16.9.13

Scappa! / cap. II

Scappa! è un racconto scritto da me e illustrato da Federico Rossi Edrighi.

E' pubblicato in due modi. Il primo è qua sul blog, serializzato a puntate, ogni lunedì mattina un capitolo nuovo per ventisei settimane (qui tutti i capitoli e gli approfondimenti).
L'altro è sugli store, da Amazon (per lettori kindle), a iTunes (iPhone e iPad), a UltimaBooks (in formato ePub, Mobi e PDF). Sugli store (qui la lista completa), il racconto è a pagamento ed è già disponibile per intero. In questo modo, se qualcuno se lo vuole leggere subito e/o offrirmi un caffè per averlo scritto, sa come e dove trovarlo. Chi invece vuole farmi compagnia per sei mesi qua sul blog e/o non ha la possibilità di comprarlo ma se lo vuole comunque leggere, deve solo avere un po' di pazienza.

Poi, un'avvertenza, Scappa! non è adatto a un pubblico infantile.

Detto questo, vi lascio al capitolo di oggi.

Buona lettura!

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- II -


Lo zoppo si appoggia a una sola stampella, ha un giaccone pesante e i lunghi jeans a campana diventano più scuri dove, fradici, strusciano a terra.
Le quattro frecce illuminano il corpo dell’uomo ma non il suo viso. La ragazza si volta a sbirciare. La figura dal passo altalenante si fa più prossima.
Avanza lenta e piega a sinistra.
Avanza e piega.
Avanza e piega.
Avanza e piega.
Ci mette un’eternità a coprire l’intera lunghezza dell’automobile.
La ragazza, al sicuro nell’abitacolo, si toglie le scarpe e cerca di scaldarsi i piedi mentre razionalizza la paura cieca di poco fa.
Ma uno storpio che cazzo ci fa sotto l’acqua a quest’ora? pensa e segue con lo sguardo l’uomo che la supera lentamente dirigendosi verso un portone. La tensione si scioglie con un brivido mentre la ragazza rovista nella borsa per trovare qualcosa con cui asciugarsi. S’è spaventata come una deficiente per nulla.
Lo storpio abita qui.
Niente di cui avere paura.
E poi, che cazzo di stupratore è uno zoppo? Me lo immagino a corrermi dietro... sorride.
La mezzaluna oscilla violentemente mentre l’uomo cerca di salire le scale che terminano nel portone. Tiene la stampella sotto il braccio con cui regge l'ombrello e strattona il mancorrente salendo un gradino alla volta.
Arriva al pianerottolo, si appoggia nuovamente alla stampella, incastra l’ombrello nell’incavo tra spalla e mento e cerca le chiavi in tasca al giaccone.
La ragazza osserva tutto, affascinata dalla difficoltà della manovra. Da sotto al sedile un lampo improvviso la distrae.
Pure il cellulare con la batteria scarica, di male in... aspetta un attimo! spalanca la portiera e corre sguazzando verso lo zoppo.
"Ehi! Ehi! Scusa!" dice disperata cercando di sovrastare il rumore della pioggia. L’uomo ha infilato le chiavi nella toppa e le lascia lì a penzolare mentre si volta.
"Scusa, io..." e la ragazza di colpo sta zitta.
È bello.
Di una bellezza da lasciare senza parole. Sorride un poco, ha gli occhi di un profondo che ipnotizza.
È... perfetto... mentre le chiede: "Sì? Posso aiutarti?"
La ragazza manda indietro i capelli bagnati: "Sì, ecco, ho la macchina in panne e il cellulare non prende ed è pure scarico e non è che mi presteresti un telefono per chiamare un carro attrezzi?"
Lo dice tutto d’un fiato, fradicia sotto la pioggia. Il seno bagnato brilla un poco sotto la luce tremula dei lampioni e la ragazza, inconsciamente, fa scivolare una mano a sistemare la gonna.
Il ragazzo ha pochi anni più di lei, sorride, la guarda tutta, la squadra forse un momento di troppo. Ma poi si volta con qualche difficoltà, apre la porta e le fa strada.
"Certo, figurati. Vieni pure."
La ragazza entra nell’androne del palazzo, finalmente all’asciutto. Il suo ospite ritira le chiavi e la pesante anta si richiude con un tonfo.
"Prego, da questa parte" dice e zoppicando la conduce verso la porta più lontana. L’androne è scuro, illuminato debolmente. Il pavimento reca evidenti tracce di polvere. La stampella fa un rumore metallico colpendo il piancito e l’eco si propaga per la tromba delle scale.
"Ma è tutto disabitato qui?"
"Meglio, no?" le risponde lui dandole le spalle.
La ragazza rallenta un po’ il passo. Non le è piaciuto il tono della risposta. Il ragazzo, facendo perno sul piede offeso, si volta e conclude: "Più spazio, meno affitto" e le fa l’occhiolino.
Lei si avvicina di nuovo e gli si ferma a fianco, di fronte a una porta scura. Lui dà una spinta e la porta si apre. È completamente buio e c’è un odore strano, come di cane e di chiuso.
Il ragazzo le sorride e dice: "Benvenuta."

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