sul sito del New York Times si può giocare contro un computer che analizzerà i nostri comportamenti ricorrenti. Questo non lo porterà a vincere tutte le volte ma alla lunga gli darà un gran bel vantaggio.

La cosa divertente è vedere cosa il computer stia "pensando" in base all'analisi delle mosse già fatte.
E poi a me la manina meccanica mi sa troppo di Terminator.

Per giocare clickate QUA.

[via]

PS: ho editato titolo e parte del post perché mi sono sbagliato pubblicando una vecchia versione. Buona partita!

6.3.11

Domani | Creativi per Costituzione

Quanto può essere difficile la comunicazione istituzionale è una di quelle cose a cui non pensi mai finché non ti ci trovi a farla. Così quando Giovanni Bufalini mi ha detto che il suo ultimo progetto era un corto in concorso a Creativi per Costituzione che, come si può facilmente intuire dal titolo è legato alla carta fondante di questo paese, ho storto la bocca.
Sia chiaro, Giovanni è uno dei pochi registi italiani emergenti che stimo.
E' suo Beware of the Dog, un horror slash ambientato nella tuscia che non vedo l'ora esca e di cui posto finalmente il trailer con colpevole ritardo:



Ma tornado al suo ultimo lavoro, è un compito difficile quello di toccare certi argomenti all'interno delle regole che ti vengono date. Per esempio, il bando del concorso recita:
Per essere ammesso al Concorso il video:
NON DEVE essere uno spot bensì un racconto breve e accattivante che spinga ad approfondire la conoscenza della Costituzione;
NON DEVE denigrare in alcun modo la Costituzione o il Popolo italiano;
NON DEVE violare in alcun modo la Legge;
NON DEVE prendere posizioni politiche di parte;
NON DEVE assolutamente contenere immagini e commenti denigratori o volgari;
DEVE contenere idee fresche e coinvolgenti che sappiano raccontare con poesia, ironia e impatto i principi su cui si fonda la Democrazia della nostra Repubblica;
DEVE essere adatto a qualsiasi tipologia di pubblico (saranno privilegiati i video rivolti ai giovani delle scuole medie e superiori);
NON DEVE usare immagini di cui non si detengono i diritti o le liberatorie;
NON DEVE utilizzare musiche che non siano royalty free o di cui non si possieda la liberatoria e il permesso di utilizzo commerciale.

Sono un bel po' di DEVE e NON DEVE e quelle poche volte che mi sono trovato a dover affrontare temi simili in contesti simili mi sono sempre domandato chi me lo facesse fare. E' difficile restare nei paletti che ti danno, è difficile restare all'interno dei due minuti, è difficile raccontare una cosa che sia il più nazional-popolare possibile (visto che come pubblico ti impongono il semplice "tutti") ma senza essere quel nazional-popolare che ha reso questa parola quasi un insulto per alcuni.
Giovanni però il suo lavoro lo sa fare, eccome, e il suo corto è un piccolo esempio di come certe cose andrebbero fatte. Semplici, dirette e pulite.
Il corto lo posto qua sotto e, se lo volete votare al concorso, clickate pure QUA.

4.3.11

Tick Tock

Pare essere di moda mandare le cose al contrario.

Qua sotto un video molto carino realizzato da uno studente per un concorso basato su un semplice assunto: cosa faresti se ti restassero solo 5 minuti da vivere?
Gli autori, per portarsi a casa il girato, c'hanno provato 36 volte prima di riprendere in un unico piano sequenza i 5 minuti in questione.



[via]

2.3.11

[RiR] Il Grinta

Il primo Grinta, quello con John Wayne, non me lo ricordo proprio. Mi ero ripromesso di guardarmelo prima di vedere questa nuova incarnazione dello sceriffo Rooster Cogburn ma non avendo avuto tempo vi rimando alla tripla recensione del Rrobe che analizza anche il romanzo.

Quindi dicevamo, Il Grinta dei Coen. I due fratelli Joel e Ethan sono un oggetto cinematografico strano. Lasciando perdere i capolavori riconosciuti come Barton Fink, Fargo e Il grande Lebowsky (da recuperare assolutamente se non li avete visti almeno tre volte), negli ultimi tempi hanno prodotto un film mastodontico come Non è un paese per vecchi, una commedia amarissima ma meno riuscita come A Seriuos Man e una spy-commedy decisamente meglio riuscita come Burn After Reading.

E adesso si cimentano con un genere, il Western, che al cinema deve tanto se non quasi tutto. Un po' ci speravo nel colpo di genio alla Non è un paese per vecchi ma una sceneggiatura come quella ti viene fuori una volta ogni vent'anni. Ciononostante, Il Grinta è un gran film. Quadrato, che va da A a B dritto e preciso. Ci sono quei due o tre momenti alla Coen, quel giusto pizzico di humor nero e di paradossalità per non scontenare i fan ma la storia si snoda solida e apprezzo sempre un film con tutti gli elementi al posto giusto.
A parte un finale leggermente meno bello dell'incipit e un errore di edizione grosso come una casa (per l'angolo del Grande Capo Esthyquatzi: la ragazzina guada un fiume a cavallo finendo completamente a mollo e nell'inquadratura è asciutta e fresca come una rosa) è un gran bel film, di quelli che ti rimettono in pace col cinema.
E Jeff Bridges quando sta davanti a una cinepresa sa davvero il fatto suo.

PS: Edito, che se qualcuno si fosse domandato che ci fa Il Grinta sotto l'etichetta delle Recensioni in Ritardo, in realtà davo per scontato non fosse importante che fosse ancora in sala o che al massimo fosse in ritardo rispetto a venerdì, la data di uscita. Poi sempre qualcuno mi ha suggerito di dare una doppia valenza al tag [RiR] che da oggi varrà anche per le Recensioni in Regola.

Eh sì, le 19:00 in ufficio sono una brutta ora.

Brutta brutta.