23.1.13

[RiR] Django Unchained, ovvero l'importanza delle donne (in sala di montaggio) nel cinema


Django Unchained è l'ottavo film di Tarantino.
Il primo a non essere montato da Sally Menke, scomparsa nel 2010.
Per me, la recensione del film è tutta qui.
Ma capisco anche che detta così non si capisce poi tanto, quindi mi spiego un po' meglio.

Tarantino è uno sceneggiatore e un regista che ha segnato profondamente il cinema di questi anni. Con solo sette film ha stabilito un'eccellenza quanto meno sulla sceneggiatura cinematografica moderna. Ha usato il citazionismo come arma, ha riutilizzato cinematografie come l'orientale e l'italiana degli anni '70 aggiornandole, sfruttandone il linguaggio. Insomma, Tarantino può non piacere, ma è stara una macchina da cinema.

Che su Django, per la prima volta, s'inceppa.

La sceneggiatura c'è (per quanto sia in alcuni punti tra le sue più deboli), la regia c'è (per quanto siamo lontani da Pulp Fiction), le esplosioni di violenza gratuita ci sono (non come Kill Bill ma ci sono), ci sono ottimi attori (ma siamo lontani da Bastardi senza Gloria). Quindi Tarantino, in questo film, c'è . Ma è un Tarantino stanco, che gioca con i suoi giocattoli preferiti e che non ha più la potenza e l'impatto degli scorsi film. Che voglio dire, potrebbe anche non essere un male. Probabilmente questo Django potrebbe anche far avvicinare pubblico al cinema di Tarantino proprio perché meno estremo e quindi, in qualche modo, più semplice e godibile.

Che cavolo c'entra Sally Menke in questa recensione, allora? C'entra, perché il rapporto che aveva Tarantino con la sua Editor era come quelli che hanno reso Hollywood la mecca del cinema, con i registi che si sceglievano un montatore e se lo portavano per tutta la carriera, sapendo BENISSIMO quanto il loro successo derivasse da queste figure considerate minori dalla macchina pubblicitaria che ha creato il mito del cinema. La Menke rappresentava poi uno delle ultime Editor che hanno sempre rappresentato l'eccellenza Hollywoodiana. La leggenda vuole che le migliori montatrici degli States siano sempre state donne perché quando Hollywood divenne Hollywood, chi si occupava delle moviole analogiche fossero tutte signore, in quando una moviola è molto simile a una macchina da cucire e il montaggio alla fine è proprio questo, un taglia & cuci che poi è diventato un linguaggio. Dall'essere semplici operatrici esperte della "macchina moviola" a essere artefici del successo del film il passo è stato naturale e la Hollywood classica deve tantissimo a certe figure.

Tarantino ha quindi lavorato sempre e solo con Sally Menke. E molto del linguaggio di Tarantino è proprio della sua Editor. Si dice che spesso e volentieri Tarantino non fosse neanche in sala di montaggio con lei, ma che controllasse solo i giornalieri. Sul DVD di Bastardi senza Gloria c'è uno speciale, i Saluti a Sally, che esplicita bene che tipo di rapporto avessero. Tutto questo per dire quanto sia importate una figura del genere anche nell'economia del lavoro di un regista che accentra molto su di sé l'attenzione come Tarnatino.

Ora, se vi capita di rivedere Django e vi sembra un film più lento rispetto agli altri, con meno impatto, ecco, quello è in parte colpa del nuovo montatore. Che per carità il suo lavoro lo sa fare, ma ha ovviamente una sensibilità diversa e quindi il racconto cinematografico si è un po' modificato. Un esempio su tutti. La scena in cui Django segue gli schiavi di Candy fino alla residenza di quest'ultimo. Torniamo un paio di volte su Django che supera a cavallo gli altri. Ora, è così grave ripetere due volte uno shot identico a breve distanza l'uno dall'altro? No. Lo spettatore medio non se accorgerà mai, al massimo di domanda perché Django debba fare avanti e indietro su quella colonna, deve controllare qualcosa? O su quanto sia lunga questa colonna. Piccole cose che scivolano via ma che comunque cambiano la percezione che ha il pubblico sul ritmo del film. Questo tipo di scelta si riverbera su tutto la pellicola. Ci sono shot di reazione che il linguaggio degli altri film di Tarantino aveva asciugato, ne usava pochissimi. Ci sono tempi più lunghi per far succedere le cose. Tutto il film sembra in qualche modo dilatato. Ora, non voglio dire che sia tutta colpa di Fred Raskin, il montatore di Django, che se vedete nella sua filmografia ha fatto anche da assistente alla Menke per i due Kill Bill. E' ovvio che anche Tarantino sia sotto tono in questo film, anche perché il montaggio alla fine l'ha approvato lui. Ma in generale l'impressione che trasmette Django è di un regista un po' fuori fuoco. Stanco, appunto, tanto che in un paio di interviste ha già detto che sta meditando di ritirarsi.

Tirando le somme, alla fine Django non che sia un brutto film. E' però un film debole che dimostra quanto, se un film ci piace, a volte dare una sbirciata ai titoli di coda aiuta a capire meglio perché. O, in questo caso, perché ci lascia un po' delusi.

PS: aggiorno il post visto che, grazie anche alla piccola chiacchierata qua sotto con Michele Medda, sono usciti altri nomi importanti come quelli di Françoise Bonnot, Thelma Schoonmaker e Marcia Lucas (controllate pure la loro filmografia su IMDB e vi renderete quali e quanti film che avete amato dovete a queste signore).

E già che ci sto segnalo anche questo saggio proprio sull'argomento e questo video su Sally Menke.

17.1.13

Axel Ardan

Primo post dell'anno con la prima grossa novità editoriale per il 2013.

L'immagine che vedete qua sopra è per una serie che uscirà a puntate sui settimanali editi dall'Editoriale Aurea con una cadenza quindicinale (quindi la troverete serializzata una settimana sì e una no) a partire dalla primavera di quest'anno.
Ne avevo già parlato QUA, ma stavolta facciamo sul serio.

Si tratta di un grosso sforzo per me, che condivido con il co-autore della serie e creatore grafico, nonché autore delle illustrazioni di questo post, nonché autore di TUTTI gli episodi della serie, Fabrizio Galliccia.

Erano circa dieci anni io e Fabrizio volevamo collaborare su un progetto nostro e, per un motivo o per l'altro, le cose saltavano sempre. Fabrizio nel frattempo si è fatto le ossa sul fumetto per eccellenza in Italia, quello da edicola, su serie popolari come John Doe e The Secret (oltre a varie comparsate autoriali più da fiera del fumetto con Heavy Bone e con il collettivo di autori noto come Drawers 2.0).

Dieci anni insomma a provare a combinare qualcosa insieme, mentre entrambi crescevamo come autori su altri progetti. Così, quando finalmente ci è stata data la possibilità di presentare qualcosa in Aurea, ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo scritto e disegnato la nostra idea in cui credevamo tantissimo e ci siamo presentati a Enzo Marino sicuri del fatto nostro e con una serie che era una bomba.
Che Enzo ci ha bocciato subito (e a ragione, gli avevamo proposto una serie con tanti, troppi punti di contatti con un'altra che stavano già pubblicando. E col senno di poi, decisamente meno interessante).
Ma stranamente, quelli dell'Aurea si sono fidati di questi coppia d'autori, in cui uno parla troppo e l'altro troppo in romanesco (per fortuna che quelli dell'Aurea sono delle persone incredibilmente pazienti e  sono a Roma...) e così abbiamo cominciato a sviluppare un progetto che, pur accumulando ritardi su ritardi causa altri lavori di entrambi, alla fine si è concretizzato in una serie "alla Dago", ovvero episodi autoconclusivi ma tutti in continuity, realizzati sempre dagli stessi autori.

Che a dirla così sembra semplice ma vi posso assicurare che è una sfida continua e senza esclusione di colpi. La serie è un po' steam-punk (ma con l'elettricità al posto del vapore), un po' distopica, un po' John Carter, un po' cinema rivoluzionario russo, un po' (tanto) John McClane, un po' l'Eternauta, un po' Jules Verne, un po' cinema action anni '80, un po' Dago (ovviamente) e mille altre suggestioni che si sono concretizzate nelle immagini in anteprima sparse in questo post e negli altri che vi ho segnalati all'inizio.
Non so ancora quando uscirà di preciso visto che Fabrizio e io siamo al lavoro sugli episodi mese dopo mese ma, se i miei calcoli sono esatti, a primavera dovrebbe iniziare la serializzazione.

E già che ci sono e posso parlarne liberamente, voglio davvero ringraziare Enzo Marino e l'Aurea per questa possibilità che ci stanno dando e per la supervisione e i consigli durante tutta l'ideazione e la lavorazione della serie. Un progetto del genere in Italia in questo momento è un'occasione d'oro e Fabrizio ed io ce la stiamo davvero mettendo tutta per dare all'editore e ai lettori il nostro meglio.
Seguiranno post di aggiornamento sui lavori in corso e, una volta iniziata la serie, anche qualcosina di approfondimento rispetto al singolo episodio. E se ci riesco, anche dei contenuti speciali stile Harpun in cui racconteremo il metodo di lavoro dietro ai singoli episodi e le stranissime dinamiche di approvazione che abbiamo messo su per controllare ogni aspetto della lavorazione.
Perché tra revisioni incrociate saremo arrivati a sette-otto "approvazioni" per episodio, forse pure qualcosina di più...

11.1.13

Servizio di Avanspettacolo Pubblico


Non ho mai scritto di politica su questo blog. Non è una cosa che mi appassiona anche perché ogni volta che ho provato a fare dei test sull'orientamento politico finivo talmente fuori dalla mappa concettuale da risultare un anarchico. Giusto per dare un'idea delle mie posizioni un tantinello critiche su certi meccanismi di potere e sulla gestione della cosa pubblica.

Però parlo spesso di comunicazione e ieri, dopo anni in cui la mia TV serviva solo come schermo per il PC media center, ci  sono finito davanti per Servizio Pubblico e lo scontro tanto "atteso" tra Berlusconi e Santoro. E alla cosa ho partecipato anche in maniera social commentando sia su Twitter che Facebook in diretta. E' stato a suo modo divertente e avvilente allo stesso tempo. Perché non c'è niente da fare, l'Italia è un paese comunicativamente analfabeta e Berlusconi è lo specchio di un certo pensiero. Attenzione, non sto parlando di un pensiero politico. Sto parlando di un'abitudine a certi spettacoli e a un certo tipo di comunicazione che sono talmente connaturati nel tessuto sociale di questo paese anziano e televisivo da sembrare "normali".

Cosa è successo ieri a Servizio Pubblico? Si è parlato di politica? C'è stato un confronto sui contenuti? Berlusconi è stato fatto oggetto di un'intervista giornalistica?
No.
Non si è parlato di gestione della cosa pubblica o di idee e intenzioni in vista del voto. Santoro ci ha provato con scarsa convinzione ma il tutto si è comunque risolto in una grande bagarre, in una messinscena comunicativamente imbarazzante.

I momenti migliori sono stati Berlusconi che conta ancora i soldi che deve dare alla ex-moglie in lire (lo faceva mia nonna a negozio ed è un chiaro "appoggio" a una certa fascia anziana); i comunisti (l'invenzione del nemico come primo passaggio di ogni santa campagna personalistica); la pulizia della sedia su cui si era seduto Travaglio (con il classico schema "anche Travaglio ha dei processi", "Travaglio è come me! Siamo tutti uguali, e lui è un maestrino che fa l'ipocrita!". Cosa che ha smontato la parte più importante della domanda visto che si partiva dalla trattativa Stato-Mafia e dai processi per prostituzione minorile. Ha evitato la risposta attaccando la persona).

Berlusconi nei suoi discorsi si vanta dei suoi soldi, per poi dire che anche lui paga l'Imu e ne paga tanta! Berlusconi è di successo ma paga le tasse come noi poveracci. Berlusconi pare che non ha mai governato questa nazione perché è importante rifare la costituzione per dargli il potere di governare (lui che nell'ultima legislatura ha avuto la più ampia maggioranza mai vista in questa nazione). Berlusconi è l'adesso. Berlusconi si scambia di posto con Travaglio, usa prima la terza persona singolare su se stesso, usa la prima persona plurale. E puntuale arriva alla prima persona singolare. Lui, Noi, Io! Vecchissima scuola di retorica.

Lo spettacolo è stato a dir poco imbarazzante per un semplice fatto. Quell'uomo che si agita sulla sedia, ride, scambia frecciatine con Santoro, ha amministrato l'Italia in maniera pessima (a mio parere), è un personaggio moralmente ambiguo e sta chiedendo il voto alle persone per andare a fare un lavoro oggettivamente molto complesso.

Queste erano cose che gli si potevano rinfacciare? Certamente, ma ripeto, lo spettacolo ha le sue esigenze e quello di ieri non è stato giornalismo e non è stata politica.
E' stato avanspettacolo.
Una forma di intrattenimento così tanto connaturata nel sentire nazionale da venir percepita come gradevole anche se totalmente fuori contesto o con attori sul palco che hanno ricoperto ruoli istituzionali delicatissimi e hanno operato scelte di cui dovrebbero render conto.

Siamo un paese schiavo delle voci uniche. Siamo il paese che apre il TG con le parole del Papa, il rappresentate di uno stato estero che costantemente informa i cittadini italiani del proprio pensiero. Viviamo e ci informiamo con un sistema giornalistico in larga parte clientelare, soprattutto in TV. Una televisione nazionale così tanto influenzata dall'uomo che ieri urlava che l'ideologia comunista è il demonio (vi ricordate chi altri lo faceva e con quali scopi?) che ha dato un'impronta fortissima a quella che è la coscienza della comunicazione di questo paese. Puntando sempre al ribasso, tanto da far passare come accettabile lo spettacolo di ieri.

In molti dicono che Berlusconi è uscito vincitore dallo studio di Santoro. Non è così, quello spettacolo è stato fatto in due da due personaggi che vivono di quella comunicazione. Per chi alla TV ha sostituito Internet come primario mezzo di informazione come me è stato uno spettacolo a dir poco incredibile. Che oggi è rimbalzato su tutti gli strumenti di comunicazione di massa e persino su questo post per quanto è stato pervasivo.

Di fronte ai problemi così gravi dell'oggi, ieri la TV ha offerto avanspettacolo puro. Intrattenimento. Ed è questa la cosa che più mi stranisce, che a pochissimi, al di là delle proprie posizioni politiche, lo spettacolo di ieri sia sembrato un aberrazione. Che il problema non è se Santoro o Berlusconi sia sembrato vincitore, ma che quella messinscena sia accettabile da parte di un giornalista e di un politico, due persone che per ruolo e per scelta dovrebbero fare domande e dare risposte ai cittadini di questo paese.