30.8.11

Del perché c'è uno che mi assomiglia su John Doe

Visto che è ufficiale, colgo l'occasione per ringraziare Fede e Rrobe che mi hanno fatto fare una comparsata su JD 11.

L'albo è uno di quelli che, in termini tecnici, spacca davvero. Ve lo consiglierei, se non fosse un bel punto di svolta per una storia decisamente fuori dagli schemi proprio come piacciono a me. Quindi prima recuperatevi l'intera collezione (dai su, sono undici numeri uno meglio dell'altro) e poi gustatevi quest'ultima chicca sceneggiata dal Rrobe in maniera a dir poco impressionante.
Il perché invece sono finito nella vignetta d'apertura ad occhi sgranati e bavetta alla bocca o in questa mentre in t-shirt nera scappo da un Mauro invasato, è presto detto. Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, frequentavo una fumetteria. C'ero finito per sbaglio leggendo una recensione di un videogioco. Credo che la rivista fosse Game Machine e recensivano un gioco sugli X-Men. Ora, non ricordo minimamente che gioco fosse, né per quale piattaforma. So solo che la spiegazione di questi mutanti dai super poteri incredibili in un mondo che li disprezza e li odia colpì con così tanta forza la mia immaginazione adolescente che comprai il giorno dopo un albo degli X-Men. Per la precisione, questo qui:
Ora, per chi non abbia un minimo di conoscenza della saga degli X-Men, cominciare a leggerli proprio da quell'albo (e avendo letto a fumetti solo Topolino) è l'equivalente di provare a prendere un treno al volo saltando da un gru prima che di venire investito avendo le mani e i piedi legati e potendo usare solo le orecchie. Fuor di metafora, non c'ho capito un tubo ma l'albo era un ficata clamorosa. Dovevo avere tutti gli albi! DOVEVO! E così finii in quella fumetteria di cui sopra a cercare di collezionarli tutti nel minor tempo possibile rispetto alle mie magrissime finanze adolescenti.

Di lì a poco, in quella fumetteria, Lorenzo Bartoli e Andrea Domestici avrebbero presentato la loro nuova creatura, Arthur King. Io ci cascai con tutte le scarpe e ho ancora la collezione completa, comprese card autografate. E proprio in quella fumetteria lì, il Lollo nazionale avrebbe tenuto a breve un corso di scrittura creativa.
Io, alla prima lezione, arrivai in un ritardo clamoroso. Continuo a ripetere da circa sedici anni che non fu colpa mia. Mi avevano detto un giorno sbagliato. Ma per Mauro che venne a cercarmi per tutto il paese non è vero niente e ancora me lo rinfaccia (e all'epoca manco ci conoscevamo).
Così, arrivo in ritardo. Tutti mi aspettano incazzati e inizio la mia magica avventura nel mondo del fumetto italiano con occhi poco simpatici puntati addosso, soprattutto quelli dello spilungone che mi era venuto a cercare. Il corso, manco a dirlo, fu una specie di "ti do la risposta prima ancora che tu faccia la domanda" a livello esistenziale.
Devo a Rrobe, credo, la prima volta che potei leggere il Ritorno del Cavaliere Oscuro. Devo a Lollo le due regole fondamentali per fare questo mestiere. Devo a Mauro un'amicizia ormai quasi ventennale che è continuata anche quando ero ben lontano dal mondo del fumetto. Devo a Betta alcuni tra gli aneddoti più divertenti dell'universo (sempre se ho interpretato bene quel l'orecchino a forma di pacman). E insomma, queste due tavole qua sopra romanzano un pezzo di  vita così importante la cui eredità si fa ancora sentire.
Grazie Roberto, grazie Federico, mi avete fatto commuovere.

Ah, se mai voleste leggervi cotanto albetto, vi troverete dentro, oltre a Fede, cotanti disegnatori (uno meglio dell'altro, c'è poco da fare):
Valerio Nizi
Luca Bertelè
Flaviano Armentaro

Il tutto raccolto sotto cotanta copertina. Ora, Decu, sinceramente... sta copertina è un fottuto capolavoro!

27.8.11

Evangelion Q

Il terzo della serie Rebuild in Giappone uscirà nell'autunno 2012.

No, ma bravi. Mettetici un altro po'... e no, i terremoti non valgono come giustificazione.

Ma soprattutto, lo volete chiamare qualche americano cazzuto a farvi i trailer? Perché ammettiamolo, siete delle belle pippe...

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22.8.11

Clicka qua, clicka là

Uno dei motivi per cui ho cominciato a pubblicare roba in rete era proprio la voglia di sperimentare gli ipertesti.
Pensavo di farci i soldi? No.
Pensavo che sarebbero stati il futuro della narrazione? No, neanche nei momenti più fomentati.
Pensavo che ci avrei scritto l'Odissea digitale e poi me ne sarei sceso? No, manco per niente visto quanto ne so di programmazione html.
E inoltre, ho sempre pensato che la vera narrazione interattiva, anche se acerba sotto alcuni punti di vista, già esista e sono quei videogiochi che adesso costano più di blockbuster hollywoodiani e incassano molto di più di discutibili blockbuster hollywoodiani.

Il mio interesse per questa forma di racconto nasce esclusivamente da un cortocircuito logico che mi ha portato pure alla laurea. E il cortocircuito è questo (versione corta corta da blog sennò perdo lettori, tranquilli):
 - Per trasmettere un contenuto ho bisogno di una lingua, intesa come regole per creare senso, ovvero di una grammatica.
 - Una grammatica è data dalla relazione delle parole. Se dico cane e dico poi bianco non ha molto senso, ma se dico "cane bianco" all'interno delle regole grammaticali della lingua italiana, do una precisa caratteristica a un cane che passava di qua del tutto ignaro.
 - La giustapposizione di vocali e consonanti genera parole, che hanno un senso compiuto di loro dato da una convenzione ma che ampliano il loro senso proprio giustapponendosi ad altre parole, e avverbi, e congiunzioni, e verbi e così via. E la cosa non ha praticamente fine.

I racconti giustappongono parole e creano senso. Il fumetto fa la stessa cosa usando la giustapposizione di vignette. Il cinema con la giustapposizione di inquadrature.
E insomma, è tutta una giustapposizione.
Gli ipertesti sono una giustapposizione e creano una forma nuova di racconto già nel loro sistema più semplice in assoluto (link da A a B).
Da queste basi, dai troppi libri-game giocati (dove oltretutto baravo leggendo ogni volta più descrizioni), dai troppi videogame, dai troppi fumetti, dal fatto che se incappo in una cosa devo smontarla e rimontarla subito per capire come funziona e dal fatto che ho una consegna importante ma ehi! Qui sto scrivendo il futuro!, da tutto questo, insomma, la mia voglia di pubblicare ipertesti narrativi. Da qua pure la scelta di NON metterci musichette/gif animate/cornicette interattive/filmati di gattini-ini-ini kawaii ma solo buoni, sani raccontini scritti e linkati tra di loro in modo da aumentare il significato di ogni spezzone narrativo e di ogni scena. Scene giustapposte, appunto.
Trovare la propria strada in un racconto così strutturato è come cercare la via d'uscita in un labirinto, senza mai essersi veramente persi e potendo uscire in mille modi diversi.

Ma come far sì che qualcuno leggesse cotanto sforzo? Come costringere tre poveri cristi a sorbirsi ogni mio esperimento da dottor Frankenstein-si-pronuncia-Frankenstin?
Ma certo!
Usando questo espediente come una "geniale idea narrativa" quando ci riuniamo a far rotolare dadi (ma non si tratta di casinò di alta classe, vestiti in smoking e sorseggiando vodka martini agitato non mescolato, proprio no) e facendone un esperimento narrativo in cui i tre poveri cristi sono costretti a leggere per sapere che cavolo hanno combinato in una vita precedente.

Risolto il problema delle cavie, ci ho preso gusto e il racconto così strutturato è finito sul mio sito web. Tutti gli altri, pertanto, possano darsi una letta a un fantasy magico a sfondo mitologico orientaleggiante, una cosetta sobria e senza pretese insomma, e tutti i personaggi hanno pure i super poteri. Fuck yeah!

Se l'idea di leggere una cosa così giustapposta v'intriga, se siete interessati a Eccelsi benedetti dal Sole Invitto che combattono contro la Fine del Mondo, o se più semplicemente volete avere un'idea di cosa sto blaterando da mezz'ora, qua sotto il link a tutto il racconto. Che è pure un work in progress quindi ogni tanto si aggiorna se proprio vi dovesse piacere.
Buona lettura!

 www.ilprincipio.timedrop.net

PS: Ah, le tre povere cavie sono, in ordine rigorosamente alfabetico, Adriano, Federico e Marco.
Muchas gracias compañeros!

17.8.11

Musica dal cielo

Non ho trovato moltissimo su Hitoshi Nomura in rete, ma quel poco che ho trovato basta e avanza se siete amanti dei progetti artistici che non sai se chiamarli "geniali" o "cagate pazzesche".
 
Tra il 1975 e il 1979, il nostro artista ha fotografato la luna nel corso dei suoi spostamenti notturni. Sulle foto ha applicato 5 linee e ha trasformato il tutto in note musicali. Ha fatto la stessa cosa con il volo degli stormi. Poi ha fatto suonare e cantare il tutto da un quartetto d'archi e da un coro.
Il risultato lo potete ascoltare QUA.

La traccia s'intitola "Song Of Quack", e ho detto tutto...

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9.8.11

Dell'urgenza di finire



Se c'è una cosa che proprio non riesco a fare in questi giorni è quella di finire una cosa. Mi piacciono molto gli inizi, non sono così bravo sui finali. Sono giorni caldi, questi d'Agosto, e sono impegnato in un tour de force a preparare progetti. Progetti per roba da fare, per capire che tipo di rapporto creare con persone interessate al mio lavoro, per portarmi avanti in modo da non arrivare strozzati a Lucca. Roba da finire perché l'ho promesso, roba da finire perché ho preso un impegno. Roba da finire perché c'è chi aspetta di leggerla. E io con la roba da finire ho dei seri problemi. Non è mancanza di organizzazione, è proprio che mi stufo di fare. Mi prendo mille pause in ogni cosa perché mi piace distrarmi. E' una cosa che non avevo mai ammesso a me stesso ma ritengo la distrazione il miglior tempo speso della giornata. Mi serve a seguire l'istinto, a vedere cosa c'è dietro un angolo che altrimenti non avrei mai scovato. Per carità, non sto parlando di chissà quali botte di matto. Sono piccole cose, il leggere un numero di Tex piuttosto che stendere i panni. Roba così.

Ma nel mio piccolo, è una costante rinegoziazione delle priorità e la cosa mi manda ai matti perché le priorità che avevo stabilito ad inizio giornata non le rispetto quasi mai con corse notturne a recuperare la mia tabella di marcia. Stranamente però, non vado troppo fuori rispetto all'agenda che mi sono prefissato. Riesco sempre in qualche modo a recuperare. E quello che recupero, magari la sera sul divano mentre scrivo un raccontino fantasy, è roba buona. Roba che mi piace, che mi rilassa e che mi diverte. Ma anche qua, spesso non la finisco. Non le trovo un vestito adatto e non la porto fuori a ballare. Spesso sono racconti smozzicati, idee buttate là. Altre volte sono semplici sfoghi dettati da una giornata pesante. Ma la maggior parte degli appunti, anche quelli che ritengo veramente validi, finiscono in un file nell'HD a prendere polvere virtuale. Almeno da un paio di mesi a questa parte le cose però stanno piano piano cambiando. Casa nuova mi porta a finire. Sarà la spinta a pagare il mutuo ma le cose finalmente le porto a termine. Spesso stanco, a volte terribilmente in ritardo, ma sto cominciando a gustarmi la parola "Fine".

Mi piace scriverla in coda a un progetto o a un racconto. Mi piace dedicarmi quelle quattro lettere da mettere al centro della pagina. Mi da un senso di tranquillità. Certo, poi ci rimetterò la mani almeno quindici volte tra riscritture e refusi, ma almeno quel particolare racconto/progetto/sfogo/idea è in qualche modo concluso. Non mi accompagnerà più tra le cose da fare ma, soprattutto, non sarà più una scusa. Perché molte di queste cose me le sono trascinate appresso per mesi più per avere qualcosa da fare che per effettiva necessità. La sicurezza del lavoro in fieri ma costantemente procrastinato rispetto all'incertezza del nuovo e del possibile fallimento. Paura irrazionale del nuovo. E' questo che si è sempre nascosto dietro al mio non voler mettere la parola "Fine" alle cose. Ci ho messo una vita a capirlo, a volerlo capire. E' una di quelle cose che non avrei mai ammesso pubblicamente perché è uno dei difetti che mi riconosco e che mi danno più ansia. E lo faccio ora solo perché quella parola, quel "Fine" scritto con la maiuscola, ha un fascino tutto nuovo. A volte mi lancio nella scrittura di una cosa solo per pregustare quel sapore dolceamaro. Che poi mi conosco e rischio di cadere nell'esagerazione opposta, a voler per forza chiudere tutto prima del tempo senza avergli dato il giusto tempo di incubazione. Ma almeno oggi me la dedico e su questo post finalmente posso scrivere...

Fine

8.8.11

Post Split Screen

Quando mi sono imbattuto un questo video dei The Limousines la prima cosa a cui ho pensato è stata: "e adesso come cavolo lo intitolo il post sul blog?!?"

Il corto di Mathieu Wothke è oltre lo split screen. Mette a nudo il processo di realizzazione come se si trattasse di un making of traducendo il dietro le quinte in realizzazione effettiva. Usando photoshop, google, facebook, e cinema 4D (più altra roba che di sicuro non ho beccato), il video diventa subito post realizzazione e post making of. Forse un tantinello troppo post (e la canzone è decisamente lontana dai miei gusti) ma una visione lo merita.



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4.8.11

La Aardman e il più grande set per animazione in stop motion del mondo

Ho una venerazione per la Aardman, c'è poco da fare. ll trailer del loro ultimo film sui pirati fa veramente ridere e ogni volta che gli inglesi di Wallace & Gromit mettono le mani su qualcosa finisce sempre per piacermi. E manco poco.

Quindi oggi post con doppio video, il trailer di THE PIRATES! BAND OF MISFITS che trovate a fine post e il secondo, che da il titolo al post, presentato come il più grande set d'animazione stop motion del mondo.
Che detta così significa pure poco se non fosse che i set per realizzare certi prodotti sono una delle cose più complicate di sempre da allestire. Tutto quello che finisce sullo schermo esiste in piccoli modellini che vengono spostati di pochissimo ogni volta che la macchina da presa scatta un nuovo fotogramma.

La Aardman ha uno dei suoi marchi di fabbrica nei labiali dei suoi personaggi. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, il labiale è la forma della bocca che il personaggio animato prende quando deve pronunciare qualcosa. Quando si tratta di doppiare personaggi che non esistono o che parlano in un'altra lingua, si cerca sempre di far coincidere il labiale il più possibile con il movimento della bocca del personaggio. Nel caso dei film il lavoro è del doppiatore, che cerca di restare il più vicino possibile ai movimenti della bocca dell'attore che sta doppiando. Nel caso dei film d'animazione sta all'animatore, che in base alle parole pronunciate dall'attore nella colonna audio guida, ricreerà un movimento della bocca il più simile possibile a quello "vero".

Ora, tornando alla Aardman, il loro lavoro sui labiali è eccezionale, perchè creano varie "bocche" per ogni fonema che i loro personaggi dovranno pronunciare e li sostituiscono spessissimo proprio per dare alle loro animazioni quella tipica parlata "a bocca larga" che li caratterizza. Per fare questo, ore e ore di lavoro a sostituire ogni singola bocca per ogni singolo fonema per l'intera durata del film. Ma almeno si è all'interno di uno studio al chiuso. Protetti dalle intemperie e dove si ha il controllo di cosa si sta facendo.

I ragazzi di Peter Lord però si sono presi una vacanza e hanno deciso di animare un intero chilometro e mezzo di spiaggia registrando tutto con un Nokia N8 (la casa finlandese sta davvero puntando tanto su certi prodotti visto anche il mio post precedente).

Il risultato è qua sotto.
E più sotto anche il trailer del film sui pirati, che ogni volta che me lo rivedo mi fa sempre ridere.
E ancora più sotto il making of del corto, guardatelo, è veramente interessante.





2.8.11

Splitscreen: A Love Story

Vincitore del Nokia Short Competition 2011, questo corto è un altro esempio di come ormai non sia tanto la tecnologia quanto l'idea a essere fondamentale.

Anche se andarsene 4 giorni in giro per Parigi con un cellulare Nokia N8 a mo' di steadycam e portarsi a casa un montato come questo proprio solo "idea" non è, diciamolo.