24.9.12

ROMICS 2012

Fiera pienissima, quindi vado rapido e in ordine che poi mi perdo i pezzi.

Harpun.

Due edizioni. La regular al prezzo di 15 € con questa cover.


Poi, Harpun variant. 100 copie firmate e numerate che NON andranno in distribuzione. La potrete trovare solo dove saremo Federico ed io che, a parte conoscervi finalmente dal vivo, vi dedicheremo la vostra copia. Io me la cavo facile, tanto vi metto il numero e vi scrivo la dedica. Federico invece vi disegna la copertina. Nel senso letterale del termine. Il logo qua sotto sarà lucido e lo spazio bianco servirà al disegno di Federico che diventerà la copertina unica del volume. Prezzo? 30 €.


Donran.

La regular, con questa splendida cover colorata da Paolo Maddaleni, sarà vostra per 15 €.


Donran variant. Qua è meglio spiegarla, che in JPG non rende proprio e dovrò assolutamente postare un'immagine del volume stampato. La moneta, dorata qua sotto, sarà a rilievo e lucida! Una cosa di un fico che giusto perché in GP hanno della gente con due monete così.
E non è finita.
Yoshiko, per la prima volta in assoluto in anni e anni di carriera e dopo un bel po' di richieste, ha deciso di mettere in vendita gli originali di una sua opera.
Quindi, la variant  è composta dal libro con copertina a rilievo, 100 copie firmate e numerate che NON andranno in distribuzione e da una TAVOLA ORIGINALE di Donran in regalo. Anche questa firmata e dedicata. Prezzo? 80 €.


Ci vediamo in fiera da venerdì a domenica, dalle 14 alle 17, allo stand GP per le firme, le dediche, i disegni e le chiacchiere. Se poi sabato al'ora di pranzo avete po' di tempo, c'è anche la conferenza di presentazione dei due volumi in cui ci saremo tutti. L'appuntamento è nella sala A del padiglione 11 dalle 13:30 alle 14:30. Sul programma ufficiale la presentano così: "Questioni di stile. GP Publishing presenta i suoi nuovi graphic novel: Donran di Yoshiko Watanabe e Giovanni Masi, e Harpun di Giovanni Masi e Federico Rossi Edrighi.
Conduce Luca Baboni, Coordinatore editoriale di GP Publishing."
Quindi poi non fate quelli con poco stile che non vengono alle conferenze, mi raccomando.

13.9.12

[RiR] Brave


Facciamola breve.
C'era una volta la Pixar. Uno studio di animazione che in ogni film che faceva alzava l'asticella della tecnica di questa nuova forma di animazione chiamata CGI, ma soprattutto, che aveva uno stile unico di raccontare le proprie storie e che investiva tantissimo nella preproduzione, sapendo che in un film la trama e il racconto non sono solo due elementi chiavi per il successo di un prodotto.
Per quando riguarda la produzione di Lasseter & Co. sono la differenza tra un buon film e un gran film.


E poi c'è la Pixar di Cars 2 e di Brave, moderno studio di animazione che tecnicamente mangia in testa ancora a tutti, ma che evidentemente ha perso lo smalto in fase di story editing. Brave è comunque meglio di Cars 2 (non ci voleva poi molto) ma andiamo con ordine, perché il film su Merida e i suoi problemi adolescenziali, sulle sue litigate con la mamma e la sua voglia di indipendenza, ha nella sceneggiatura il suo tallone di Achille.  Troppe cose che accadono perché serva che succedano altrimenti la storia si incaglia, troppi passaggi risolti frettolosamente, troppo facile la risoluzione, troppo semplice il nodo centrale del film nel rapporto madre figlia, troppo comoda l'amnesia della strega e così via, con un finale troppo, troppo semplicistico.
Senza fare spoiler, diciamo che Merida e i personaggi secondari non affrontano situazioni o problemi con una parabola di crescita ben raccontata, ma spesso reagiscono all'ambiente circostante. Gli elementi di un buon racconto ci sono tutti, solo che è un po' come dire: "per fare gli spaghetti alle vongole servono gli spaghetti e le vongole" senza dare la ricetta. Gli ingredienti ci sono tutti, ma da qua a cucinare qualcosa di buono ci passa. In Brave, ci sono tutti gli ingredienti di un gran film ma manca una struttura forte che porti lo spettatore a seguire e a vivere una parabola narrativa non dico unica, ma ben raccontata.


Ed è un peccato perché sulla carta il film era pieno di spunti interessanti, di personaggi che potevano dare di più se sfruttati meglio (uno su tutti, il cattivo), di un'ambientazione che personalmente adoro e di un character design molto divertente.


Veramente un'occasione sprecata. Che però va vista al cinema perché visivamente è qualcosa di emozionante. In home video, non gli troverei molti motivi per passarci 100 minuti davanti.
Davvero un peccato.

Ah, ultima nota dolente. Purtroppo il prossimo film della Pixar è un seguito... speriamo si riprendano.

11.9.12

[RiR] The Dark Knight Rises


I due Batman di Nolan non mi avevano entusiasmato. Il suo Inception mi aveva divertito anche se gli avevo trovato dei difetti belli grossi. Avevo letto che il nuovo film sull'uomo pipistrello a molti non era piaciuto, e di fan inferociti che minacciavano di morte i detrattori. C'era stata la bella analisi di Rob a livelllo politico. C'era stato il bruttissimo fatto di cronaca nera (e i giornali italiani avevano detto che Neil Gaiman era il papà di Batman).

Insomma, è stato un film chiacchieratissimo e quindi il rischio di partire già prevenuto era alto.
Ma Nolan è riuscito a sorprendermi. Non ci volevo credere, perché il Dark Knight Rises non è un brutto film (a me non è piaciuto, ma son gusti), è un film tecnicamente imbarazzante, con una sceneggiatura piena di momenti WTF (manco buchi di trama, proprio momenti senza senso),  e con una regia che probabilmente è stata portata a casa da Pino Nolan, il cugino pizzettaro. Una roba mai vista, davvero.

Ma andiamo con ordine (e occhio agli spoiler da qua in poi). Mi soffermo solo su i due punti che più mi interessano, sceneggiatura e regia (per attori e doppiaggio la risolvo facile. I primi voto 6, il secondo voto 0).


Nolan confeziona un film su Batman in cui non c'è Batman, in cui si parla per ore e in cui tutto succede per una casualità allucinante, come se i personaggi sbattessero l'uno contro l'altro. Le informazioni allo spettatore vengono tutte passate da dialoghi in cui il personaggio che deve dare l'informazione si ferma e in pratica parla direttamente in macchina. Pensate allo smacchiatore di Catwoman. Lei lo sa che cos'è, il suo avversario sa di cosa stanno parlando, noi spettatori no. Loro NON hanno necessità di dirselo cosa è questo cavolo di smacchiatore in quella scena. Lo possono fare, ma è uno spiegone. Magari però si riesce a trovare un modo carino di dirlo, quindi che fa Nolan? Ci passa l'informazione qualche scena prima, in uno scambio tra la gatta e i suoi avversari quando richiede il pagamento e completa l'informazione in questa? Usa una sottile metafora? Selina ne parla con la sua amica (ma poi chi è st'amica che a un certo punto sparisce?). No, Nolan lo fa dire al cattivo, ma proprio dire tutto. A favore camera, e in mezzo busto (su sta cosa dei mezzobusti poi torneremo). E lo fa per una scena? No, tutte le informazioni salienti vengono passate in questo modo. Non mi erano piaciuti gli spiegoni di Inception, ma qua si esagera. L'azione si ferma e il tizio parla. E parla. E parla. E lo spettatore si subisce questi pistolotti a oltranza (provate a rivedere il film, guardate come Bruce racconta ad Alfred chi è Selina Kyle, o il piano di Bane, o lo scambio intensissimo tra il nuovo Robin e il commissario Gordon davanti alla TV). Oppure pensate alla lettera che Gordon non si toglie mai dalla giacca. Lettera che finisce in mano a Bane e che viene ritirata fuori due ore dopo per spiegare... cosa? A che serve quella lettera? La liberazione dei cattivi dal penitenziario? E se Bane non ce l'aveva? Li liberava uguale?  In fondo gli è arrivata per sbaglio tra le mani. Serve a sputtanare Gordon? Ma perché gli serve sputtanarlo? Ha il controllo della città e un ordigno nucleare tra le mani. Senza poi contare il fatto che Bane in teoria vorrebbe distruggere Batman (o così afferma lui). E in questo modo invece lo riabilita indirettamente agli occhi del mondo. I fatti si susseguono, accavallati, e i personaggi si muovono perché serve al film che facciano una cosa, mica perché serve a loro o ai loro piani. E' una cosa brutta da vedere perché rende tutto finto, i personaggi macchiette, ma vabbè, diciamo che è uno stile di scrittura e andiamo avanti con la regia.


Qua la cosa è ancora più strana, perché si tratta di un film di dialogo. Normalmente, sono film che necessitano di una regia invisibile, ma molto presente. Primissimi piani,  sottolineatura dei piccoli gesti, campi medi a descrivere le distanze, magari anche psicologiche, dei personaggi. Nolan risolve tutto in campo-controcampo in mezzo busto. Ma è tutto in mezzobusto. E' una scelta stranissima per il regista di Inception (che comunque aveva delle belle scene). Momento migliore di tutti, Alfred e Bruce che litigano. Alfred che fa una pesante confessione a Bruce. Bruce che allontana l'uomo che l'ha cresciuto. Scena difficile da recitare... ammazzata da una regia di mezzi busti in controcampo dentro un corridoio lilla. Fine. Nient'altro. Manco un gesto forte, una figura intera di Bruce che si gira e sale le scale lasciando lì un povero vecchio che prova a fare un passo verso quello che in pratica è suo figlio e poi non ha coraggio, si gira e se ne va. Niente. E' una cosa da filmino della comunione, manco le soap opera sono così sciatte... Nolan in mezzo busto ci gira persino le scene d'azione. L'ultima tra Bane e Batman è al limite del Fan Made. I due più grossi esperti di arti marziali, cresciuti dalla setta delle ombre, combattono su delle scale con cazzotto-campo, pugno-controcampo, cazzotto-campo, pugno-controcampo, cazzotto-campo, pugno-controcampo, cazzotto-campo, pugno-controcampo, e così via. Ovviamente, in mezzo busto.

Ora, probabilmente la mia recensione è pure viziata dal fatto che una volta distrutta la sospensione dell'incredulità, a ogni gitarella a Firenze di Alfred a bersi il Fernet Branca scattava la risata, ma veramente non capisco. E' uno dei film più svogliati di sempre e Nolan tutto è tranne un regista svogliato. Può non piacere, ma qua siamo al limite del fregarsi i soldi per il lavoro fatto. 


E un'ultima cosa: vuoi fare un film di supereroi senza i supereroi e in cui tutto viene risolto a parole. Fico, bell'idea. Quindi cazzarola, momenti di recitazione intensi al posto di esplosioni e inutili effetti speciali. Bello, mi piace. E poi che fai? Hai in campo un tizio vestito da pipistrello a cui non posso leggere l'espressione (e qua ci puoi fare poco perché Batman è così dagli anni '30) e ci metti un cattivo con UNA MASCHERA CHE GLI COPRE IL VISO UCCIDENDOGLI OGNI ESPRESSIONE? E me lo fai parlare tre ore con la voce tarocca? Hai fatto un film di voci fuori campo che litigano! E' il Rises delle segreterie telefoniche!
Ma perché, Nolan, perché? Tu sei più bravo di così.
Puoi non piacere, ma sei più bravo...

10.9.12

Diario dei Mostrincubi


Il Diario dei Mostrincubi è un nuovo racconto a puntate che ho serializzato sul blog di Harpun, illustrato da Federico Rossi Edrighi, e che da oggi è disponibile per il download gratuito.

Se seguite Harpun sapete di cosa sto parlando, altrimenti il Diario è un bel modo di scoprire le vicende di Rebecca e del suo arpione a caccia di Incubi.

Lo potete scaricate in più formati, e in particolare:

- PDF

- ePub (eBook readers)

- iBooks (iPad & iPhone)

- Kindle (per ora gratis da QUI il file .mobi, altrimenti da Amazon a pagamento da QUI, ma stiamo lavorando per metterlo gratuito)

Buona lettura!

PS: il volume di Harpun, che contiene sia il fumetto che il diario, sarà in vendita a fine mese a Romics. Ma di questo parleremo poi.

7.9.12

[RiR] Come non Detto


Lo dico subito: sì, conosco abbastanza bene Ivan Silvestrini.
Sì, ci ho lavorato assieme per Stuck.
Sì, ci sto lavorando assieme per altre cose nuove.

La mia recensione del suo film di esordio intitolato "Come non detto", che esce nelle sale questo venerdì, può essere obiettiva? Era questo il mio problema nello scrivere questo pezzo.

Poi mi sono ricordato di una cosa che dice McKee nel suo Story. I critici cinematografici odiano le commedie perché sulle commedie non c'è niente da scrivere da "critico".
Se la commedia fa ridere, funziona.
Punto.

La commedia di Ivan sui problemi di un ragazzo che deve trovare il coraggio di fare coming out fa ridere?
Tanto.
E con intelligenza.
All'Adriano durante l'anteprima di martedì sono scattati tre applausi a scena aperta.
Quindi anche chi se ne frega dei critici.
Il film funziona alla grande e fa ridere di gusto!


E poi chi se ne frega anche di McKee, io di mestiere mica faccio il critico e dico la mia sugli aspetti tecnici.
Ivan si porta a casa un film non facile, la sua regia sottolinea lo splendido lavoro degli attori con equilibrio e di certo è molto sopra la media di altri prodotti del genere.
Fotografia buona, molto colorata, molto pop.
Attori molto, molto buoni. Nel cast tutti bravi e ruoli magari anche un tantino sopra le righe resi molto bene. Sceneggiatura scritta con sentimento, che si ingarbuglia giusto un po' nei passaggi sui flashback rendendo un po' confusionaria la prima parte.


In poche parole, che le recensioni lunghe servono solo ai film butti e i film belli vanno visti, fatevi un favore e fate un salto al cinema stasera.