29.7.11

Bacia la bottiglia

Non riesco sinceramente a capire se è genio o follia...Comunque sia, in Giappone hanno preso tre idol, hanno fatto ad ognuna di loro il calco delle labbra e le riproduzioni di suddette labbra vengono "omaggiate" come gadget.
Così uno mentre beve una Zima (che c'ha il nome adatto ad un tipico scherzo giapponese: "Mi passi una Zima?'", "eh?", "Baka!") ecco, uno si beve una Zima e si immagina di baciarsi una idol.
No, non scherzo, sta anche nelle istruzioni che te la devi immaginare.
Poi, se veramente non ne avete mai abbastanza, eccovi pure lo spot.


[via]

25.7.11

Painting Reality

500 litri di vernice su asfalto e duemila automobili.
2010, Rosenthaler Platz, Berlin.

Genio.

21.7.11

The Lost Thing

Vincitore del premio Oscar 2011 come miglior corto d'animazione, The Lost Thing è tratto da un libro di Shaun Tan.
Autore di libri illustrati conosciuto dalle nostre parti soprattutto per L'Approdo edito da Elliot Edizioni (che ha pubblicato anche The Lost Thing con il titolo di Oggetti Smarriti), il lavoro di Tan è particolare. Una sorta di surrealismo pop che racconta storie umanissime ambientate in luoghi assurdi.

Visto il particolare design di Tan, il lavoro fatto sul corto è davvero buono. I personaggi sembrano uscire direttamente dalle pagine di uno dei suoi libri e la coerenza grafica è notevole. Se però voleste avvicinarvi al lavoro di questo autore per la prima volta, godetevi il corto ma poi andatavi a sfogliare L'Approdo.

E' tutt'altro genere ma la potenza narrativa e iconografica della tavole di quel volume è davvero unica.

Buona visione/lettura!

19.7.11

[RiR] Serial Experiments Lain

Nel 1998 esce in Giappone una delle serie anime che più mi hanno impressionato in assoluto: serial experiments lain. Da lì a pochi mesi il mondo avrebbe cominciato a sbavare per Matrix spesso senza neanche sapere quanto il film dei fratelli Wachowsky dovesse ad una certa fantascienza nipponica, che proprio nella terra del Sol Levante aveva reinventato il genere facendo fare un gigantesco salto in avanti ai concetti di rete e connettività.
Serial Experiments Lain si inserisce in quel tipo di narrazione e la reinterpeta in una forma alienante, trasferendo la rete nella realtà e viceversa. E' un misto tra Twin Peaks, Neuromante e Ghost in the Shell. E' un viaggio psichedelico alla ricerca della propria identità in un mondo in cui la realtà è fatta di bianchi accecanti e di ombre colorate, in cui il potere della volontà è assoluto e in grado di reimpostare la realtà e la virtualità con un semplice gesto.
A livello visivo resta un capolavoro assoluto, il design e la regia concorrono a creare un senso di ansia nello spettatore che piano piano lo porta a guardare il mondo ipertecnologico di Lain come un'alterità incombente e pericolosa. A livello di storia, forse il finale è quello che più risente del passaggio del tempo. Troppi finali simili, soprattutto da prodotti giapponesi, potrebbero portare lo spettatore più smaliziato a indovinare la conclusione e soprattutto a digerire poco una svolta semplicistica per una trama che parte in quarta ma che sul finale perde colpi. Non voglio dire che si tratti di un brutto finale ma, in base anche alla vostra conoscenza del genere e di come spesso i Giapponesi trattino certi temi, le ultime puntate potrebbero risultare un po' prevedibili.
Se vi piacciono quei racconti pieni di silenzi, con un continuo senso d'ansia protratto lungo tutto l'episodio o anche se solo vi piacciono i cartoni animati e non pensate che siano un genere esclusivamente per bambini, Lain è un consiglio spassionato. Si rimedia pure facilmente visto che l'intera serie in DVD è stata raccolta dalla Dynit in un cofanetto (su Amazon per i 4 dischi chiedono 22,50 €).

Ah, una delle cose che mi rimase più impresse di Lain la prima volta che la vidi fu il sistema operativo olografico. Era un elemento abbastanza importante nella trama (alla protagonista era richiesto hardware sempre più potente per sfruttare la rete). Niente di troppo fantascientifico rispetto al resto e sembrava così a portata di mano.... Ecco, sempre in Giappone hanno appena prodotto un ologramma 3D senza necessità di occhiali. Lo spazio di proiezione è libero, si possono poggiare oggetti direttamente affianco all'ologramma o addirittura direttamente sopra. Basta renderlo interattivo ed è fatta.

18.7.11

Un soffitto sconosciuto

Lo so che dopo (quasi) un mese che non aggiorni il blog vieni dato per disperso in Patagonia ma non mi è successo niente di così avventuroso. Il fatto è che devo ammetterlo una volta per tutte: non ci riesco proprio a tenere un blog che sia un diario personale. Questi post non mi servono come sfogo personale e, anche se ne sono successe un bel po' in questo periodo, non mi trovo a mio agio a scriverne qua sopra.

Non so perché ma la percezione che ho di queste pagine (e del sito timedrop.net) è per ora quello di uno spazio virtuale dove affrontare le mie passioni, i miei lavori e le cose che mi piacciono a livello "professionale". Anche dalle visite ricevute, le cose più seguite sono state La Scusa e le Recensioni in Ritardo.

Proprio da qua il blog riparte. Sto ultimando un ciclo di racconti che verranno presto serializzati qua sopra e un po' di recensioni sparse (e cominciamo pure a parlare di fumetti va, che sempre di film dopo un po' uno s'annoia). Non mi farò mancare i soliti post video, c'è un bel po' di cose interessanti che ho raccolto in questi giorni frenetici che meritano un bell'approfondimento.

Se ancora vi state chiedendo cosa diavolo significhino il titolo e l'immagine qua sopra, la citazione è da questo episodio della miglior serie anime degli ultimi dieci anni. E la foto è il soffitto ormai-non-così-sconosciuto di casa nuova! :)

PS: se avete google plus, fatevi riconoscere che in questo momento sono in piena esaltazione da social network.