30.3.12

Stuck - story editing alla prima puntata (parte 3)

Per prima cosa, vedetevi questi due video se non l'avete già fatto:





E poi leggete QUA e QUA.
Fatto? Bene, andiamo a concludere.

Dopo aver psicanalizzato la storia e l'autore a furia di domande, dopo aver passato la sceneggiatura al vaglio della struttura soggiacente e aver rinforzato le fondamenta, dobbiamo andare a sistemarla nel suo livello più a galla, il contenuto. Perché se la struttura sono le fondamenta, il contenuto è quello che vediamo e abitiamo e tra una villetta bifamiliare e un grattacielo una certa differenza c'è.

Questa parte è quella di solito più rognosa, perché a volte tocca riscrivere pezzi di storia, a volte tocca buttarne, a volte bisogna rivedere il tono di tutto il racconto. Ovviamente, ogni cosa che modifica il contenuto modifica la struttura, quindi i due piani sono strettamente interrelati ed è un continuo passare dall'uno all'altro. Il contenuto è anche dove si può arrivare a una discussione più facilmente, perché c'è di mezzo il gusto personale. Per questo, cerco sempre di essere molto distaccato, di non proporre soluzioni che "piacciono" a me ma di restare sempre concentrato su "quello che serve" alla storia. Poi, se ci scappa una buona idea ben venga ma il mio compito è di sistemare, non di stravolgere o di riscrivere di mia spontanea volontà. Il gusto dell'autore è fondamentale per giudicare se la soluzione al problema è quella "giusta".

Ok, stop. Queste erano le basi. Adesso, finalmente, affrontiamo Stuck

Quando sono salito a bordo, la prima puntata di Stuck era già stata scritta da Ivan. Era un'ottima puntata, presentava alla grande i personaggi e reggeva bene il ritmo per la lunghezza dell'episodio che Ivan si era prefissato. Non posso parlare delle cose che abbiamo cambiato nel primo episodio che hanno ripercussioni nelle puntate successive, non voglio rovinarvi niente della storia, ma c'è una cosa che abbiamo fatto qui che è perfetta per raccontare il lavoro di story editing.

All'inizio, il personaggio di Lisa, la ragazza al ristorante, non c'era. La sceneggiatura raccontava su per giù le stesse cose con lo stesso svolgimento ma non uscivamo mai dallo studio di David.
Primo problema per me.
Non uscivamo mai dalla situazione David-Emma. Era un ottimo attacco, ma per una prima puntata ci serviva qualcosa di più. Se vediamo la struttura della puntata solo dal punto di vista David-Emma lo sviluppo è abbastanza lineare. David è un personaggio monolitico e chi veramente porta avanti la trama è Emma. E' a lei che succedono tutti i casini. Quindi, il nostro personaggio principale era un ottimo personaggio ma non aveva modo di brillare. La struttura glielo impediva. Dovevamo uscire dallo studio di David, dovevamo fargli fare qualche altra cosa, metterlo in una situazione che ci permettesse di conoscerlo, dovevamo rompere la struttura lineare della puntata creando un "a parte" che ci permettesse di scoprire David.

Con Ivan ci siamo chiusi in una stanza e ci siamo domandati cosa potesse aiutarci a "liberare" David Rea da una struttura che lo imprigionava. La prima idea che ci è venuta è quella ovviamente di mettergli di fronte una donna, ma una donna che non fosse Emma né Ramona, una donna che lo conoscesse e che in qualche modo fosse al suo livello. Ecco così il personaggio di Lisa, splendidamente interpretata da Gaia Scodellaro.


Lisa, una donna che conosce David. Una donna che... va a cena con David! Sesso e cibo, un rapporto intimo ma non troppo, loro due al tavolo che parlano alla pari. Lisa che lo guarda e gli dice che sa cosa vuol dire quello sguardo negli occhi di David!
BAM!
Avevamo la struttura e il contenuto, in un'unica soluzione avevamo movimentato la struttura lineare della prima puntata facendo "uscire" David dallo studio, creando una sorta di controcanto a quello che raccontavamo e soprattutto aumentando, grazie a Lisa, le sfaccettature del David personaggio, che lo spettatore avrebbe sennò conosciuto solo nel secondo episodio.

Provate a rivedere la prima puntata saltando i pezzi con Lisa e vi accorgerete di cosa parlo quando dico che la struttura era univoca, e poi provate a guardare la puntata saltando tutto tranne i pezzi con Lisa. David sembra due personaggi completamente differenti, e in entrambi i casi non abbiamo uno svolgimento organico della vicenda, manca sempre qualcosa.
Poi provate a guardarla tutta insieme. Vedrete perché con Ivan abbiamo scelto di staccare su David e Lisa a pranzo in momenti ben precisi, come queste scelte movimentano la puntata e arrivati alla fine, si spera, vorrete saperne di più di David, Lisa, Emma e Ramona.

Se questo è successo, il lavoro di story editing è andato a buon fine.
Ivan ed io non abbiamo litigato.
E il nome nei titoli di coda me lo sono meritato.

PS: mi raccomando, iscrivetevi al canale youtube di Stuck per non perdere le prossime puntate!

29.3.12

Stuck - story editing alla prima puntata (parte 2)

Per prima cosa, vedetevi questi due video se non l'avete già fatto:





E poi leggete QUA.
Fatto? Bene, proseguiamo.

Si diceva litigare in fase di story editing. Non succede quasi mai, tranquilli, ma il rischio c'è sempre perché fare lo story editor per un progetto che non è il tuo può essere antipatico. E' come se qualcuno mi chiamasse per fargli le pulizie di casa e io pretendessi anche di spostare tutte le sue cose e di dare giudizi inopportuni sui peluche che gli ha regalato la sua ragazza. Quindi, è cosa buona e giusta non litigare.

Il mio ruolo è quello di migliorare il progetto, spingerlo oltre i limiti che, inconsciamente, l'autore ha posto e soprattutto evitare che presenti buchi o imprecisioni. E se proprio bisogna discutere, meglio che l'autore lo faccia con me che con il pubblico. Quindi, chiarito questo primo fondamentale passaggio, mi leggo o mi faccio raccontare quello che l'autore ha in mente.
E soprattutto, faccio domande.

Il mio lavoro è essenzialmente fare domande. A volte stupide, a volte più intelligenti, ma comunque sia è mettere sotto torchio sia la sceneggiatura che lo sceneggiatore. Perché ogni autore (io stesso quando firmo le mie storie) ha un punto cieco. Qualcosa che non riesce a vedere, qualcosa che sicuramente si annida tra le pagine di un copione e manderà in vacca un lavoro altrimenti ben fatto. La prima parte del mio lavoro è proprio andare a scoprire quel punto cieco, illuminarlo, capire perché è lì e risolverlo.


Per capirlo, come ho già detto, faccio domande, Leggo, discuto, cerco di intuire perché l'autore che mi ha chiesto aiuto ha fatto una scelta piuttosto che un'altra. Queste scelte, queste strade che la storia imbocca sono fondamentali indicazioni del pensiero dell'autore. Anche quando una scelta è fatta in modo inconscio, c'è sempe una motivazione sotto. In pratica, è un po' come psicanalizzare l'autore e la storia. Una volta che mi sono fatto un'idea di cosa l'autore voleva raccontare e perché l'ha raccontata in quel modo, bisogna risolvere gli eventuali problemi che la storia presenta, rafforzarla dov'è debole, esaltarla se ce n'è la possibilità, nascondere la polvere sotto il tappeto se proprio non si può fare di meglio.

Per farlo, bisogna innanzitutto lavorare su due piani, quello della struttura e quello del contenuto.

La struttura è probabilmente più difficile da capire. Gli autori italiani sono un po' refrattari alla struttura, ne conosco pochissimi che siano addentro a certi meccanismi (e ci può anche stare, la fissa per la struttura è tipicamente americana), ma quando stai facendo le pulizie in casa d'altri sapere che il marmo lo squagli  se usi l'acido è fondamentale per non fare danni. Conoscere bene la struttura narrativa, ovvero quei meccanismi che sostengono una storia e non la fanno sembrare un balbettio sconclusionato, è essenziale per migliorare le fondamenta della storia stessa.

Piccolo inciso, dove si imparano queste fondamenta? Studiando. Esistono libri e libri sulla struttura in tre atti, sullo strutturalismo e sul perché l'uomo racconta in un modo piuttosto che in un altro e perché racconta proprio certe cose.
E no, non è roba moderna o la classica americanata, visto che il primo trattato su certi argomenti è questo.

Quindi studiate e poi mettetevi con il vostro film preferito davanti e cominciate a controllare QUANDO succedono le cose. Quando il protagonista incontra l'antagonista, quando il mostro appare per la prima volta sullo schermo, quanto tempo passa dall'inizio del film prima che i due si bacino e così via.

Scoprirete un modo tutto nuovo di guardare al film perché una storia può essere ambientata in un qualsiasi spazio, in un'altra galassia o nel giardino dietro casa, e in qualsiasi tempo, può raccontare il tempo reale del protagonista o l'intera storia dell'umanità, ma è sempre e comunque costretta da un tempo oggettivo che la limita, il tempo di proiezione. La durata stessa del film, insomma. E cosa avviene in quel tempo, ma soprattutto quando avviene, è fondamentale per capire come raccontare la vostra storia. O nel caso dello story editor, la storia di qualcun'altro che state cercando di migliorare.

Del contenuto, parliamo domani.

28.3.12

Stuck - story editing alla prima puntata (parte 1)

Per prima cosa, vedetevi questo prologo:



E poi questo primo episodio:



Fatto? Bene. Andiamo ad incominciare.

Stuck è una web serie che quel geniaccio di Ivan Silvestrini ha deciso di ideare, scrivere, dirigere e co-produrre tutto da solo. Ha un cast di attori veramente validi, con un Riccardo Sardonè in splendida forma, è girato direttamente in inglese (ma tranquilli, basta premere su cc e youtube vi fornirà i sottotitoli) ed è un prodotto decisamente sopra le righe per il panorama di produzione web italiota (sopra le righe = figata pazzesca).

E sì, c'è anche il mio nome tra i titoli di coda, preceduto dall'attributo "story editor".
Che non è "sceneggiatore", non ho scritto io Stuck, la sceneggiatura è tutta farina del sacco di Ivan. Ma allora, che cacchio fa uno story editor?

Secondo wikipedia: "lo story editor ha molte responsabilità, tra cui [...] sviluppare le storie con gli scrittori e assicurarsi che quelle sceneggiature siano adatte alla produzione. Lo story editor lavora affianco allo sceneggiatore per ogni stesura della propria storia, e dà allo scrittore giudizi sulla qualità del proprio lavoro, suggerisce miglioramenti e si assicura anche che la continuity dello show sia rispettata, fino ad arrivare a controllare anche che la sceneggiatura rientri nella durata stabilita per la puntata".


In pratica, è un editor che controlla il lavoro dello sceneggiatore, corregge dove serve, taglia per rispettare budget e tempi e, in poche parole, fa in modo che la sceneggiatura fili, non abbia buchi di trama, che tutti i personaggi siano in linea con la propria psicologia e che lo script sia girabile senza intoppi.

E' un lavoro fondamentale nelle produzioni seriali, è un lavoro dietro le quinte anche molto impegnativo ed è il lavoro che ho fatto per Stuck, per Sute di Yoshiko Watanabe e per Metamorphosis di Giacomo Bevilacqua (gli ultimi due sono fumetti in cui appaio nei credits per la stessa mansione). Rispetto alla definizione di wikipeda o a al lavoro svolto, per esempio, da Francesco Artibani per la serie delle Winx (per la cronaca, Francesco è il miglior story editor italiano in circolazione per un certo tipo di prodotti, se vi capita date un'occhiata alle cose col suo nome sopra, tipo Monster Allergy), il mio approccio allo story editing cambia  leggermente.

Di solito il mio coinvolgimento avviene in una prima fase del progetto, a volte su un progetto che non è seriale (ma non è il caso di Stuck), e di solito quando un autore sta per iniziare il proprio lavoro e vuole qualcuno con cui litigare.

Ma di questo parliamo domani.

27.3.12

Harpun - fine secondo capitolo


E anche il secondo è andato!

Per tutti voi pigri per cui due tavole a settimana sono troppo poche, abbiamo rilegato il secondo capitolo in PDF e  lo potete scaricare da QUA.

Un grazie grosso come una casa a Mauro che mi ha dato una mano a sistemare gli speciali. Toccano degli argomenti piuttosto intimi e, in un certo qual modo, anche dolorosi per Federico e me... Ma questo e altro per il nostro pubblico!

Altra piccola nota, stiamo sistemando le scartoffie ma ci saranno presto nuovi, emozionanti annunci per Harpun. Voi fate i bravi e continuate a seguirci ogni lunedì, mi raccomando.

20.3.12

Big in Japan


Ritorno a postare da queste parti, che a forza di stare appresso ad Harpun uno poi si scorda di avere pure un blog suo, e lo faccio perché ho consegnato la sceneggiatura del prossimo libro con Yoshiko Watanabe.

Essì, me ne torno in Giappone, almeno figurativamente parlando. Lavorare con Yoshiko è una di quelle cose che ti forgiano il carattere. Con tutta l'esperienza che ha, mi ritrovo sempre a imparare qualcosa di nuovo (tipo che DUE tavole definitive al giorno è essere pigri, CINQUE una media accettabile e OTTO è solo il tuo lavoro... e ricordati sempre che c'era ISHInoMORI).

A proposito di Yoshiko e del suo metodo di lavoro, domani sarà sopite di Riccardo Corbò al TG3 WEB per una video-chat. Io non ci sarò e non mi prendo nessuna responsabilità delle dichiarazioni di quei due soggetti che Riccardo me le ha già promesse. Saranno on-line alle 15 a QUESTO INDIRIZZO.


Se tutto va bene, il volume sarà pronto in quel di Lucca. Quando avrò un po' più di dettagli ne riparliamo. Anche perché non è la sola novità legata all'oriente e a Lucca (e non necessariamente in quest'ordine) che si profila all'orizzonte. Ma ne parliamo poi.